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TAR Veneto: “limiti distanziometrici” solo con riguardo alle sale da gioco ed agli apparecchi da gioco

In: Diritto

12 settembre 2016 - 17:05


Benelli

(Jamma) – Un operatore, rappresentato e difeso dagli avvocati Cino Benelli e Gianluca Garbin, ha proposto ricorso presso il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto (Sezione Terza) per l’annullamento del provvedimento del comune di Venezia, avente ad oggetto l’esercizio dell’attività di sala scommesse in difformità da quanto disposto dal Regolamento Comunale Edilizio.

Quattro motivi per cui l’operatore ha contestato il provvedimento. Con il primo motivo di ricorso è stata denunciata violazione degli artt. 4 D.P.R. n.380/2001 e 7 D.Lgs n.267/2000, eccesso di potere per carenza o erronea valutazione dei presupposti, eccesso di potere per sviamento, illegittimità in via derivata e consequenziale, per essere l’art. 30 del Regolamento Edilizio illegittimo in quanto in contrasto con la normativa primaria, dal momento che “lo stesso contiene previsioni che non attengono né ad interessi di marca edilizia o urbanistica né a profili connessi alla salubrità dei fabbricati […]. A ben vedere, la disposizione in parola non concerne il governo del territorio e non persegue interessi connessi alla salubrità dei fabbricati, dovendosi per converso ricondurre all’ambito materiale della o delle ”, con conseguente illegittimità derivata del provvedimento comunale impugnato.
Con il secondo motivo di ricorso viene lamentata violazione degli artt. 41, 97, 117, comma 2, e 118 della Costituzione, violazione dell’art. 7, comma 10, del Decreto Legge n.158/2012, convertito con Legge n. 189/2012, violazione degli artt. 4 D.P.R. n.380/2001 e 7 D.Lgs n.267/2000, violazione dell’art. 20 della Legge Regionale n.6/2015, eccesso di potere per carenza o erronea valutazione dei presupposti, illegittimità in via derivata e consequenziale, per aver l’art. 30 del Regolamento Edilizio invaso la sfera di attribuzione spettante, in materia di tutela della salute, alla competenza legislativa concorrente di Stato e Regioni, in quanto sia dalla normativa statale (art.7, comma 10, D.L. n.158/12 convertito con Legge n.189/2012) sia dalla normativa regionale (art. 20 L.R. Veneto n.6/2015) si ricaverebbe la possibilità di disciplinare “limiti distanziometrici” solo con riguardo alle sale da gioco ed agli apparecchi da gioco di cui all’art. 110, comma 6, T.U.L.P.S., e non anche ai luoghi di raccolta delle scommesse ippiche e sportive.
Con il terzo motivo di ricorso il ricorrente ha lamentato violazione dell’art. 29 Legge Regionale n.11/2004, eccesso di potere per carenza o erronea valutazione dei presupposti, illegittimità in via derivata e consequenziale, per aver la Deliberazione Commissariale n.42/2015 erroneamente incluso le disposizioni della Parte Prima del Regolamento Edilizio nel regime di salvaguardia di cui all’art 29 della Legge Regionale n.11/2004, in quanto tali norme della Parte Prima del Regolamento Edilizio “non possono certamente dirsi […] ma anche perché non configuranti uno strumento di pianificazione urbanistica e territoriale ovvero una variante del medesimo”.
Con il quarto ed ultimo motivo di ricorso è stata denunciata violazione dell’art. 7 L.n.241/90, eccesso di potere per carenza di istruttoria, per essere stata omessa la comunicazione di avvio del procedimento amministrativo e senza che siano state indicate le ragioni di celerità ed urgenza che ne potevano giustificare l’omissione.

 
Si sono costituiti in giudizio il Comune di Venezia ed il Ministero dell’Interno chiedendo entrambi il rigetto del ricorso.
Per il Tribunale risulta manifestamente fondato il secondo motivo di ricorso “nei limiti che ora si espongono.
L’art. 20 della Legge Regionale n.6/2015 conferisce ai Comuni il potere di individuare la distanza minima che le “nuove sale giochi” o la “nuova collocazione di apparecchi per il gioco d’azzardo” devono rispettare con riguardo a determinati luoghi sensibili, la cui concreta individuazione è demandata all’Ente comunale.
Allo stesso modo l’art. 7, comma 10, del D.L. n.158/2012, convertito con Legge n.189/2012, nel prevedere la pianificazione di “forme di progressiva ricollocazione dei punti della rete fisica di raccolta del gioco” fa riferimento agli apparecchi “di cui all’art. 110, comma 6, lett.a) del testo unico di cui al regio decreto n.773 del 1931”, ovvero le cd. slot machine.
In applicazione delle superiori disposizioni legislative, l’art. 30 del Regolamento Edilizio adottato con Delibera n.42 del 2 aprile 2015 dal Commissario straordinario del Comune di Venezia, impone il rispetto della distanza minima di 500 metri da determinati luoghi sensibili (individuati dal medesimo art. 30) nei confronti delle “sale pubbliche da gioco” e degli “apparecchi per il gioco d’azzardo lecito”.
In nessun punto dell’articolato legislativo, né in alcun punto della disposizione regolamentare del Comune di Venezia, si fa riferimento ai luoghi di raccolta delle scommesse ippiche o sportive, né è possibile, in via interpretativa, ricomprendere tale tipologia di gioco (concernente le scommesse ippiche o sportive) nella nozione di “sale pubbliche da gioco”, a ciò ostando il divieto di interpretazione estensiva ed anzi il dovere per l’interprete di applicare le disposizioni recanti divieti, restrizioni, oneri o condizioni all’accesso ed all’esercizio delle attività economiche “in senso tassativo, restrittivo e ragionevolmente proporzionato alle perseguite finalità di interesse pubblico generale” ai sensi dell’art. 1, comma 2, D.L. n.1/2012, convertito con Legge n.27/2012.
Inoltre, che le sale da gioco non possano essere equiparate sic et simpliciter, ai fini della tutela della salute, ai punti di raccolta delle scommesse ippiche e sportive, è già stato condivisibilmente evidenziato dalla giurisprudenza amministrativa, che ha già avuto modo di precisare come: “gli apparecchi presi in considerazione dalla deliberazione regionale in esame (tra cui, in particolare, slot machine e videolottery) paiono i più insidiosi nell’ambito del fenomeno della ludopatia, in quanto, a differenza dei terminali per la raccolta delle scommesse, implicano un contatto diretto ed esclusivo tra l’utente e la macchina, senza alcuna intermediazione umana volta a disincentivare, per un normale meccanismo psicologico legato al senso del pudore, l’ossessione del gioco, specie nella fase iniziale del processo di dipendenza patologica” (TAR Lombardia-Milano, Sezione I, Sentenza n.1570/2015).
Non è, pertanto, possibile interpretare il divieto di cui all’art. 30 del Regolamento Edilizio de quo come comprendente anche i centri di raccolta delle scommesse ippiche e sportive, dovendosi, al contrario, fornire una interpretazione tassativa e restrittiva del testo normativo, concernente unicamente le sale pubbliche da gioco e gli apparecchi per il gioco d’azzardo lecito.
Di conseguenza l’operatore, essendo autorizzato all’esercizio dell’attività di raccolta delle scommesse ippiche e sportive per conto del concessionario dello Stato, non rientra nel campo di applicazione del divieto di cui all’art. 30 del Regolamento Edilizio del Comune di Venezia, adottato con Delibera n.42 del 2 aprile 2015 e, pertanto, è illegittimo e deve essere annullato il provvedimento del Comune di Venezia (che ha diffidato il ricorrente ad esercitare l’attività di raccolta delle scommesse ippiche e sportive – di cui alla licenza rilasciata dalla Questura di Venezia- in difformità a quanto disposto dall’art. 30 del citato Regolamento Edilizio).
In conclusione il secondo motivo di ricorso deve essere accolto nel senso sopra precisato, assorbiti gli altri motivi di ricorso, con conseguente annullamento del provvedimento del Comune di Venezia prot. n.2016/255121 del 27 maggio 2016″.
Le spese di questo processo – secono il giudice –  devono essere poste a carico del solo Comune di Venezia.

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