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Lotto. Il Consiglio di Stato nega autorizzazione vendita ad agenzia ippiche : “ Necessario salvaguardare l’equilibrio del sistema”

In: Diritto, Lotto

26 febbraio 2016 - 13:03


lotto

(Jamma) Il Consiglio di Stato ha deciso di non accogliere il ricorso presentato da alcune agenzia ippiche contro il diniego di istanze di rilascio di un punto di raccolta del gioco del lotto da parte dell’ Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato . Proprio l’AAMS aveva chiesto il parere del Consiglio di Stato sul ricorso straordinario.
Le ricorrenti pur riconoscendo che la normativa nazionale vigente in materia di rilascio delle concessioni del gioco del lotto “è una chiara espressione di volontà del legislatore di riservare le suddette concessioni ad una determinata categoria di operatori economici, nello specifico i rivenditori di generi di monopolio” sostengono che tale normativa è in contrasto con la normativa e i principi sanciti dall’Unione europea in tema di concorrenza, libera prestazione dei servizi e non discriminazioni, dal momento che preclude di fatto ad altri soggetti interessati la possibilità e l’opportunità di accesso a detta attività economica.

 

Per il Consiglio di Stato “la lamentata discriminazione non pare assistita da alcun fondamento giuridico. Infatti, le rivendite di prodotti del tabacco costituiscono una rete di concessionari che, pur capillare nel territorio dello Stato, è soggetta al controllo dell’Amministrazione pubblica, sotto diversi punti di vista.
Tale peculiarità consente, quindi di perseguire proprio gli obiettivi che, come già detto, la giurisprudenza amministrativa pone a base della compatibilità della legislazione nazionale con diritto dell’Unione (limitazione delle occasioni di gioco, lotta alla criminalità, tutela del consumatore).
Sotto tale ottica, quindi, le argomentazioni dei ricorrenti risultano affette da insanabile contraddittorietà, laddove, in relazione a tali obiettivi, gli stessi avanzano, nella sostanza pretese che tenderebbero ad aumentare la rete di gioco relativa al lotto in modo esponenziale ed incontrollato.
Peraltro, come le stesse ricorrenti non hanno potuto esimersi dal precisare, esiste l’esigenza di salvaguardare l’equilibrio del sistema, essendo di tutta evidenza l’«inopportunità» di una estensione illimitata della rete a qualsivoglia soggetto richiedente, ed inoltre, svolgendo i rivenditori già altre attività affidate loro dallo Stato ed avendo licenze di esercizio rilasciate dalla scrivente Amministrazione, gli stessi potrebbero risultare più agevolmente controllabili.
A tale proposito, si ritiene doveroso precisare che i controlli sulle rivendite/ricevitorie, per verificarne la corretta gestione, non sono effettuati con «un sistema di tipo campionario», come erroneamente indicato nel ricorso de quo; gli stessi vengono, al contrario, svolti in modo capillare, né potrebbe essere diversamente anche al fine di assicurare il corretto versamento dei proventi erariali.
Il proporre, altresì, l’adozione di “nuovi criteri” “di tipo oggettivo/qualitativo” si appalesa quanto mai superfluo: il ritenere, infatti, i criteri attualmente in vigore idonei solo per la “parte di proprio interesse” (es. lotta alla criminalità) non sembra possa aderire allo spirito di libera concorrenza e non discriminazione, cui pur si ispira il presente ricorso.
Alla luce di quanto sopra esposto, si ritiene del tutto priva di fondamento l’istanza di rinvio pregiudiziale alla Corte dei Giustizia dell’Unione Europea sull’interpretazione delle norme del Trattato UE, non palesandosi un’effettiva incompatibilità tra il diritto nazionale e quello comunitario.
Ancor più ingiustificata appare la sollevata eccezione di incostituzionalità della normativa italiana in materia, in quanto la stessa non risulta motivata se non che richiamando, ancora una volta, il presunto contrasto con la normativa comunitaria”.

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