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Corte di Giustizia Eu su gioco d’azzardo: “Le restrizioni sono giustificate dall’obiettivo della normativa e dagli effetti successivi alla sua adozione”

In: Apparecchi Intrattenimento, Diritto

4 luglio 2016 - 16:26


Corte eu

(Jamma) “In sede di esame della proporzionalità di una normativa nazionale restrittiva nel settore dei giochi d’azzardo, occorre fondarsi non solo sull’obiettivo di tale normativa, così come appariva al momento della sua adozione, ma anche sugli effetti di detta normativa, valutati successivamente alla sua adozione”.

Così si sono espressi i Giudici della Corte di Giustizia europea chiamati a stabilire se in Giudice nazionale, in sede di esame della proporzionalità di una normativa nazionale restrittiva nel settore dei giochi d’azzardo, debba fondarsi non solo sull’obiettivo perseguito da tale normativa, così come appariva al momento della sua adozione, ma anche sugli effetti di detta normativa, valutati successivamente alla sua adozione, i quali devono essere accertati inconfutabilmente in via empirica.

La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’articolo 56 Trattato europeo, quello sulla libertà di stabilimento e libera prestazione dei servizi. La domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia tra la Admiral Casinos & Entertainment AG e la Balmatic Handelsgesellschaft mbH e la Suayip Polat KG in merito alla domanda di azione inibitoria per la gestione illegale di apparecchi automatici da gioco in Austria.

La Admiral Casinos, società di diritto austriaco, è titolare, nel Land della Bassa Austria, di una licenza per la gestione, mediante apparecchi automatici, di giochi d’azzardo sotto forma di lotteria.

I convenuti al procedimento principale sono società e persone fisiche che gestiscono bar e stazioni di servizio situati nel Land della Bassa Austria, all’interno dei quali sono installati tali apparecchi.I gestori di tali apparecchi sono due società, che hanno la loro sede rispettivamente in Repubblica ceca e in Slovacchia, alle quali i convenuti di cui al procedimento principale hanno concesso, dietro pagamento, il diritto di installare gli apparecchi automatici da gioco nei loro locali. I convenuti non hanno alcuna licenza, in Austria, per la gestione, mediante apparecchi automatici, di giochi d’azzardo sotto forma di lotteria.

Con i ricorsi proposti dinanzi ad un Tribunale nazionale l’Admiral Casinos chiede che sia ordinato di cessare la gestione o di concedere la gestione degli apparecchi automatici da gioco, posto che costoro non possiedono le autorizzazioni amministrative necessarie a tal fine.

Le società di gestione affermano, in sostanza, che la loro attività è legale, in quanto la norma che garantisce il monopolio di Stato dei giochi d’azzardo è risultata essere contraria al diritto dell’Unione, in particolare all’articolo 56 TFUE relativo alla libera prestazione dei servizi.

Dalla decisione di rinvio emerge che Tribunale regionale di Wiener Neustadt condivide la giurisprudenza delle tre giurisdizioni supreme austriache secondo la quale, alla luce della sentenza del 30 aprile 2014, Pfleger e a. (C‑390/12, EU:C:2014:281), la legge federale sul gioco d’azzardo è compatibile con l’articolo 56 TFUE, atteso che tale legge risponde all’evidente preoccupazione del legislatore di far diminuire i giochi d’azzardo e di limitarne l’attività criminale che ne deriva.

Il giudice che ha chiesto ai giudici europei di pronunciarsi non condivide, tuttavia, l’interpretazione elaborata dalla Corte suprema austriaca secondo cui la valutazione della proporzionalità della normativa nazionale dovrebbe basarsi sull’evoluzione osservata nel settore dei giochi d’azzardo a partire dall’adozione della normativa medesima.

Secondo il giudice del rinvio, vi sono diversi fattori difficilmente valutabili che potrebbero influire sugli effetti di detta normativa, successivamente alla sua adozione, quali la crescita demografica, la situazione economica, l’immigrazione, ecc. Esso sostiene che la conformità al diritto dell’Unione accertata al momento dell’adozione di tale normativa dalle giurisdizioni supreme non dovrebbe essere rimessa in discussione in un secondo momento da una valutazione ex post delle evoluzioni sopravvenute dopo tale adozione.

Il giudice nutre dei dubbi, in particolare, sull’interpretazione che occorre dare al termine tedesco «tatsächlich» («genuinely» nella versione in lingua inglese e «véritablement» nella versione in lingua francese), che appare al punto 56 della sentenza del 30 aprile 2014, Pfleger e a. (C‑390/12, EU:C:2014:281), secondo cui l’articolo 56 TFUE deve essere interpretato nel senso che esso osta a una normativa nazionale, se essa non risponde effettivamente alla preoccupazione di ridurre le occasioni di gioco ovvero di contrastare le attività criminali connesse allo stesso in maniera coerente e sistematica. Il giudice del rinvio si chiede, dunque, se tale termine debba essere interpretato nel senso che esso conferma l’interpretazione data dall’Oberster Gerichtshof (Corte suprema), secondo cui sarebbe necessario valutare non solo gli obiettivi della normativa di cui al procedimento principale, ma anche i suoi effetti, che devono essere accertati inconfutabilmente in via empirica, nel quadro di una valutazione ex post della proporzionalità.

Per i giudici Eu i giudici nazionali non hanno egole esplicite su come devono determinare l’idoneità delle misure restrittive per la protezione del giocatore. Va insomma promossa la libera valutazione delle prove per verificare se le misure restrittive sono adeguate a garantire la tutela del giocatore.

 

Scarica la sentenza a questo link

 

 

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