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Cassazione accoglie ricorso: “Reato di gioco d’azzardo solo se provato effettivo utilizzo e fine di lucro”

In: Diritto

17 giugno 2016 - 16:06


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(Jamma) – La Terza sezione penale della Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una esercente in provincia di Taranto, condannata a tre mesi di reclusione e 400 euro di ammenda per aver installato nel suo circolo dieci postazioni che riproducevano il gioco del poker e mediante le quali era possibile effettuare giocate di poker on line, in assenza della necessaria autorizzazione della Amministrazione dei Monopoli di Stato.

 

La Corte d’appello di Lecce, sezione distaccata di Taranto, aveva disatteso l’impugnazione dell’imputata in quanto aveva ritenuto provato il fine di lucro del gioco organizzato nei locale gestito dalla appellante, sulla base di quanto constatato dagli agenti di polizia giudiziaria al momento del loro accesso nel locale.

 

La Corte di Cassazione ha invece ribaltato tutto spiegando che “non essendo emerso che nel locale della ricorrente venissero corrisposti premi in denaro o altre utilità economiche a fronte delle vincite delle partite che potevano essere disputate mediante i computer esistente in detto locale, giova ricordare che questa Corte ha già affermato che l’accertamento del reato di esercizio di giuochi d’azzardo richiede non solo la prova dell’effettiva esistenza di mezzi atti ad esercitarlo, ma, da un lato, la prova dell’effettivo svolgimento di un gioco e, dall’altro, ove si tratti di apparecchi automatici da gioco di natura aleatoria, la prova dell’effettivo utilizzo dell’apparecchio per fini di lucro, non essendo sufficiente, in tale ultimo caso, accertare che lo stesso sia “potenzialmente” utilizzabile per l’esercizio del gioco d’azzardo, in quanto la fattispecie di cui all’art. 718 cod. pen. è integrata allorquando siano accertati la effettiva “tenuta” di un gioco d’azzardo e l’effettivo utilizzo degli apparecchi automatici per fini di lucro.

 

Ora, nella vicenda in esame, la Corte d’appello, nel disattendere il gravame della imputata, ha ravvisato il suddetto fine di lucro sulla base della circostanza che alla polizia giudiziaria era stato consentito di fare ingresso nel locale dell’imputata con un certo ritardo, nonché del rilievo che nel corso dell’istruttoria dibattimentale tale aspetto non era stato approfondito dalla difesa e sulla base di quanto deposto da uno degli operanti (a proposito del fatto che al momento del controllo le postazioni erano occupate e vi erano dieci computer collegati alla rete, sui quali era installato un programma che consentiva di giocare al gioco del poker, mediante il quale “si poteva tranquillamente scommettere e vincere delle somme di denaro”).

 

Tali elementi non consentono, però, di ritenere sufficiente la motivazione in ordine alla necessaria sussistenza del predetto fine di lucro, in quanto il fatto che nel corso dell’istruttoria dibattimentale la difesa non abbia formulato domande o chiesto approfondimenti al riguardo, non consente, di per se, di ritenere provato detto scopo di lucro, che costituisce elemento della fattispecie e, quindi, non può essere ritenuto dimostrato solamente sulla base di un comportamento omissivo della difesa dell’imputato. Il ritardo con cui agii operanti venne consentito l’ingresso all’interno dei locale, se pur dotato di una certa vaienza indiziaria, non consente di addivenire logicamente alla affermazione dell’effettivo esercizio del gioco all’interno del locale ed alla sussistenza del suddetto fine di lucro. Infine quanto riferito da uno degli operanti pare attenere ad una potenzialità degli apparecchi esistenti all’interno del locale gestito dalla ricorrente, ad essere utilizzati per effettuare scommesse collegate a vincite in denaro, piuttosto che all’effettivo e concreto svolgimento di giochi cui conseguissero vincite in denaro. Ne consegue, in definitiva, l’insufficienza della motivazione al riguardo, non potendo ritenersi idonei gli elementi indicati nella sentenza impugnata per ritenere dimostrato che attraverso gli apparecchi in uso nel locale gestito dalla ricorrente venissero svolti giochi d’azzardo in cui fosse prevalente il fine di lucro rispetto a quello ludico”.

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