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Agenzia Entrate: ‘reverse charge’ anche per le cessioni di console da gioco, tablet Pc, laptop e dispositivi a circuito integrato (microprocessori e unità centrali di elaborazione)

In: Fisco

26 maggio 2016 - 10:02


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(Jamma) – Dal 2 maggio di quest’anno, l’inversione contabile dell’Iva (reverse charge) si applica anche alle vendite di console da gioco, tablet Pc e laptop, nonché alle cessioni di dispositivi a circuito integrato, quali microprocessori e unità centrali di elaborazione, effettuate prima della loro installazione in prodotti destinati al consumatore finale. Il meccanismo prevede che il destinatario della cessione, se soggetto passivo d’imposta, sia obbligato all’assolvimento dell’Iva, in luogo del cedente.

 

Con la circolare n. 21/E di oggi, l’Agenzia fornisce chiarimenti sulle nuove disposizioni relative alle operazioni soggette al reverse charge, in tal modo rispondendo – in linea con la direttiva Iva comunitaria – all’esigenza di evitare e scoraggiare eventuali tentativi di frode e di semplificare la procedura di riscossione dell’imposta. Come funziona il meccanismo del reverse charge – L’istituto prevede che il venditore emetta fattura senza addebitare l’imposta con l’indicazione della norma che regola l’applicazione del reverse charge.

 

Dal canto suo, l’acquirente sarà tenuto ad integrare la fattura indicando l’aliquota e la relativa imposta e, allo stesso tempo, ad annotare il documento sia nel registro delle fatture emesse o dei corrispettivi sia nel registro degli acquisti. Le cessioni coinvolte – Le Entrate precisano che il reverse charge si applica per le sole cessioni di beni effettuate nella fase distributiva che precede il commercio al dettaglio. La novità interesserà le operazioni effettuate a partire dal 2 maggio 2016 e fino al 31 dicembre 2018.

 

Ambito oggettivo

 

La cessione di tali beni è soggetta al meccanismo dell’inversione contabile a partire dallo scorso 2 maggio in seguito alla modifica della normativa Iva operata dal Dlgs 24/2016. Tale innovazione si poggia sull’articolo 199-bis della direttiva Iva 2006/112/Ce che concede facoltà agli Stati membri, fino al 31 dicembre 2018 e per un periodo minimo di due anni, di stabilire che a essere tenuto al pagamento dell’imposta sul valore aggiunto sia il soggetto passivo nei cui confronti sono effettuate, tra l’altro, operazioni come le cessioni di console di gioco, tablet PC e laptop. Per effetto della modifica normativa, dunque, il meccanismo è adesso applicabile anche alle cessioni, territorialmente rilevanti in Italia, effettuate tra soggetti passivi, dei citati prodotti (l’ambito di applicazione del reverse charge in relazione alle cessioni di dispositivi a circuito integrato quali microprocessori e unità centrali di elaborazione è stato già oggetto di precisazione con la circolare 59/2010 e la risoluzione 36/2011).

 

Ambito soggettivo

 

L’applicazione del meccanismo comporta che il destinatario della cessione territorialmente rilevante, se soggetto passivo d’imposta, è obbligato all’assolvimento dell’imposta, in luogo del cedente. Il cessionario è obbligato all’assolvimento dell’imposta mediante reverse charge anche se non stabilito in Italia o avente stabile organizzazione in Italia. A tal fine, pertanto, sarà tenuto a identificarsi ai fini Iva in Italia, indipendentemente dalla presenza o meno di stabile organizzazione nel territorio dello Stato. Pertanto, il soggetto cedente dovrà emettere fattura senza addebito d’imposta, mentre il cessionario dovrà integrare la stessa con l’indicazione dell’aliquota e della relativa imposta e annotarla nel registro delle fatture emesse o in quello dei corrispettivi, entro il mese di ricevimento ovvero anche successivamente, ma comunque entro quindici giorni dal ricevimento e con riferimento al relativo mese. Lo stesso documento, ai fini della detrazione, va annotato anche nel registro degli acquisti.

 

Sono soggette all’inversione contabile soltanto le cessioni dei beni effettuate nella fase distributiva che precede il commercio al dettaglio. Viceversa, il sistema non trova applicazione per la fase del commercio al dettaglio, la cui attività è, di regola, caratterizzata da una frequenza tale da rendere particolarmente onerosa l’osservanza dell’applicazione del meccanismo.

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