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Scommesse. Cassazione: “Quando il titolare della licenza è temporaneamente assente può avvalersi di dipendenti sotto la sua personale direzione”

In: Diritto, Scommesse

31 marzo 2016 - 11:35


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(Jamma) “La rappresentanza, quando ammessa, si traduce nella sostituzione del rappresentante al rappresentato nello svolgimento di un’attività che quest’ultimo, per motivi diversi, non può esercitare (per la pluralità dei luoghi nei quali l’attività deve essere svolta e, quindi per l’impossibilità materiale di poter essere presente contemporaneamente in luoghi diversi; per assenza non momentanea). Ne consegue che quando il titolare dell’autorizzazione ( per la raccolta di scommesse ndr) sia in grado di svolgere ordinariamente l’attività, assicurando una presenza costante e stabile nel luogo in cui l’attività stessa deve essere esercitata, non deve ricorrere all’istituto della rappresentanza e, in caso di assenza temporanea dovuta a comuni esigenze, può avvalersi di dipendenti sotto la sua personale direzione”. E’ quanto ha stabilito la Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione chiamata a decidere sul ricorso presentato dalla Procura di Avellino contro il dissequestro disposto dal Tribunale del Riesame di una sala scommesse per la violazione dell’articolo 8 Tulps in relazione all’articolo 88 Tulps. Il tribunale del riesame aveva annullato il decreto di sequestro preventivo emesso dal Gip iper il reato di cui all’articolo 4 della legge n. 401 del 1989.

Avverso l’ordinanza, il procuratore aveva sollevato un unico motivo di impugnazione denunciando la violazione e l’erronea interpretazione dell’articolo 8 Tulps in relazione all’articolo 88 Tulps.

Il tribunale ha annullato il provvedimento oggetto di riesame sul rilievo che il titolare dfosse munito dell’autorizzazione di legge per svolgere l’attività di raccolta delle scommesse su giochi autorizzati dallo Stato e che un dipendente , sorpreso dalla polizia giudiziaria all’interno del locale aziendale a raccogliere le giocate dei privati avventori, non fosse altro che un dipendente del primo, con la conseguenza che quest’ultimo non dovesse essere munito delle autorizzazioni già regolarmente rilasciate in capo al datore di lavoro per l’esercizio dell’attività di raccolta.

Il procuratore ritiene infatti che il tribunale, in tal modo, avrebbe disatteso la disposizione di cui all’articolo 8 Tulps secondo la quale “le autorizzazioni di polizia sono personali: non possono in alcun modo essere trasmesse né dar luogo a rapporti di rappresentanza, salvi i casi espressamente preveduti dalla legge. Nei casi in cui è consentita la rappresentanza nell’esercizio di una autorizzazione di polizia, il rappresentante deve possedere i requisiti necessari per conseguire l’autorizzazione e ottenere l’approvazione dell’autorità di pubblica sicurezza che ha conceduta l’autorizzazione”. Ad avviso del pubblico ministero la ratio della disciplina in questione tende ad assicurare che tutti i soggetti impegnati nell’esercizio di particolari attività sottoposte al controllo di polizia devono possedere i requisiti minimi di professionalità e moralità che il rilascio della licenza di cui all’articolo 88 Tulps di fatto assicura, con la conseguenza che sussisterebbe, nel caso di specie, la violazione denunciata perché ogni contraria soluzione finirebbe con il porsi in contrasto insanabile con i principi cardine regolanti la materia delle autorizzazioni, quale quello secondo cui le licenze di esercizio pubblico, salve le condizioni particolari stabiliti dalla legge, devono essere negate a tutti coloro i quali hanno riportato alcuna delle condanne previste dagli articoli 11 e 92 R.D. 18 giugno 1931, n. 733.

Il rappresentante Tulps è dunque equiparabile ad un procuratore che agisce in nome e per conto del titolare o del legale rappresentante dell’impresa, sostituendolo stabilmente e dovendo perciò possedere i prescritti requisiti necessari per conseguire l’autorizzazione, tant’è che la sua nomina è soggetta all’approvazione da parte dell’autorità di pubblica sicurezza (art. 8, comma 2, Tulps). Perciò, la rappresentanza, quando ammessa, si traduce nella sostituzione del rappresentante al rappresentato nello svolgimento di un’attività che quest’ultimo, per motivi diversi, non può esercitare (per la pluralità dei luoghi nei quali l’attività deve essere svolta e, quindi per l’impossibilità materiale di poter essere presente contemporaneamente in luoghi diversi; per assenza non momentanea). Tesi non condivisa, evidentemente, dalla Corte di Cassazione.

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