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Slot. Agenzia delle Entrate non avvia contraddittorio, Commissione Tributaria accoglie il ricorso di un gestore al quale erano stati richiesti 500 mila euro

In: Fisco

13 aprile 2016 - 13:51


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(Jamma) La Commissione Tributaria di Palermo ha accolto il ricorso proposto da una società palermitana, che si occupa di gestione di apparecchi e slot machine, che ha contestato l’avviso di accertamento con il quale l’Agenzia delle Entrate, basandosi sui dati forniti dai concessionari per conto dei quali la società operava (Lottomatica, SNAI ed altri), oltre che su una verifica fatta nei locali dell’impresa, aveva preteso il pagamento di maggiori imposte, sanzioni e interessi per oltre cinquecentomila euro.

La sentenza della Commissione  – presidente Giuseppe Caiozzo, relatore Giuseppe Costanza, componente Salvatore Caponetto – è dello scorso 8 aprile e le motivazioni sono state rese note lunedì.
L’avvocato tributarista Alessandro Dagnino (nella foto), legale della società che ha proposto il ricorso, aveva contestato all’Agenzia di avere emesso l’atto di accertamento senza avere correttamente assolto l’obbligo di avviare il contraddittorio preventivo con il contribuente, in violazione di quanto stabilito dalla più recente giurisprudenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione.
La Commissione Tributaria provinciale ha accolto la tesi dei ricorrenti osservando che “l’Agenzia delle entrate è obbligata a instaurare il contraddittorio endoprocedimentale in presenza di una specifica disposizione normativa che espressamente lo preveda, come nel caso di attività esterne presso i locali dell’attività del contribuente”.
Secondo i giudici palermitani il contraddittorio deve, inoltre, essere effettivo e pertanto l’Ufficio delle Entrate è obbligato a spiegare le ragioni per le quali non condivide le osservazioni formulate dal contribuente nel corso della verifica fiscale.
La Commissione ha osservato che “nel caso di specie” l’accertamento è stato emesso “senza che l’Ufficio tenesse in debita considerazione le osservazioni che il ricorrente aveva presentato il 2 dicembre 2014”.
“La sentenza – spiega l’avvocato Alessandro Dagnino – costituisce una della prime applicazioni delle più recenti decisioni della Corte di Cassazione in materia di contraddittorio tra Agenzia delle Entrate e contribuente. Si afferma l’importante principio per il quale l’Ufficio, prima di applicare il tributo, ha il dovere di ascoltare le ragioni del contribuente e, se non le condivide, deve indicarne espressamente le ragioni nell’avviso di accertamento. L’applicazione di questo principio – conclude Dagnino – è di particolare importanza perché rende il contribuente onesto meno esposto ad eventuali errori o pretese illegittime dell’Amministrazione finanziaria”.
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