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Le imprese di gioco necessitano di una rappresentanza unica

In: Politica

10 marzo 2016 - 13:27


UNIONE

(Jamma) – Nella prima stesura del maxi-emendamento del governo sulla Stabilità 2016, relativamente alle definizioni delle caratteristiche dei punti di vendita ove si raccoglie gioco pubblico, e più precisamente nel comma in cui si attribuisce alla Conferenza unificata il compito di stabilire entro il 30 aprile i criteri per la distribuzione e concentrazione territoriale dei punti gioco “al fine di garantire i migliori livelli di sicurezza per la tutela della salute, dell’ordine pubblico e della pubblica fede dei giocatori e di prevenire il rischio di accesso dei minori di età” era previsto anche di tener conto delle realtà e delle necessità delle imprese coinvolte nella raccolta.
Successivamente, con un emendamento in Commissione, è stata tagliata la parte che si riferiva agli operatori. Questo accadimento, sfuggito forse ad alcuni, rappresenta chiaramente le convinzioni della politica e dei componenti della Conferenza unificata che si apprestano ad incontrarsi per deliberare sul tema. Secondo queste convinzioni i principi che tutelano la libera impresa sembrano in secondo ordine quanto si affronta la materia della raccolta dei giochi.

 
Non è certo una novità, questa convinzione è andata consolidandosi negli ultimi mesi con i provvedimenti territoriali per le limitazioni degli orari e delle attività dei punti di raccolta del gioco. Se è indiscutibile la natura particolare di questa forma di offerta, vi è anche la necessità di far comprendere che proprio per questo il gioco è proposto con Riserva dallo Stato. Un concetto che è chiaro agli operatori, non vuole comprenderlo invece l’opinione pubblica che continua con tenacia a promuovere azioni ostili nei confronti delle aziende impegnate nel gioco, anche contro quelle in regola con la loro posizione contributiva, che operando nella piena legalità offrono occupazione e producono ricchezza.

 
Questa premessa per ribadire, se mai ce ne fosse bisogno, che la percezione del settore non porterà buone nuove in sede di Conferenza unificata e tanto meno in Parlamento con le ultime iniziative di riordino per il settore. Le imprese italiane del gioco, purtroppo, negli ultimi anni hanno lavorato poco e male per migliorare l’impatto sociale delle loro attività.
Gli operatori si sono uniti in associazioni piccole e litigiose, ognuna delle quali con una propria specializzazione a tutela di un singolo anello del sistema pubblico trascurando proprio la necessità di difendere il sistema pubblico del gioco. In alcuni casi alcune singole realtà del sistema – costantemente in lotta tra loro – hanno fornito le motivazioni e gli strumenti più efficaci per le campagne di contrasto alle attività di gioco.

 
Qualche volta purtroppo la maleducazione e l’arroganza di imprenditori che confondono il loro diritto di fare impresa con l’obbligo per gli altri di accettarlo comunque e a prescindere, insieme ad una diffusa ignoranza del quadro normativo di riferimento e delle modalità di formazione delle norme del diritto, hanno causato danni incalcolabili al settore.
È mancata in questi mesi la capacità di diffondere un messaggio credibile, condiviso e in tutela di tutte le imprese impegnate nei giochi. Il risultato è stata e sarà una selezione naturale che, pur con alcune difficoltà iniziali, lascerà successivamente ampi spazi di mercato a quanti avranno saputo far valere i propri “muscoli” in questa fase.

 
Perderemo molte piccole aziende e forse il controllo del territorio, speriamo solo di non perdere l’offerta fisica dei giochi a vantaggio dell’offerta da remoto.
Si sente pertanto la necessità della costituzione di un soggetto unico quale strumento di rappresentanza del settore in grado di difendere tutte le opportunità possibili per le aziende associate, che siano operanti con gli apparecchi automatici, nel betting, con sale dedicate e Bingo, nella fornitura di servizi e prodotti utilizzati nella raccolta.

 
Di fronte a leggi considerate ostili si possono mettere in campo tutte le azioni legali possibili ma, come avviene sempre a conclusione di un lungo contenzioso con lo Stato, solo attraverso un mirato intervento di mediazione politica si può pervenire alla normalizzazione e ad una efficace regolamentazione.
Nei lavori di attuazione della legge di Stabilità 2016, una legge durissima per il settore, le associazioni di sembrano aver lasciato da sola l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli che, pur avendo già concretizzato record di operatività per una pubblica amministrazione, deve fare i conti quotidianamente con le critiche della politica, degli operatori e dei media in difesa di una attività che ha il compito di regolamentare non di difendere.

 
Le attuali dichiarazioni pubbliche delle diverse associazioni, costruttive o semplicemente polemiche, frequentemente non vengono comprese dalla società civile. Viene diffuso un messaggio che non incide, che risulta perdente di fronte alle dichiarazioni di una politica che lavora per ridurre l’offerta dell’azzardo e degli operatori che lo propongono.

 
In questo particolare momento la comunicazione delle singole priorità di settore dovrebbero essere ricondotte all’interno di un unico strumento di confronto e collaborazione, depurate, condivise e soltanto dopo rese alla stampa e alla società.
In questo modo è possibile confidare nella possibilità di mutare il trend disastroso che è in atto per le aziende del gioco pubblico.

 

Il sogno di portare tutte le sigle di rappresentanza del settore sotto un unico tetto non è certo originale ma sicuramente è una urgente necessità.
Sono state fatte delle prove in passato con adesioni in Confcommercio, in Confindustria. Da ultimo anche Confesercenti sembra disponibile a lavorare per un così difficile progetto. Speriamo che gli operatori questa volta riescano a fare di necessità virtù. m.b.

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