ICE 2012. Sono 14.000 le Vlt Novomatic presenti sul mercato italianoICE 2012. ‘Probabilmente la migliore edizione che sia stata mai realizzata’ 'Fenomenale' il successo ottenuto da Inspired con le Vlt in Italia (Jamma) Novomatic, occupa per questa edizione dell'ICE 2012 il più grande stand dell'Earl Court. Ed è presso lo stand Novomatic che si è svolta la tradizionale conferenza di apertura fiera nella quale il direttore austriaco Jens Halle ha avuto modo di esprimere il suo parere in merito al trasferimento dell'Ice presso la sede dell'Excell: “Questa è l'ultima volta che Ice si terrà qui.
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Alla domanda dell’onorevole Marinello il Sottosegretario di Stato per l’economia e le finanze, Gianfranco Polillo ha dichiarato: “Il Governo condivide le considerazione di tipo etico che abbiamo sentito proprio
in questo momento e coglie tutta la differenza che intercorre tra l’ippica e l’altra gamma di giochi. Infatti – esplica il sottosegretario - mentre negli altri giochi siamo di fronte ad un vero e proprio artificio di tipo matematico computerizzato, nel caso dell’ippica, invece, c’è una struttura produttiva che lavora, che occupa persone, che si svolge in un contesto anche ambientale particolarmente favorevole”.
“Quindi, vorrei tranquillizzare l’interpellante. Non c’è nessuna ostilità del Governo nei confronti dell’ippica né tantomeno un’ostilità nei confronti degli emendamenti che sono stati presentati numerosi nel corso della nostra discussione. Tuttavia, all’origine di tutto questo c’è una difficoltà oggettiva che nasce dal tracciare quelle possibili soluzioni, che possano soddisfare i diversi interessi in gioco.
Da tempo è attiva una commissione, cui partecipano tutti i soggetti interessati, che sta facendo progressi in questi campi.
“In merito ai temi più specifici, volevo ricordare le caratteristiche del settore, partendo proprio dalla situazione del comparto, che è critica, come ha ricordato l’interpellante, ma si tratta di una crisi che non nasce oggi ma è in atto da diversi anni e corrisponde, come dicevo, a quel mutamento del costume che c’è stato negli italiani e che si riflette nella diversa domanda di giochi”.
“Già a partire dal 1999 – prosegue - il settore, in termini di raccolta di gioco ma anche di presenza degli spettatori negli ippodromi, era in declino, declino che si è accentuato specialmente a partire dal 2005. Quindi, di fronte a questi primi barlumi di crisi, l’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato aveva proposto modelli di finanziamento diversi da quello attualmente previsto, sollecitando modifiche alla disciplina dell’intero settore ippico, ovvero di specifiche situazioni, al fine di risolvere le criticità che lo affliggono. Ciò spiega perché c’è questo interesse nei confronti della commissione che si riunisce perché magari si trattasse soltanto di trasferire somme da un gioco ad un altro tipo di gioco, bisogna affrontare invece anche problemi di carattere più profondo”.
“Con riguardo ai cosiddetti « minimi garantiti » che dovevano essere corrisposti con regolarità all’Assi (ex Unire), l’Amministrazione, nel rilevare che le scelte sul tema, risalenti al 1999-2000, non sono in alcun modo ascrivibili alle responsabilità della stessa Amministrazione, riferisce di limitarsi a svolgere una mera funzione di « agente della riscossione » nei confronti dei concessionari. Questi ultimi, nondimeno, sono portatori di posizioni creditizie nei confronti dei Ministeri dell’economia e delle finanze e del Ministero delle politiche agricole, strutture concedenti le originarie concessioni tali da « azzerare » le presunte mancate entrate dell’ente di riferimento. Quanto alla canalizzazione del gioco ippico in un circuito « dedicato», si osserva che la rete distributiva del gioco, cioè quella dei concessionari, è frutto di apposite gare pubbliche che non hanno utilizzato pregresse reti esclusive di gioco ippico, anzi, al contrario, l’unico spezzone sopravvissuto per esclusive ed immotivate scelte del mondo ippico ha provocato una sentenza della Corte di Giustizia di condanna dello Stato italiano, ed oggi sono in
crisi solo perché le corse dei cavalli somministrate in Italia non sono, per la loro eccessiva numerosità e scarsa caratura tecnica, un evento ritenuto degno di scommesse e solo perché le possibilità di vincita dei giocatori sono basse per l’eccessiva onerosità della filiera. In tal modo l’Amministrazione ci dice, ma lo sapevamo anche noi, che non siamo in Inghilterra, siamo in Italia e quindi i gusti sono un po’ diversi.
Continua l’Amministrazione nel dire che al fine di rilanciare il gioco dell’ippica e quindi di rendere più appetibile il settore delle scommesse ippiche, si potrebbe intervenire sul cosiddetti pay out, ossia sulla quota parte della giocata da restituire al giocatore, aumentandola, perciò incidendo sulla remunerazione della filiera ovvero il prelievo a favore dell’ex Unire e dei concessionari. Quindi c’è un conflitto di interessi in un certo senso: fermo rimanendo che la fetta complessiva deve rimanere la stessa se cerchiamo di aumentare la quota a favore del consumatore per invogliarlo a giocare all’ippica dobbiamo ridurre quella destinata ai concessionari oppure all’Assi.
Un intervento di tal genere comporterebbe un aumento delle giocate con conseguente ulteriore aumento dei montepremi”.
Al contrario, se anziché aumentare il pay out si decidesse di diminuirlo, incrementando così la quota di prelievo a favore dell’ex Unire, Assi, e dei concessionari, si rischierebbe di paralizzare ancora di più il settore, che vede i termini della raccolta dei giochi a livelli minimi.
Comporre questo quadro è quanto mai difficile, ed è quello che si sta cercando di fare con questi incontri che si stanno succedendo.
Marinello. Responsabili del declino dell’ippica AAMS e i gestori
L’onorevole Giuseppe Francesco Maria Marinello non soddisfatto della spiegazione del sottosegretario apprezza però l’interesse dimostrato nei confronti del settore e di aver compreso una parte delle questioni sollevate.
“Però – dichiara Marinello - sottosegretario, nella risposta tecnica preparata per gli uffici, in particolare preparata da AAMS, vi è, praticamente, un presupposto non corrispondente a verità, perché se è vero, da un lato, che abbiamo assistito da alcuni anni a questa parte al declino delle scommesse ippiche, se non ci chiediamo perché si è verificato questo declino non riusciremo a trovare la soluzione.
Il declino si è determinato perché sono state autorizzate decine, centinaia di altri giochi e, quindi, poiché il numero di scommettitori operanti in un Paese, evidentemente, non è un numero che aumenta funzionalmente o esponenzialmente, tenendo presente della maggiore disponibilità di giochi presenti e offerti dal mercato, poiché il numero degli scommettitori è sempre quello, vi è stata una suddivisione.
Poi, è anche di tutta evidenza che i gestori che somministrano giochi trovano molto più conveniente avere a che fare con dei giochi che basano il tutto soltanto su un calcolo numerico che non, evidentemente, sul sistema tradizionale come quello dell’ippica, dove invece vi è una complessità di fattori che poi, alla fine determina il risultato. Quindi, vi è stato un declino che è stato favorito da questa dinamica e un declino che vede una parte principale, una parte importantissima, che ha come interlocutore fondamentale proprio il Ministero delle finanze, come si chiamava una volta o, comunque, il Ministero dell’economia e delle finanze, come lo chiamiamo adesso.
Le misure individuate in precedenza dal legislatore avevano il significato di misure compensative, cioè: cosa aveva pensato e intuito il legislatore, all’epoca? Poiché è accaduto questo, poiché sta accadendo questo, se, per nostre esigenze, per esigenza del mercato, o perché magari è più conveniente e più interessante per i gestori, e forse anche più interessante per l’AAMS, bisogna incrementare una determinata tipologia di giochi e si danneggiano altri settori, allora bisogna trovare delle misure compensative che possono riequilibrare il sistema. Invece, aver dimenticato questa parte e aver citato soltanto la premessa, mi sembra, così come fatto dalla risposta tecnica da lei testé letta, evidentemente, non una buona strada.
Detto assolutamente questo, e sono le ragioni fondamentali per cui noi non troviamo assolutamente condivisibile la sua risposta, potremmo allargare il nostro ragionamento su tante altre cose, come, ad esempio, sui canali televisivi, che prima o poi dovranno anche pagare agli allevatori e ai proprietari dei cavalli un diritto di immagine, perché è assolutamente scandaloso che questo sia uno dei pochi settori dove non esiste il cosiddetto diritto di immagine e, quindi, vorremmo cercare poi di introdurre anche altri principi, ma li introdurremo nel seguito dei nostri lavori.
Riteniamo che non vi sia più tempo da aspettare. Non voglio assolutamente delegittimare né i tavoli né le commissioni.
Oggi la situazione è gravissima. Concludo dandole una risposta da medico e utilizzando lo stesso paragone che ho fatto in un’assemblea proprio con degli allevatori di cavalli. Personalmente sono un medico, quando il paziente sta per morire, il medico, prima di fare la diagnosi o prima di porsi eventuali domande, deve fare una cosa: tentare di intubarlo. Se lo può intubare, bene, se non riesce ad intubarlo deve fare la tracheotomia. Se non fa questi due passaggi e perde il paziente, prima di capire se il paziente poteva essere salvato, oppure se era un incurabile o quant’altro, il medico dovrà rispondere di malpractice, dovrà rispondere del perché non ha effettuato queste pratiche fondamentali ancorché elementari.
La stessa cosa sta accadendo nell’ippica: è un paziente gravissimo che sta per morire, ammesso che non sia morto. Il Governo deve intubarlo e praticare la tracheotomia; conseguentemente, immediatamente intervenga, altrimenti sarete delegittimati dai fatti”.
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