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In Italia c’è veramente un problema di distanze

In: Mercato

14 luglio 2016 - 10:13


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(Jamma) – Dobbiamo ammetterlo, nella società italiana emerge un pericoloso problema di distanze, talmente grande che non si limita alla tanto discussa questione del gioco e della vicinanza dei punti di offerta dai luoghi sensibili.

Le distanze più vistose, quelle che preoccupano sono tra rappresentanti e rappresentati, tra amministratori e cittadini, soprattutto tra coloro che hanno costruito la propria immagine su campagne di impegno sociale a tutela di fasce di popolazione ritenute “da tutelare” e la realtà moderna.

Molti degli intellettuali di questo tempo, persone che in passato hanno contribuito alla crescita culturale del Paese, soffrono una crisi di visibilità quando affrontano i temi sui quali si sono formati e, sfruttando la loro immagine, cercando di intromettersi da protagonisti in nuovi fenomeni gonfiandoli opportunamente fino a farli sembrare “emergenza”, fino a rendere necessario l’introduzione di divieti, sollecitando indignati l’intervento pubblico e il sovvenzionamento per loro discutibili soluzioni di intervento, peraltro spesso nemmeno condivise.

 

 

Su questa spinta siamo talmente regrediti da arrivare a pensare che proibire potrà essere la soluzione normativa capace di portare i risultati sperati, ci hanno convinto che il peccato è il problema e non il peccatore. Una convinzione che avevano superato persino alcuni dei più illuminati intellettuali del medioevo.

 

 

Ma tornando all’offerta di gioco in questi giorni si consuma l’ennesima tragedia, col metro e con la fettuccia i migliori amministratori pubblici italiani sono impegnati nei lavori della Conferenza Unificata per definire norme di contrasto al gioco d’azzardo convinti che i punti fisici di raccolta e la slot, soprattutto, siano la causa principale del gioco d’azzardo patologico.

 

 

Proprio in questi giorni, invece, si sta rapidamente diffondendo una modalità di gioco (chissà se i nostri impegnati intellettuali conoscono Pokémon Go) che visualizza gli elementi di gioco sullo sfondo dell’ambiente che circonda il giocatore, per giocare non è richiesto un terminale specifico, è sufficiente uno smartphone.

 

 

Si tratta di una evoluzione tecnologica significativa per l’offerta dei giochi. Scaricando una app si accede, per ora, al gioco Nintendo evoluzione del Pokémon classico.

 

 

Nintendo è un marchio storico del coin-op, conosciutissimo nel mercato degli operatori di Newslot e nessuno può escludere che domani, dopo aver vietato l’offerta di gioco oggi regolamentata, questo settore non si organizzi per proporre una offerta di questo tipo, indipendente dal terminale e dalle distanze, con un prodotto che sfugge alla regolamentazione.

 

 

Pokémon Go è puro intrattenimento ma si paga per proseguire e per acquistare gli strumenti di gioco. In qualche modo è soggetto a imposta ma in Italia la regolamentazione fiscale per queste attività è tutta da definire. Chi può escludere allora che, come avvenuto nelle location fisiche, il Pokémon non verrà presto sostituito dal videopoker o da qualcosa di simile per l’offerta dell’azzardo?

 

 

Pokémon Go si basa su Google Maps e sullo schermo della fotocamera del telefonino visualizza le evoluzioni dei Rattata e dei Pidgey ma nel prossimo futuro potrebbe rappresentare le classiche tre ruote con ciliege e campane.

 

 

Forse queste osservazioni sono fantascienza ma i risultati del proibizionismo sono storia.

m.b.

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