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Liquidità internazionale, più divertimento o solo più polli da spennare?

In: Poker, Poker Online

6 maggio 2016 - 08:45


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(Jamma) – Mentre sembra lontano un accordo tra Amministrazione centrale e amministrazioni locali circa l’orientamento da adottare nei prossimi bandi di gara per la raccolta del gioco land based, tra gli operatori si registrano grandi aspettative per il bando dell’online.

 

La fiducia su questo canale di raccolta trova conferma nei risultati dei primi quattro mesi del 2016. Anche grazie all’adozione diffusa di limitazioni locali per la raccolta fisica, infatti, la spesa degli italiani nel gioco online, comprendente poker (in modalità torneo e cash), casinò games e bingo, è cresciuta (209 milioni) del 22,5% rispetto ai 170,5 milioni dell’analogo periodo dello scorso anno.
Aumenta soprattutto la raccolta dei casinò games (+37%), passati dai 102 milioni di euro del 2015 ai 140 milioni del 2016. Cresce meno, del 21% (32,3 milioni contro i 26,7 milioni del 2015), il poker a torneo mentre il poker cash addirittura perde il 16,8% (da 32,1 a 26,7 milioni).
Ma il dato poco brillante del poker è attenuato per via delle speranze e dell’entusiasmo che ha generato l’approvazione della liquidità condivisa in Francia, dove il Senato ha dato via libera alla redazione di regole di condivisione con le altre nazioni europee della liquidità nel gioco.
Su questa novità, richiesta a gran voce da alcuni, forse è bene riflettere: porterà un incremento dell’appeal del gioco sui giocatori o sarà semplicemente una boccata d’ossigeno per un’offerta non più gradita?
Sul poker è stato detto di tutto, una massiccia operazione di propaganda avviata anni fa sulle pagine dei media più diffusi ha portato al consolidamento dell’idea che il gioco del Tris e della Scala Reale è un gioco di abilità. A dimostrazione di questo la fortuna, in termini di successo mediatico ed economico, che sono riusciti a raccogliere i tanti campioni diventati “personaggio immagine” delle diverse società che propongono il poker online.
In tanta parte del Diritto italiano, invece, il gioco del poker è ancora considerato un gioco d’azzardo e pertanto vietato.
Se, però, vogliano seguire la volontà moderna e considerare “preponderante” l’abilità ci chiediamo come si possa ancora pensare ad una diffusa partecipazione a questi giochi, in forma di torneo o altro, da parte del giocatore comune.
Di fronte al fiorire di tanti professionisti del poker, sempre più bravi e capaci di giocare contemporaneamente su più tavoli, come può illudersi di competere chi è capace di giocare in modo modesto su un solo tavolo?
Contro i campioni si può solo interpretare la figura del “pollo da spennare”. Si può provare una volta ma il divertimento e l’intrattenimento sono altra cosa.
Ci chiediamo allora se non era meglio il vecchio videopoker, che non aveva la presunzione di essere un gioco di abilità, che dava per scontato il concetto – poi divenuto familiare per tutti – della percentuale di retrocessione in vincita e pertanto proponeva delle probabilità di vincita a fronte di una puntata variabile e modesta rispetto quella che si può scommettere oggi nei giochi online.
Quindi, se la liquidità internazionale significherà solo consentire alle grandi multinazionali del gioco di rivolgersi ad un bacino di utenza più grande probabilmente non porterà i risultati sperati.
Potersi rivolgere a più utenti per accalappiare più polli da spennare può essere solo un rimedio temporaneo, per attrarre giocatori occorre altro.
Nel gioco – è importante ricordare – si può automatizzare, ottimizzare, limitare ma la condizione necessaria è far divertire, se il giocatore non si diverte non gioca più. m.b.

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