Cerca nel sito
Facebook Twitter Youtube RSS
 

Bergamo, il sindaco Gori: “Risposta Stato a gioco d’azzardo inadeguata. L’online non va sopravvalutato, attenzione ai gratta e vinci”

In: Politica

31 agosto 2016 - 16:24


Giorgio Gori ala partenza della fiaccolata anti-corruzione per la campagna di Matteo Renzi alle primarie del Partito Democratico, Milano, 29 ottobre 2012.
ANSA/DANIELE MASCOLO

(Jamma) – “Secondo me non si parla abbastanza di gioco d’azzardo e il livello di risposta statale non è adeguato alla gravità del problema. Noi abbiamo cercato di documentare il fenomeno nel modo più puntuale possibile, anche per cercare di dare un supporto oggettivo e solido a scelte di regolamentazione che poi abbiamo fatto su scala comunale, ma che se non fossero state provviste di una base scientifica sufficientemente solida avrebbero potuto essere esposte facilmente a ricorsi come già accaduto in altri Comuni”.

 

Così il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, intervenendo martedì al dibattito sul gioco d’azzardo nell’ambito della Festa dell’Unità Milano Metropolitana. “Nella nostra provincia nel 2015 si sono spesi mediamente 1637 euro a persona per il gioco. Dato molto importante, ma inferiore a quello che riguarda la città di Bergamo, dove considerando anche la quota dell’online arriviamo sopra le 2500 euro a persona, circa 6000 euro a famiglia all’anno (2/4 persone). Si parla di una spesa di 1 miliardo e 800 milioni per la provincia e 300 milioni all’anno per la sola città.

 

Abbiamo documentato – prosegue il primo cittadino  – che esiste una correlazione chiarissima tra offerta e consumo di gioco. Nella provincia esistono 7885 slot o vlt (7,21 ogni 1000 abitanti), a cui si aggiungono 2100 luoghi dove si vendono gratta e vinci, dato del 2012, l’unico disponibile, oggi probabilmente la situazione è peggiorata. Non dimentichiamo che sono molte le persone che approcciano al gioco proprio partendo dai gratta e vinci. Abbiamo inoltre 131 luoghi di gioco (escludendo quelli che vendono le lotterie istantanee), 1 ogni 0,30 chilometri quadrati. Se questa è la diffusione, che è superiore a quella di Milano, della Lombardia e della media nazionale, non ci stupisce che nel 2015 a Bergamo il gioco sia cresciuto ancora, esattamente del 4,65%. Se è per questo crescono anche i dati delle persone che riconoscono di avere un problema e chiedono aiuto, in 10 anni il numero di persone che si sono rivolte al Sert è infatti passato da 28 a 228. Non dimentichiamoci, inoltre, che pur essendo il gioco vietato ai minori sono moltissimi quelli che se ne infischiano. Secondo una nostra ricerca sul territorio su 15mila ragazzi delle medie e superiori il 58% ha frequentazione con l’azzardo, il 15% gioca tutte le settimane e il 73% conosce un posto dove fanno giocare anche i minori. Per quel che riguarda il gioco online – aggiunge Gori – è un ambito più difficilmente controllabile e in crescita, ma non sopravvalutiamolo, i dati ci dicono che ogni euro speso online corrisponde a 10 spesi nel gioco fisico.

 

La nostra indagine, in sintesi, ha messo in risalto alcuni aspetti: oltre alla pericolosità del fenomeno che interessa soprattutto le fasce più deboli della popolazione, sia in termini sociali che anagrafici, in particolare giovani e anziani, è stata evidenziata una correlazione chiara tra livello di offerta e consumo. Oggi il gioco è sotto casa ed è accessibile a chiunque. Altro aspetto importante è dato dalla rilevanza dei gratta e vinci, un tema che non è entrato molto nel dibattito né nella regolamentazione regionale. La legge della Lombardia nel complesso è buona, ha posto un limite di 500 metri tra i nuovi luoghi di gioco e i quelli sensibili, ma purtroppo non è retroattiva, lascia quindi in vita slot e vlt già presenti fino alla scadenza delle concessioni. Inoltre non riguarda vlt e sale scommesse, le cui autorizzazioni non passano dai Comuni ma dalle Questure, le quali rilasciano spesso autorizzazioni senza rispettare i parametri della legge regionale. Inoltre non sono proprio considerati i gratta e vinci, mentre la ricerca fatta da noi dimostra che sono proprio questi il primo step verso la dipendenza e quindi devono essere inseriti nella regolamentazione. Altro aspetto evidenziato è che esistono i giocatori patologici, ma le vittime di questa situazione sono molte di più, sono i familiari, le mogli, i figli dimenticati a scuola, gli anziani non accuditi. La prima responsabilità di un sindaco deve essere verso queste persone, vittime dell’azzardo passivo.

 

Noi abbiamo fatto un regolamento tramite ordinanza, abbiamo posto divieti e obblighi e imposto una regolamentazione degli orari. I divieti oltre a quelli della Regione sono il divieto di gioco all’esterno dei locali, il divieto di gioco nei circoli privati, il divieto di esposizione delle vincite e il divieto ad aprire sale giochi a meno di 100 metri da bancomat, banche e negozi di compro oro. Abbiamo imposto l’obbligo ad esporre in grande, in quattro lingue, il divieto di gioco ai minori di 18 anni e l’autotest, tre domande che consentono a chiunque di capire autonomamente se ha un problema col gioco d’azzardo. Abbiamo poi disposto alcuni limiti di orario per tutti i giochi che spingono ad una esposizione compulsiva all’azzardo. Non abbiamo incluso il totocalcio, il lotto, il superenalotto, il bingo, quei giochi che hanno una cadenza discreta, che non ti danno la possibilità di giocare ogni 5 minuti. Tutti gli altri si, comprese le scommesse, che ormai sono anche su eventi virtuali quindi sono pericolose. Lo stimolo al gioco riteniamo possa essere arginato ponendo degli stop, dei break durante la giornata, dalle 7,30 alle 9,30 dalle 12 alle 14 e dalle 19 alle 21. Questo riattiva un meccanismo di scelta più consapevole e il giocatore dovrebbe non essere così trascinato dalla compulsività.

 

Siamo andati dritti nonostante la protesta degli operatori – conclude il sindaco di Bergamo -, ho la speranza che tutto questo possa dare dei risultati. Il discorso è molto limitato se si impongono restrizioni solo in un Comune, ma non è comunque ancora documentato che le persone si spingano in altri territori per continuare a giocare, monitoreremo la situazione per capire se quanto disposto è efficace o meno e se va corretto. Se a Roma ci guardassero con un po’ più di concretezza su questo problema ne trarremmo tutti beneficio. Il profitto economico che lo Stato trae dal gioco d’azzardo non giustifica in alcun modo la pervasività e l’insistenza dell’offerta che riscontriamo sui nostri territori, anche perchè produce le conseguenze negative di cui ho parlato. Lo stesso Stato sopporta costi per la cura di queste persone molto elevati, quindi non so neanche quanto sia poi conveniente. In ogni caso c’è una dimensione morale che pone problemi molto seri. Spero che dalla spinta di alcune Regioni e alcuni Comuni possa venire anche una motivazione per il nostro Governo per fare finalmente qualcosa di concreto per ridurre l’offerta di gioco legale nel nostro paese”.

Commenta su Facebook


Cars2_old_120x600
Realizzazione sito
Avvertenze Balduzzi