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R.E.I., la principale novità a beneficio del settore

In: Personaggi

10 maggio 2016 - 11:36


gioacchini

Per la prima volta nel settore del gioco un raggruppamento di imprese ha scelto di utilizzare l’istituto giuridico del Contratto di Rete. Rete Egida Italia è la soluzione condivisa da importanti aziende del gioco per affrontare le nuove sfide del mercato concessorio.

 

 

 

Aggregazione, sinergie, gruppo, joint venture, tutti termini che in ogni riunione e in ogni incontro (anche istituzionale) tra rappresentanti di aziende di gestione vengono usati con regolarità. A volte abusati. Tanti ne parlano ma sono pochi coloro i quali hanno compiuto qualcosa di concreto. R.E.I. – Rete Egida Italia è tra questi. Nei primi giorni di ottobre del 2015, attraverso un nuovo modello giuridico del contratto di rete, mai utilizzato prima nel settore, un gruppo di aziende già in sintonia tra loro per il profondo legame di stima reciproca (alcune delle quali hanno condiviso il progetto Egida S.r.l) ha dato vita a questa realtà che si candida a recitare un ruolo da protagonista nel futuro mercato dei giochi (a prescindere dalle normative che usciranno). Una realtà che nasce in un momento di grande difficoltà economica per il Paese e in una fase storica particolarmente delicata per il settore dell’intrattenimento. L’aumentata complessità operativa, e la necessità di un recupero dell’efficienza, ai fini anche della copertura di nuovi costi quali quelli di struttura, di tecnologia e di consulenze ha infatti costituito un banco di prova non indifferente. Tante le aziende che hanno abbandonato il mercato e solo quelle imprese che sono riuscite a trasformarsi, divenendo anche più evolute e competitive, stanno perseguendo i propri obiettivi. E ancora oggi la gran parte di queste realtà si trova a far fronte alla necessità di imprimere una nuova svolta alle loro attività, per la crescente pressione esercitata dalla concorrenza (anche direttamente dai concessionari), per una fiscalità sempre più aggressiva nei confronti del settore e per gli ingenti investimenti necessari a cambiare il parco macchine in poco tempo. Inoltre, se il comparto del gioco viene attaccato su ogni fronte e non è difeso dallo Stato (nonostante sia il primo ad attingervi a piene mani con l’azione del fisco), è importante considerare l’opportunità di mettere a disposizione il know-how e gli investimenti compiuti. Lo scopo? Qualificare ulteriormente il ruolo di presidio del territorio del gestore sotto ogni punto di vista (assistenza, legalità, rapporti con l’esercente e con gli enti locali), rappresentare un soggetto serio e credibile e dalle altissime potenzialità e diversificare le attività delle imprese creando nuovi voci di ricavo in grado di riportare i conti economici in equilibrio.

Perché si è deciso di utilizzare il contratto di rete

L’istituto giuridico del contratto di rete è stato ritenuto ideale perché permette la creazione di un organismo unico che, facendosi forte della dimensione complessiva delle aziende partecipanti, possa lavorare per incrementare la capacità concorrenziale dei suoi membri, singolarmente e collettivamente. Questo istituto prevede il perseguimento di un programma condiviso, che riguardi sia la realizzazione di ciò che è necessario al raggiungimento degli obiettivi che la eventuale creazione di strutture condivise, se convenienti, fino alla possibilità dell’esercizio in comune di attività. Volendo dare una definizione più corretta possibile, il contratto di rete è l’accordo mediante il quale più imprenditori, pur rimanendo indipendenti, si impegnano a collaborare per la realizzazione di un programma comune fondato su obiettivi strategici condivisi, e che consente di crescere sia individualmente (ossia alla singola impresa) sia collettivamente (ossia all’insieme delle imprese partecipanti alla rete). Con tale formula aggregativa le imprese c.d. “retiste” si obbligano sulla base di un programma condiviso (il programma di rete) ad eseguire una serie di attività.

Cosa differenzia dagli altri tipi di aggregazione

L’attività del Consorzio è strumentale all’attività dei consorziati, ponendo in essere una funzione essenzialmente mutualistica. Mentre il Contratto di Rete permette l’esercizio in comune di attività non solo strumentali (caratteristica peculiare di questo istituto), ma strategiche per lo sviluppo delle imprese partecipanti. Il Consorzio, mediante l’organizzazione comune, disciplina o svolge una o più fasi delle rispettive imprese; la Rete, invece, può consentire lo svolgimento di un’attività economica comune, anche nuova, diversa ed autonoma. Il Consorzio mediante l’organizzazione comune, acquisisce beni e/o servizi strumentali, a condizioni più vantaggiose; la Rete può produrre beni o servizi da offrire a terzi con la possibilità di generare degli utili. Le Reti di Impresa, come elemento obbligatorio, prevedono la stesura di un programma specificando gli obiettivi principali da raggiungere e le modalità del loro conseguimento. Cosa che non accade per l’istituto del Consorzio.

Rispetto alla Associazione Temporanea di Imprese è da puntualizzare, invece, che le Ati nascono per partecipare a procedure ad evidenza pubblica per aggiudicazione di contratti pubblici per lavori/servizi; le Reti di Impresa invece attuano un programma di rete non legato a un momento contingente favorendo ed evolvendo i rapporti tra le imprese che ne fanno parte.

Infine, le Società Commerciali perseguono finalità proprie di mera natura reddituale ed economica mentre la Rete persegue obiettivi strategici comuni di crescita.

I vantaggi raggiunti con R.E.I.

Con R.E.I. i gestori hanno realizzato un’impresa al servizio delle imprese, un luogo dove radunare competenze interne ed esterne che garantiscano un’evoluzione continua permettendo alle aziende di restare sempre competitive sul mercato ed al passo con i tempi.

Con R.E.I. è stato possibile raggruppare sotto un’unica entità le eccellenze tra le aziende di gestione d’Italia, ottenere condizioni economiche e collaborazioni impossibili singolarmente, una reale protezione dalla concorrenza, sfruttare la rete commerciale di un concessionario che riconosce in R.E.I. le qualità/garanzie necessarie per fare sviluppo congiunto (in questo momento rappresentato da AGN), nonché distaccare i lavoratori dipendenti da un’impresa all’altra.

La filosofia che alimenta il network R.E.I.

La filosofia che accompagna la rete creata dai gestori nasce dalla consapevolezza che un patrimonio di aziende storiche con elevato spirito di impresa, senso profondo del gruppo ed esperienza faticosa e coraggiosa, maturata all’interno del mercato grazie a comprovate capacità imprenditoriali, non possa essere gettato al vento troppo facilmente. Al contrario, l’idea è che esso vada tutelato e, per quanto possibile, valorizzato. Lontano dall’essere una lobby, R.E.I. si colloca come un soggetto aggregatore di un insieme di aziende, che hanno radici nella tradizione italiana, con competenze consolidate e sempre pronte ad investire in innovazione e tecnologia. Chi sposa, dunque, la filosofia di R.E.I. è convinto, innanzitutto, dell’evoluzione del proprio ruolo di gestore del gioco lecito ed è profondamente legato ai valori della propria azienda. Inoltre è assolutamente cosciente di appartenere ad un sistema più ampio che richiama ad un puntuale gioco di squadra sia dal punto di vista professionale sia con il proprio territorio, di cui è sentinella e presidio. Ormai è assodato, il settore è al centro di un’attenzione particolare: per questo si è voluto creare una rete di operatori che consenta la messa in comune di conoscenze ed informazioni, pratica che conferisce al progetto maggiore autorevolezza, economica e sociale.

Perché aderire a R.E.I. significa cogliere la sfida di domani

17 aziende, oltre 600 dipendenti, 9.600 congegni gestiti sul territorio con un’attuale copertura in 10 regioni e 42 province italiane. R.E.I., il cui presidente onorario è Mario Negro, è tutto questo e non solo: raggruppa le aziende più attente e determinate a combattere l’illegalità diffusa nel comparto nonché il fenomeno della dipendenza patologica (i gestori R.E.I sono tra i primi in Italia ad organizzare i corsi di formazione per i propri collaboratori). Su tutto la volontà di dare credibilità ad un settore che, con le sue seimila aziende e i suoi circa centoventimila addetti, crea lavoro, occupazione e un importante gettito erariale. Fautore dell’iniziativa è stato Paolo Gioacchini, imprenditore nonché presidente dello stesso R.E.I. “Chi gestisce la propria impresa in maniera efficiente, seria ed innovativa – spiega – può sposare la causa di questa neo nata realtà. Per questo, abbiamo scelto di dotarci di una carta dei valori e di un identikit del socio (entrambi presenti sul sito reteegiditalia.it) che rappresentano la bussola cui fare costante riferimento per quanti vogliono operare nel mercato in maniera affidabile“. Stop, dunque, alle discriminazioni, ai pregiudizi e alle facili semplificazioni. In definitiva, gestire in modo controllato, legale e rigoroso il gioco lecito in Italia si può. E il primo network nato in questo settore sembra destinato a lasciare il segno anche al fine di tutelare l’intrattenimento ludico, divenendo garante del ruolo sociale dei gestori di apparecchi con vincita in denaro, installati nei pubblici esercizi.

La realtà di R.E.I. rappresenta, quindi, a tutti gli effetti un presidio del territorio dal punto di vista della legalità e del rapporto costante e aperto con le istituzioni locali. Così come è aperto e trasparente il dialogo nei confronti di quanti vogliono portare un valore aggiunto di rilievo per la categoria e per la stessa R.E.I. che se pur si presenta come un organismo pronto ad accogliere le istanze di tutti i soggetti coinvolti nella filiera, è tuttavia estremamente rigoroso nella selezione dei potenziali soci che decidono di sposarne la filosofia. Perché sono soprattutto il profilo etico nonché l’idea imprenditoriale a costituire alcuni dei requisiti essenziali, sulla base dei quali poter abbracciare il mondo di R.E.I..

Da Jamma Magazine 108

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