Gennaio è, come da tradizione, tempo di bilanci. E fra quelli più attesi c’è ovviamente quello delle scommesse ippiche nel 2025, l’anno che ha segnato la cosiddetta “rivoluzione” del settore, con l’allineamento dei prelievi sulle scommesse ippiche a quota fissa a quelli dello sport. Un passaggio atteso da tempo e destinato a incidere in profondità sulle dinamiche del gioco.
Il risultato del mese di dicembre ha sostanzialmente confermato il trend positivo della raccolta a quota fissa: un incremento mensile del 14,65% che ha portato il dato complessivo annuo a +4,37%. Un risultato che va però letto tenendo conto dell’andamento disomogeneo dell’anno, visto che i primi mesi erano stati piuttosto deludenti e che la crescita si è concentrata soprattutto nella seconda metà della stagione, come si legge su Grande Ippica Italiana.
Passando al capitolo totalizzatori, dicembre mostra un lieve calo del totalizzatore “d’agenzia” e una leggera crescita di quello “nazionale”. Due dati che vanno necessariamente letti insieme, trattandosi di tipologie di accettazione alternative. Le giocate su vincente, accoppiata e trio delle corse dell’ippica nazionale confluiscono infatti nello stesso totalizzatore che raccoglie anche quarté e quinté. A fine anno il bilancio resta negativo: –1,12% per il totalizzatore tradizionale e –5,23% per quello nazionale, seppur con un recupero di circa due punti percentuali nella seconda parte della stagione.
Nel complesso, la raccolta totale delle scommesse ippiche nei dodici mesi appena trascorsi si è attestata poco sotto i 668 milioni di euro, contro i 649 milioni dell’anno precedente, con un incremento del 2,91%. Un risultato trainato quasi esclusivamente dalla quota fissa. Un dato forse inferiore alle aspettative iniziali, ma che può comunque essere letto in chiave positiva, considerando che i segnali di fondo restano incoraggianti.
Resta però il tema del comportamento dei bookmaker, che hanno approcciato la riforma dei prelievi con grande prudenza. Ancora oggi, in molti casi, si lavora “in difesa”, con percentuali di apertura sul vincente intorno al 140% e sui piazzati che arrivano spesso al 400%, con quote che migliorano solo in prossimità della corsa, ma restano quasi sempre ben oltre il 125% e spesso sopra il 130%. A questo si aggiungono, come segnalano molti giocatori, scoperture molto basse – soprattutto nel trotto – che di fatto impediscono di puntare cifre medio-alte. Il margine di miglioramento è dunque ampio, ma passa anche da un maggiore equilibrio delle corse, condizione necessaria perché i bookmaker possano distribuire le puntate su più cavalli e non concentrarle su uno o due favoriti.
Il lavoro, in ogni caso, è di lungo periodo ed è indispensabile per più ragioni. La prima riguarda il totalizzatore, che per funzionare ha bisogno di volumi elevati: il calo di interesse per l’ippica aveva portato a movimenti per corsa troppo ridotti. La seconda è strutturale: le aliquote di prelievo del totalizzatore, pensate per un mercato che non esiste più, non sono mai state adeguate alla realtà attuale. Oggi in Italia il prelievo sul vincente del totalizzatore tradizionale arriva al 25–27% e al 29% per l’ippica nazionale, contro il 15,05% della Francia. Ancora più marcate le differenze sulle giocate “esotiche”, dove in Italia si va dal 35% fino al 43%, mentre il PMU francese si ferma tra il 31% e il 35%.
Qualsiasi confronto serio andrebbe quindi fatto ipotizzando le aliquote future, nel momento in cui si potrà procedere all’unificazione dei due totalizzatori e alla riforma delle formule di gioco della TQQ. C’è poi una variabile psicologica non trascurabile: le scommesse sportive hanno ormai sdoganato il concetto di quota “fissa”, percepita dal giocatore come più trasparente e affidabile. Finché non si arriverà a una riforma complessiva dei giochi e delle scommesse, difficilmente il totalizzatore potrà tornare davvero attrattivo.
Da qui nasce anche il tema della riduzione della redditività legata allo spostamento verso la quota fissa e al calo del prelievo su questa tipologia. L’aliquota è scesa dal 5,27% al 2,05%, con proventi diminuiti da 2,19 milioni a meno di un milione. Un dato che va però letto insieme alla riduzione del GGR, sceso per effetto di vincite più elevate, dovute a quote migliori, abilità dei giocatori o semplice fortuna. Inoltre, l’abbassamento del prelievo sulla quota fissa è stato compensato dall’innalzamento di quello sulle scommesse virtuali, destinando parte dei maggiori introiti proprio a coprire la perdita. Una sorta di spostamento della tassazione da un comparto all’altro, che penalizza le virtuali, considerate la principale concorrenza per l’ippica reale. Non manca chi ipotizza che una parte di questi “extra-profitti” potrebbe essere reinvestita in promozione o sponsorizzazioni a favore dell’ippica.
Uno sguardo finale alla raccolta negli ippodromi. A dicembre spicca Pisa, che guida la classifica mensile con una raccolta media per corsa quasi doppia rispetto a Siracusa e Milano. Bene anche Palermo, Bologna e Roma, mentre altri impianti restano su livelli molto bassi. Dati che vanno comunque contestualizzati, perché influenzati da fattori come il calendario, la presenza di corse di rilievo, i giorni festivi e le condizioni climatiche. I confronti andrebbero fatti per tipologie omogenee di corse, distinguendo ad esempio trotto e galoppo o feriali e festivi.
Dicembre ha però confermato un elemento chiave: le corse più attrattive per il gioco sono quelle con 10–16 partenti, protagonisti di livello medio-alto e un buon equilibrio delle chance. Non a caso, gli handicap di galoppo hanno registrato volumi di gioco nettamente superiori, con alcune corse di vertice abbinate alla TQQ capaci di muovere circa 200mila euro. Un segnale che va nella direzione del lavoro che il Masaf sta portando avanti, anche attraverso il monitoraggio dei risultati, per arrivare a una programmazione più razionale e appetibile, in sinergia con le esigenze della selezione, soprattutto per i cavalli giovani.
Il quadro complessivo è quindi chiaro. In attesa della riforma globale, la situazione delle scommesse ippiche va letta in modo costruttivo. La crescita della quota fissa è un segnale positivo e ha trascinato anche i totalizzatori nella seconda parte dell’anno. I risultati in termini di incasso restano critici, ma esiste un “paracadute”. Il lavoro è solo all’inizio e dovrà coinvolgere tutti: istituzioni, ippodromi e concessionari. Tornare alle ricette del passato o inseguire scenari irrealistici sarebbe soltanto controproducente.







