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Caro Servegnini l’ortodossia giornalistica può essere più imbarazzante della pubblicità sul gioco d’azzardo

In: Personaggi

12 maggio 2016 - 11:09


© Tardito Federico / Lapresse
19/05/2013 Torino (Torino)
XXVI Salone Internazionale del Libro Torino 2013
Nella foto: Beppe Severgnini

© Tardito Federico / Lapresse
19/05/2013 Turin Italy
XXVI International Book Fair Torino 2013
In the pic: Beppe Severgnini

(Jamma) Contiamo sempre meno. Con queste tre parole solo poche settimane fa il giornalista nonché noto personaggio televisivo Beppe Servegnini introduceva le sue preoccupazioni circa il mestiere che ha ‘scelto trentacinque anni fa’. Scomparsi i giornalisti, avvisa Servegnini, l’informazione arriverà da altre parti, “probabilmente, da chi ha qualcosa da venderci (un prodotto, un servizio, un partito, un’ossessione)”. “L’aumento esponenziale dei canali, la velocità dei mezzi, il fascino egocentrico dei social, la scarsità di tempo, la contrazione del giornale quotidiano, la fatica del palinsesto tv: tutto porta nella stessa direzione. Sul cartello c’è scritto: irrilevanza.

Un giornalista può scegliere: rassegnarsi o reagire. Alcuni — non pochi — mi sembra abbiano scelto la prima soluzione. Avanti come sempre, col linguaggio di sempre, con i colleghi e le consolazioni di sempre”. Bellissime parole, anche condivisibili, peccato provengano dallo stesso professionista che oggi scrive “dell’imbarazzante pubblicità del gioco d’azzardo” domandandosi perché viene permessa. “In Italia, che io sappia – scrive Servegnini – è vietato pubblicizzare armi, pornografia e superalcolici. La pubblicità delle scommesse, invece, è libera. «Coraggio, rovinatevi! È bellissimo»”.

E invece no, caro Servegnini. Se è vero che la pubblicità sul gioco è imbarazzante lo è altrettanto l’estrema approssimazione con la quale lei, il suo giornale e i suoi colleghi scrivono di cose che non conoscono. L’ortodossia giornastica viene espressa qui nelal sua forma peggiore: ricalcare temi e toni che garantiscono consensi tra i lettori senza verificare quanto viene riferito. Ma lei Servagnini questo lo fa abitualmente o è solo un caso?

Bastava dedicare qualche minuto al tema per scoprire che La legge di stabilità 2016 ha introdotto una serie una serie di divieti per la pubblicità del gioco, in attuazione dei principi previsti dalla Commissione europea . Si tratta di divieti che attengono il messaggio pubblicitario e il passaggio nelle trasmissioni radiofoniche e televisive generaliste dalle ore 7 alle ore 22 di ogni giorno, con esclusione dei media specializzati individuati con decreto ministeriale. In caso di inosservanza dei suddetti divieti sono previste delle sanzioni amministrative irrogate dall’AGCOM. E tutto questo il perfetta linea con quanto prevede la Commissione Europea .

Al ‘rischio giornalistico dell’irrilevanza’ non si sfugge solo trovando nuovi linguaggi, reagendo all’ortodossia giornalistica secondo cui c’è un solo modo di fare le cose o sperimentando.

Lo si fa soprattutto con la credibilità, evitando di scrivere cose che servono solo a ‘guadagnarsi ‘ i ‘mi piace’ facili e scontati, informandosi e coltivando la sana attività del dubbio.

Ieri il collega Gian Antonio Stella ha preso una bella cantonata sul ‘aumento del numero delle slot autorizzate’ (smentito dal un viceministro del Mef) oggi Servegnini ne spara un’altra. Comportamenti come questi non fanno altro che favorire proprio quello che lei teme, ovvero una informazione in mano a chi vuole venderci una ossessione: anche quella di una informazione distorta sul gioco. mc

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