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Associazioni sportive e circoli culturali e ricreativi. La Cassazione interviene sulla materia della contabilità e decadenza dai benefici agevolativi fiscali

In: Poker

6 settembre 2016 - 09:10


burraco

(Jamma) – Negli ultimi anni, anche nel settore del gaming, vi è stata una proliferazione di Associazioni Sportive, anche affiliate al CONI, dedite in particolare alle diverse discipline, dagli scacchi, al burraco ed al poker sportivo, nonchè l’apertura di circoli ricreativi e culturali.

Sul tema, in particolare quanto al profilo della contabilità e delle verifiche fiscali, è intervenuta un’importante e recente Sentenza della Corte di Cassazione Sezione Tributaria.
La pronuncia conclude l’odissea giudiziaria di un contribuente del viterbese, titolare di associazione sportiva dilettantistica, che a far data dal lontano 2002 si è veduta applicare da parte dell’Agenzia delle Entrate di Viterbo la decadenza da tutti i benefici fiscali previsti per le Associazioni Sportive, con conseguente (e penalizzante) rettifica dei redditi. A base di tali misure, una verifica fiscale nella cui sede era stata contestata la mancata registrazione di ricavi derivanti dalla vendita di attrezzature sportive effettuata in favore di altra associazione ma sopratutto la violazione dell’art.25, comma 5, legge 133/99 in materia di tracciabilità di operazioni finanziarie, atteso che l’associazione avrebbe tenuto un conto corrente contemplante la annotazioni di operazioni prive dei requisiti richiesti (dati relativi al percipiente, al materiale ceduto, ecc.).
L’Associazioni, tramite i consulenti contabili, ha avanzato ricorso in Commissione Tributaria Provinciale di primo grado di Viterbo, vedendosi respingere il ricorso. Successivamente, impugnata la Sentenza di primo grado, la Commissione Tributaria Regionale ha confermato la stessa pronuncia, affermando la legittimità della decadenza dai benefici irrogata dall’Agenzia delle Entrate, con le conseguenti sanzioni, poichè il conto corrente gestito dall’Associazione non avrebbe consentito lo svolgimento dei necessari controlli e verifiche sulle relative operazioni, in violazione della normativa di legge.
L’Associazione Sportiva non si è perduta d’animo ed ha avanzato ricorso in Corte di Cassazione, Sezione Tributaria, sostenendo, in estrema sintesi, come la norma tributaria in questione non imponga la necessità di indicare in conto corrente il soggetto erogante, il percipiente e l’oggetto dell’operazione bancaria, ma essendo finalizzata esclusivamente a soddisfare lo scopo generale di poter ricostruire agevolmente, in occasione di normali controlli, le specifiche operazioni in ogni dettaglio. Situazione, questa, verificatasi in occasione del controllo effettuato dalla Guardia di Finanza che, sulla scorta dei dati offerti dalla Associazione Sportiva, aveva potuto in effetti ricostruire le diverse operazioni di conto corrente.
Il motivo di ricorso dedotto da contribuente è stato ritenuto fondato ed ammissibile da parte della Corte di Cassazione, che ascoltati i difensori in udienza ha così disatteso tutte le contestazioni opposte dall’Agenzia delle Entrate, rappresentata dall’Avvocatura di Stato. Sulla norma in contestazione, la Corte di Cassazione ha affermato che la letterale impostazione della norma prevede che gli emolumenti da corrispondere in favore degli enti associativi che godono del regime agevolativo di cui alla legge 398/91, siano effettuati tramite conti correnti bancari o postali a loro intestati ovvero secondo altre modalità idonee a consentire all’amministrazione finanziaria lo svolgimento di efficaci controlli, ma null’altro aggiunge ai fini della loro tracciabilità, sicchè i rilievi sollevati dal fisco risultano estranei al perimetro dispositivo e non sono ex se deducibili quale fonte di innesco dell’attività accertatrice se alla rilevata deficienza di essi non segua pure la dimostrazione del pregiudizio sofferto dall’attività di controllo, con conseguente onere, nel caso specifico non assolto, in capo all’Agenzia delle Entrate di dimostrare tale circostanza. La Corte di Cassazione, sul punto, ha anche richiamato documentazione proveniente dalla stessa Agenzia delle Entrate, offerta dalla difesa, rappresentata dall’avv.Marco Ripamonti del Foro di Viterbo, a sostegno delle proprie argomentazioni.
La Corte di Cassazione, decidendo anche nel merito e statuendo un importante principio in materia tributaria e fiscale, ha così accolto il ricorso e le ragioni dell’Associazione Sportiva ed ha condannato l’Agenzia delle Entrate al pagamento delle spese del giudizio.
L’avv. Marco Ripamonti si è dichiarato molto soddisfatto ed ha così commentato: “La Corte di Cassazione ha reso giustizia ribaltando ingiuste pronunce delle Commissioni Tributarie di primo e secondo grado che si erano appiattite su una applicazione di legge sbagliata e vessatoria da parte dell’Amministrazione che, correttamente, è stata quindi onerata anche delle spese di causa“.

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