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Perugia, IV Commissione approva odg Giaffreda (M5S) su progetti formativi nelle scuole per contrasto gioco d’azzardo

In: Politica

16 giugno 2016 - 16:16


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(Jamma) – Discusso e approvato all’unanimità dalla IV Commissione consiliare Cultura, nella seduta di ieri pomeriggio, l’odg del consigliere M5s Stefano Giaffreda che invita l’amministrazione a farsi promotrice presso i Dirigenti Scolastici delle Scuole secondarie di primo grado del Comune di Perugia di progetti volti a sensibilizzare gli studenti sul tema della ludopatia, nonché a suggerire ai Dirigenti Scolastici delle Scuole Secondarie di secondo grado, in linea con gli indirizzi regionali, di attivare, con il supporto di personalità esperte nel settore, percorsi educativi volti alla conoscenza dei rischi connessi al gioco d’azzardo sviluppando progetti didattici che contemplino anche un confronto con gli studenti.

 

Secondo i dati riportati da Giaffreda, il gioco d’azzardo ha visto negli ultimi anni in Italia un’espansione travolgente, trasversale a tutte le fasce d’età e condizioni socioeconomiche. Secondo la rilevazione IPSAD 2013-2014 è emerso come in Umbria le prevalenze del gioco d’azzardo nella popolazione generale (15-74enni) sono assimilabili a quelle nazionali. Si stima che nella nostra regione vi siano circa 10.000 giocatori problematici che dovrebbero essere raggiunti da iniziative di prevenzione o servizi di trattamento e dalle ultime rilevazioni risulta un incremento degli utenti in trattamento, dal 2013 al 2014 nelle 4 ex ASL Umbria, che vanno dal 18% al 110%.

 

Un recente studio dell’Istituto di Fisiologia clinica del Cnr –sempre secondo i dati riportati dal consigliere nella presentazione dell’atto- comparando i numeri regionali a quelli nazionali, ha reso noto che la media dei ragazzi tra i 15 e i 24 anni che in Umbria hanno provato slot machine e videolottery è del 63%, contro una media nazionale del 46 per cento. L’analisi ha evidenziato inoltre come in Umbria sarebbero circa 16 mila i baby-giocatori tra i 15 e i 19 anni che hanno giocato d’azzardo almeno una volta, con una percentuale del 58% tra gli uomini ed il 33% tra le donne.

 

Secondo il Report sulle dipendenze in Umbria 2014 pubblicato sul sito della Regione Umbria, il gioco preferito, sia in Italia, sia a livello regionale, è il gratta e vinci/lotto istantaneo. In Umbria seguono le scommesse sportive e altri giochi con le carte. Il luogo privilegiato per giocare soldi, sia a livello regionale sia nazionale, è il bar tabacchi; al secondo posto si trova l’abitazione propria o di amici, quindi le sale scommesse. Sempre secondo il citato Report regionale, oltre l’84% degli studenti umbri non presenta un profilo a rischio rispetto al gioco d’azzardo. Comunque, il 6,4 % degli studenti con profilo di gioco problematico corrispondono a circa 2.400 giovanissimi umbri, un dato da non sottovalutare nella strutturazione di servizi socio – sanitari.

 

A questi dati va aggiunta un’altra e più grave emergenza, ovvero l’usura sui minori: le somme per cui i ragazzi s’indebitano per videolottery e scommesse possono portare i giovanissimi scommettitori a diventare oggetto di ricatto, anche da parti di adulti.

 

La Regione Umbria, nell’ambito delle proprie competenze, ha adottato la legge regionale 21 novembre 2014, n. 21 “Norme per la prevenzione, il contrasto e la riduzione del rischio della dipendenza da gioco d’azzardo patologico”, che ha, tra sue finalità generali, la prevenzione, il contrasto e la riduzione del rischio della dipendenza da gioco d’azzardo. Tuttavia, ad oggi, la legge non ha ancora trovato compiuta attuazione, soprattutto sugli aspetti di informazione e formazione, nonostante la creazione di un apposito gruppo di lavoro in sede regionale e la creazione di un “numero verde regionale”. Ma è fondamentale a che i comuni e le aziende unità sanitarie locali, comprese le strutture private accreditate dalla Regione per l’erogazione dei servizi socio – sanitari resi nell’ambito dell’area delle dipendenze, così come le istituzioni scolastiche abbiano un ruolo attivo, peraltro riconosciuto dalla stessa legge regionale.

 

In particolare, le istituzioni educative posso avere un proprio ambito d’intervento che può essere molto efficace se è volto non tanto (e non solo) a demonizzare il fenomeno del gioco d’azzardo, ma finalizzato soprattutto a incrementare la conoscenza dei ragazzi in merito alle caratteristiche tipiche delle attività di gioco d’azzardo e delle sue conseguenze, fornendo loro una prospettiva più realistica e razionale. “Perché –ha concluso il proponente- se è importante la cura di coloro che già sono consapevoli di avere un problema, altrettanto importante è la prevenzione e l’educazione”.

 

In commissione sono intervenuti, insieme all’Assessore Wagué e alla dirigente Migliarini, la dott.ssa Angela Bravi per la Regione dell’Umbria, Luca Patoia, presidente regionale SAPAR Umbria (Associazione nazionale Servizi Apparecchi per le Pubbliche Attrazioni Ricreative), il dott. Riccardo Angeletti, Medico Psicoterapeuta e Presidente della SIIPAC Umbria, specializzato nella cura di persone con dipendenze non da sostanze e la dott.ssa Covino del Sert.

 

L’Assessore Wagué, nell’apprezzare l’odg, condividendone lo spirito, ha invitato a considerare anche l’intervento dell’ufficio scolastico regionale e ha fatto notare come già alcune scuole, nella loro autonomia, abbiano già avviato progetti in tal senso. “Tuttavia –ha precisato- è fondamentale un’azione mirata, con strumenti adeguati di cui dobbiamo dotarci, con il coinvolgimento di tutti i soggetti, istituzionali e non”. A conferma di quanto detto dall’Assessore, anche la dirigente Migliarini ha dato la piena disponibilità dell’ente a mettersi al tavolo, che “però non sia solo un tavolo di confronto ma operativo, perché si possano avere risultati immediati e positivi”.

 

La dott.ssa Bravi ha precisato le azioni che già sono state messe in campo sulla base della legge regionale, benchè i tempi si siano allungati rispetto al previsto. “Un primo ciclo di formazione del personale sanitario, dei comuni e dei volontari è stato fatto e si chiuderà il prossimo 17 giugno, un primo gradino per condividere linguaggi e metodologie. Dobbiamo fare un percorso per step successivi. Per la comunicazione è in uscita in questi giorni il capitolato per un contest creativo a cui possono partecipare scuole, università, agenzie, grafici, che si chiuderà in autunno e che sarà una prima occasione per far circolare idee per poi dar vita alla vera e propria campagna di comunicazione. Anche sulla prevenzione –ha concluso la dott.ssa Bravi- ci siamo mossi nell’ambito dell’educazione e prevenzione alla salute, ma bisogna ammettere che si è lavorato in maniera discontinua e non sempre con metodologie adeguate. E’ necessaria la collaborazione di tutti i soggetti per la realizzazione di un intervento diversificato ma continuativo a tutti i livelli della scuola, che comunque tenga anche conto della valutazione del lavoro svolto per verificarne la reale efficacia.”

 

Ad oggi, dunque, sono state avviate e programmate un’attività di formazione all’educazione socio-affettiva nelle scuole primarie, un programma diretto a verificare il consumo di sostanze collegate, quali alcol, tabacco e cannabis, per le scuole secondarie di primo grado e un’attività di peer education per le secondarie di secondo grado. Tutte attività che richiedono un’adeguata formazione degli insegnanti in primis e per questo, proprio in questi giorni Regione e Ufficio Scolastico regionale stanno per concludere un accordo quadro, da replicare a livello locale con i singoli istituti, superando i limiti dell’autonomia scolastica nel tentativo di dare vita ad un’azione più strutturata e diffusa.

 

Luca Patoia, Presidente regionale Sapar, l’associazione che rappresenta le aziende distributrici di giochi autorizzati dai Monopoli di Stato, ha sottolineato come la legge regionale dell’Umbria sia la più sensata in Italia sull’argomento. “Il gioco di stato è oggetto di una regolamentazione tra lo Stato, le Regioni e l’Anci per la disciplina nel pubblico esercizio, visto che dovranno essere proprio gli enti locali preposti al controllo. E’ fondamentale un’educazione al gioco, un percorso di prevenzione nelle scuole per far capire quali siano i rischi del gioco patologico, anche in considerazione dei dati recenti già detti, che peraltro non tengono conto dell’aumento elevato del gioco online che, nel 2015, è cresciuto del 38,8%”.

 

Dello stesso avviso anche il Dott. Angeletti, che ha sottolineato come il proibizionismo non abbia sortito gli effetti sperati, per cui diventa necessaria un’azione di prevenzione e di educazione ad un gioco sano. Le scuole sono luogo privilegiato dove svolgere questa attività perché è provato che i ragazzi non conoscono affatto o male le conseguenze del gioco patologico. Nel dibattito che è seguito, la capogruppo M5S Rosetti ha ribadito la necessità del coinvolgimento di tutti i soggetti, ma con una regia unica da parte della regione perché si possa arrivare a risultati concreti, che prevengano la patologia legata al gioco. Ha chiesto, quindi, ulteriori specificazioni rispetto alle tipologie di dipendenze a cui hanno risposto sia la dott.ssa Bravi che il dott. Angeletti.

 

Sostanzialmente, è comprovato che un consumo iniziale non continuativo può diventare via via compulsivo, fino a sfociare nella vera e propria dipendenza. Tuttavia, qualsiasi sia l’”addiction” (la dipendenza), sono tanti i fattori di cui tenere conto, quali la storia personale dl soggetto “addicted”, il contesto delle sue relazioni, quindi l’ambiente e l’oggetto della dipendenza, ovvero le caratteristiche dell’offerta. Se, infatti, l’intervento repressivo non è risolutivo, non sembra esserlo neanche un’offerta deregolamentata, ma piuttosto un’azione di prevenzione che tenga conto di tutti gli aspetti, con una risposta da parte di tutti i soggetti, integrata e multifunzionale.

 

A questo proposito, la dott.ssa Bravi ha anche portato i dati relativi alla spesa in Umbria per gioco di stato, che nel 2013 è stata pari a un miliardo e 37 milioni di euro, di cui una parte è tornata all’utente come vincita, per un netto complessivo di 237 milioni. A questi dati, come ha sottolineato Patoia, si vanno ad aggiungere i 19 miliardi di euro netti che nel 2015 ha incassato lo stato dal gioco.

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