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Scommesse. Commissione Tributaria del Lazio: “Centro Trasmissione Dati costituisce soggetto passivo d’Imposta Unica”

In: Fisco

9 febbraio 2016 - 16:26


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(Jamma) Il CTD, Centri Trasmissione Dati, che gestisce le scommesse ed invia i dati al bookmaker, costituisce soggetto passivo d’imposta ai sensi dell’art. 3 d. lgs.504/98 (“soggetti passivi sono coloro i quali gestiscono anche in concessione i concorsi pronostici e le scommesse”) come autenticamente interpretato dall’art. 1 co. 66 lett. b) della l. 220/2010, norma che ha specificato che, se l’attività è esercitata per conto terzi, il soggetto per conto del quale l’attività è esercitata è obbligato solidalmente al pagamento dell’imposta e delle relative sanzioni.
E’ quanto ha stabilito la Commissione Tributaria Regionale per il Lazio Sezione/Collegio 28 rigettando l’appello di una società contro un avviso di accertamento emesso, per l’anno 2007, in materia di Imposta Unica sui concorsi pronostici e sommesse, dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli Ufficio monopoli per il Lazio nei confronti di un centro trasmissione dati con il quale veniva richiesto il versamento di euro 45.426,69, oltre interessi per euro 7.653,14.

La Commissione rileva che “l’art. 401 della direttiva europea n. 2006/112/CE statuisce che non è vietato ad uno Stato membro mantenere o introdurre imposte sui giochi e sulle scommesse” e quindi rigetta anche “la richiesta di rinvio alla Corte di Giustizia relativa all’interpretazione dell’art. 1 co. 66, lett. b) della l. 220/2010. Sotto il profilo costituzionale è stata rigettata l’eccezione di incostituzionalità atteso che con sentenza 162/2008 la Corte Costituzionale ha affermato che “…il divieto della retroattività della legge….non è stato elevato a dignità costituzionale salvo per la materia penale….”.

Quanto alla questione di legittimità della norma la Commissione, al riguardo, evidenzia “ che il legislatore non ha limitato l’applicazione dell’imposta unica ai soli soggetti muniti di concessione e licenza di P.S., in quanto all’ art.3 del citato D. Lgs. 504/98 si afferma che i “soggetti passivi dell’imposta unica sono coloro che, anche in concessione, gestiscono concorsi pronostici e scommesse”. Appare chiaro ed innegabile il riferimento all’applicabilità dell’imposta a tutti coloro che, “anche in concessione”, quindi, anche senza concessione e, in definitiva, a qualsiasi titolo, esercitano tale attività.

Dunque, non importa a che titolo e con quale veste (di organizzatore, di tenitore del banco, di gestore, di ricevitore), non importa se in concessione o senza concessione, con licenza di P.S. o senza, ciò che conta è che chiunque effettua operazioni di raccolta di scommesse deve essere assoggettato alla normativa sull’imposta unica.
In altre parole, sarebbe contro ogni logica che coloro che, provvisti di regolare concessione rilasciata dall’ Amministrazione, siano considerati soggetti passivi dell’ imposta, mentre coloro che esercitano la stessa attività di raccolta di scommesse, senza concessione o autorizzazione, ne siano esenti, fruendo ingiustificatamente di un’agevolazione fiscale: ciò sarebbe gravemente lesivo del diritto di uguaglianza previsto dagli artt. 3, 41 e 53 della Costituzione. In sostanza, l’operatore (privo di concessione e autorizzazione), anche se svolge l’attività per conto di terzi, realizza o concorre a realizzare un’attività di scommesse e deve essere, sottoposto all’Imposta unica.
Né in ciò è ravvisabile una qualche illegittimità costituzionale – Infatti, il d.lgs. 504/98 (con particolare agli artt. 1 e 3) contiene norme meramente interpretative (ed è lo stesso legislatore ad evidenziarlo: /’art. 3 del d./gs 504/98 si interpreta nei senso che …) con la conseguenza che, a buon diritto, può essere affermata la sua applicazione retroattiva, senza alcun pregiudizio per i principi costituzionali.
Sul punto non sembra inutile ricordare la sentenza n. 162 del 07/05/2008, la Corte Costituzionale ha confermato il proprio costante orientamento in tema di interpretazione autentica secondo cui “non è decisivo verificare se ia,norma censurata abbia carattere effettivamente interpretativo (e sia perciò retroattiva) ovvero sia innovativa con efficacia retroattiva, infatti ii divieto di retroattività della legge – pur costituendo un fondamentale valore di civiltà giuridica e principio generale dell’ordinamento, con cui ii legislatore ordinario deve in principio attenersi – non è stato elevato a dignità costituzionale, salva perla materia penate, ia previsione dell’art. 25 della Costituzione”.”

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