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Cassazione. Scommesse, per l’intermediazione risulta congruo l’arresto a titolo di sanzione

In: Diritto

9 giugno 2016 - 12:58


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(Jamma) “Nessun dubbio può sorgere per quanto concerne la sanzione penale applicabile considerato che se è vero che a seguito delle modifiche introdotte all’art. 4 L. n. 401 del 1989 dalla L. n. 388 del 2000 si tratta di sanzioni variegate, in relazione alla esasperata casistica prevista dai primi tre commi dell’art. 4, ai quali rinviano le – nuove – disposizioni di cui ai commi 4 bis e 4 ter citati, nella fattispecie in esame, i Giudici di merito hanno correttamente fatto riferimento a quella prevista per colui che “abusivamente esercita l’organizzazione di pubbliche scommesse su altre competizioni di persone o animali e giuochi di abilità”, condotta che è punita “con l’arresto da tre mesi ad un anno e con l’ammenda non inferiore a lire un milione”. E’ quanto precisano i giudici della Terza Sezione Penale della Cassazione chiamati a pronunciarsi sul ricorso di un esercente condannato alla alla pena — sospesa – di due mesi e venti giorni di arresto per aver predisposto, in difetto di licenza, all’interno del proprio negozio , due postazioni telematiche ed un’apparecchiatura touch-screen denominata “posracingdogs” (cd. Totem), a sua volta connessa con la rete Internet, strumenti mediante i quali era possibile scommettere su competizioni canine, rilasciando apposito promemoria cartaceo e sfruttando anche il conto-gioco di terzi, senza l’autorizzazione di questi ultimi, nel caso in cui gli scommettitori non fossero muniti di un proprio conto-gioco, in tal modo svolgendo un’attività organizzata al fine di accettare e raccogliere scommesse per via telematica.

Il ricorrente chiedeva l’annullamento della sentenza deducendo mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione, per avere la Corte territoriale ritenuto “congrua” la pena inflitta dal giudice di primo grado in relazione “alla reale gravità dei fatti” ed “al reale disvalore” degli stessi, “non potendosi infliggere la sola pena pecuniaria, essendo prevista espressamente per il caso di specie una pena cumulativa”. Evidenzia la difesa del ricorrente che il fatto illecito contestato nel capo d’imputazione rientra nell’ipotesi contravvenzionale di cui all’art. 4, comma 1, Legge citata, che all’ultimo capoverso, applicabile al caso in esame, prevede la sanzione alternativa, che l’imputato è incensurato, che ha tenuto un corretto comportamento processuale e che l’ammontare dei tickets in sequestro non supera l’importo di euro 27,00”.

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