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Gioco d’azzardo, il grande equivoco. Franzoso (AsTro): “Le ordinanze sindacali non devono essere “inoppugnabili” ma “risolutrici” dei problemi”

In: Associazioni, Politica

22 febbraio 2016 - 17:39


Michele_Franzoso

(Jamma) – “Il più recente “scenario” di interventismo locale, sul fronte della riduzione dell’orario degli apparecchi da gioco lecito, è rappresentato dalla città di Verona e dai Comuni della relativa provincia, uniti nella iniziativa di contingentare l’orario di accensione degli apparecchi da gioco legale, tramite le ordinanze sindacali” scrive in una nota l’avvocato Michele Franzoso (Centro Studi AsTro).

 

“La recente dichiarazione del Sindaco di Verona in merito alla “inoppugnabilità” dei provvedimenti amministrativi, apre ad un dibattito che pretende di tracimare “la bontà della politica” nel diritto amministrativo, all’insegna della tesi “se l’ordinanza è legittima allora si è nel giusto”. Ciò rivela una gravissima debolezza della politica, e prima ancora del “pensiero politico” ispiratore dell’Amministrazione di un Territorio, per il quale “la legalità formale” non può essere il punto di arrivo dell’azione pubblica, semmai la mera “base” minimale. Ai sindaci, i cittadini non chiedono di fare provvedimenti “leciti”, che tali debbono sempre essere, a prescindere, bensì atti che siano idonei a risolvere quei problemi che dichiaratamente si è inteso affrontare con l’azione amministrativa” spiega Franzoso.

 

“Ciò che ai cittadini veronesi (e dei comuni limitrofi) dovrà essere spiegato, pertanto, non è la bravura delle avvocature interne delle Amministrazioni, ma le concrete previsioni di abbattimento del problema “ludopatia” che le ordinanze sindacali hanno l’ambizione di traguardare. Nello spiegare detta “previsione”, inoltre, si dovrà dare atto che ovunque si sia affermato il principio del gioco lecito “solo ad orari stabiliti” (distanziometro temporale), oppure “solo in luoghi stabiliti (distanziometro metrico), non è mai stata censita alcuna incidenza di “calo” della dipendenza da gioco. Nonostante siano oramai numerosi i territori in cui la vigenza di dette restrizioni sia “strutturata”, e quindi “prolungata” nel tempo, non vi è Ente locale (da Bolzano a Mazara del Vallo), che abbia reso noto una “diminuzione” del problema socio-sanitario collegato al gioco successivamente all’adozione delle restrizioni” prosegue l’avvocato.

 

“Ciò che è intuitivo, quindi, è smentito dalla realtà: la slot legale accesa 12-18 ore, produce determinati effetti negativi? restando accesa solo 8 ore li riduce? è questa la domanda a cui occorre saper rispondere, prima di vantare la “inoppugnabilità” del provvedimento. L’esperienza di Milano, Pavia, Bolzano, Genova, Padova, Bologna, ci rivela che nessuna struttura sanitaria di tali città censisce il “calo” dell’incidenza del G.A.P. dopo l’introduzione di limitazioni orarie di accensione delle slot lecite, in quanto esse generano solo una “migrazione” dell’utenza da ciò che è spento a ciò che resta acceso o accessibile (legale o illegale che sia), con aggravamento degli effetti socio-sanitari e aggravamento delle affezioni in corso” aggiunge l’avvocato Franzoso.

 

“La città di Verona vincerà al T.A.R. (forse), ma a perdere saranno i Veronesi, la cui Amministrazione, per affrontare un problema, si è affidata ad un percorso “intuitivo”, privo di conclamato riscontro positivo di efficacia, e già smentito in termini di idoneità da tante altre realtà cittadine e metropolitane. A perdere sarà il rapporto Stato – Enti Locali, che sicuramente non si evolverà in termini di collaborazione e miglior riparto delle risorse, visto che per “affrontare” un problema sanitario gli Enti locali decidono deliberatamente di ridurre le entrate erariali derivanti dal Gioco Legale, pur di adottare strumenti a conclamata inefficacia socio-sanitaria.

 

A perdere sarà il tessuto economico dei comuni del veronese, dal quale traslocheranno alcuni operatori virtuosi che con le poche ore a disposizione non coprono i costi di gestione degli apparecchi, per essere “rimpiazzati” da chi “di costi non ha proprio” perché non opera nel virtuosismo imprenditoriale. A perdere è la politica e con essa i cittadini tutti, che ogni giorno trovano conferma sul fatto che “non sono più loro” l’obiettivo di un percorso di tutela da parte di chi li amministra, bensì “il loro problema”, la strumentalizzazione del quale consente “a molti” di fare tante cose, ma “a nessuno” di risolverlo” conclude Franzoso.

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