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Norme contro il gioco d’azzardo, è guerra tra Comune di Verona e Regione Veneto

In: Politica

2 settembre 2016 - 13:19


comune verona

(Jamma) – È scontro aperto sull’asse Comune di Verona e Regione Veneto in merito al gioco d’azzardo e in particolare alle norme tese ad arginarlo e alla loro relativa attuazione. Nel mirino delle critiche mosse dall’Assessore scaligero Marco Ambrosini finisce direttamente il Consigliere in Regione Stefano Valdegamberi: “Alla Regione Veneto e ad alcuni suoi consiglieri sedicenti paladini del sociale e della famiglia come il consigliere di maggioranza Stefano Valdegamberi, che in più occasioni hanno accusato il Comune di Verona di non aver realizzato provvedimenti efficaci in questo senso, ricordiamo che proprio la Regione, ad oltre un anno dall’approvazione (27 aprile 2015), non ha dato attuazione alle norme contro il gioco d’azzardo, perdendo l’occasione di dimostrare un serio impegno nella lotta contro il dilagare di videolotterie e slot. Un esempio è il minacciato aumento dell’Irap per gli esercizi commerciali che comprendono tra le proprie attività anche slot e videolotterie, del quale non vi è traccia, mentre lo stesso aumento ha riguardato altre attività”.

 

Secondo quanto riportato in una nota dell’Assessore alle Attività Economiche, al contrario il Comune di Verona avrebbe già fatto diversi passi nel tentativo di porre un freno al dilagare del gioco d’azzardo, in particolare raccogliendo in soli venti giorni i dati ed emanando l’ordinanza per un’ulteriore limitazione degli orari, da 15 a 8 ore, per tutte le attività con slot e videolotterie, oltre a svolgere nel corso di sei mesi centinaia di controlli ed altrettanti verbali sanzionatori.

 

Ambrosini prosegue poi nel suo ragionamento attaccando frontalmente quello che giudica un atteggiamento ambiguo da parte della Giunta regionale: “Come amministratori ci chiediamo come sia possibile che lo Stato conceda la possibilità di regolamentare queste attività, che le Regioni emanino provvedimenti senza completa attuazione e che i Comuni, ultimo anello della catena degli enti istituzionali, siano lasciati soli nel tentativo di arginare questo pericoloso fenomeno attraverso ordinanze o regolamenti edilizi, che talvolta vengono impugnati nei tribunali amministrativi e civili dalle grandi lobby, con l’intento di fermare la loro azione di contrasto. Anche nel caso in cui i TAR rigettino le richieste di sospensiva delle nostre ordinanze, può capitare che il giudice civile sospenda le nostre sanzioni di blocco delle apparecchiature, cosa che rende i nostri provvedimenti praticamente inefficaci. Allo stesso tempo ci chiediamo anche che senso abbia approvare in Consiglio regionale norme di pura facciata la cui attuazione, come dichiara lo stesso assessore regionale al sociale Lanzarin, si sta dimostrando più difficile del previsto. Non è forse vendere fumo? Non è che anche la Regione, in particolare la maggioranza di Consiglio, intende dare un “colpo alla botte e uno al cerchio” emanando norme vuote che poi rimangono lettera morta perché non vengono approvate le relative delibere di Giunta che applicano quanto legiferato? Valdegamberi: se ci sei batti un colpo!”.

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