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Bari: i principi “LAEZZA” applicati dal giudice A QUO

In: Diritto

31 maggio 2016 - 09:17


ripamontins

(Jamma) – “Non credo – ha dichiarato l’avv. Marco Ripamonti – che tutti, anche tra gli addetti ai lavori, abbiano chiaro un concetto, che invece è per me molto importante: è il giudice a quo, e cioè il giudice interno dello Stato membro, quello remittente, a dover valutare in concreto se i principi contenuti nella Sentenza Laezza, ancorchè affermati in ordinanza resa all’esito di pregiudiziale comunitaria riguardante diverso operatore, possano trovare effettiva e reale applicazione nel caso oggetto di quello stesso procedimento, cui fa capo per l’appunto la stessa ordinanza CE”.

“Ricordo – prosegue Ripamonti – che quando il caso Goldbet è stato trattato dalla Corte CE con l’Ordinanza Pulignani, Zungri ed altri ed è stata affermata la trasponibilità di quegli stessi principi al caso Goldbet, è stato poi il Tribunale del Riesame di Prato (il giudice a quo, per l’appunto) e poi il GIP dello stesso Tribunale in sede di archiviazione a porre la parola ‘fine’ al procedimento Zungri, affermando la piena applicabilità a Goldbet e ai suoi preposti dei principi contenuti nella Sentenza Costa – Cifone. Poi, come noto, il caso, in fattispecie analoghe, è stato trattato anche in Cassazione con stesso esito, ma il giudice a quo deputato a decidere, in concreto, quel caso, resta pur sempre il Tribunale di Prato. Indubbiamente salutai con grande soddisfazione l’Ordinanza CE Pulignani – Zungri, riconoscendo tuttavia i meriti di chi aveva con grande capacità affermato in pubblica udienza, in Corte di Giustizia, proprio i principi contemplati nell’ordinanza stessa, ma affermati dapprima nella Sentenza Costa – Cifone ed evitando, nel contempo, di cadere in risibili, eccessive ed isteriche esaltazioni derivanti dall’Ordinanza, consapevole del resto che la partita, quella vera, me la sarei dovuta giocare davanti al giudice a quo”.
Questo il commento dell’avvocato Marco Ripamonti, che attualmente si occupa dei procedimenti relativi agli operatori collegati a Goldbet e SKS365, oltre che di altri bookmaker, e che dinanzi al Tribunale del Riesame di Bari ha ottenuto, in favore di Centro collegato al bookmaker austriaco SKS365 e per il quale è intervenuta Ordinanza CE sulla questione Laezza, una storica pronuncia, che afferma – ci tiene il difensore a precisarlo – per la prima volta, da parte del giudice a quo ed a prescindere dalle situazioni di altri operatori, i profili discriminatori ai danni del bookmaker austriaco SKS365, con applicazione ad esso dei principi della Sentenza Laezza.
Il procedimento scaturisce da un riesame avanzato da un indagato titolare di CED/CTD collegato al bookmaker austriaco. Nel procedimento il Collegio di Bari, con ordinanza del 22.5.2014, ha sollevato la questione pregiudiziale sulla nota clausola del Bando Monti contemplante la cessione dei beni a titolo non oneroso in caso di scadenza dei diritti, oltre che sulle questioni relative alla durata e numero dei diritti stessi. La Corte di Giustizia, con Ordinanza del 7.4.2016 si è pronunciata sulla questione pregiudiziale affermando come gli artt.49 e 56 del Trattato UE debbano essere interpretati nel senso che ostano ad una disposizione nazionale restrittiva che imponga al concessionario la cessione a titolo non oneroso, al termine della concessione, dei beni materiali ed immateriali di proprietà che costituiscono la rete di gestione e di raccolta di gioco, qualora detta restrizione ecceda quanto è necessario al conseguimento dell’obiettivo effettivamente perseguito da tale disposizione, circostanza che spetta al giudice del rinvio di verificare. Ecco, quindi, che il fascicolo torna al Giudice del rinvio pregiudiziale, e cioè il Tribunale del Riesame di Bari. Il collegio barese, fissata nuova udienza in camera di consiglio, esaminata la memoria difensiva e ascoltato l’avv. Marco Ripamonti, ha affermato la meritevolezza del riesame, in tal modo accolto, con disapplicazione della norma incriminatrice e declaratoria di insussistenza del fumus commissi delicti.
Il Collegio, in accoglimento delle tesi svolte dal difensore, ha preso atto della circostanza che da parte del bookmaker austriaco siano stati regolarizzati 1.000 centri con la legge di stabilità 2015, tra cui quello dell’indagato e come lo stesso indagato, pure avendo ricevuto la licenza di pubblica sicurezza ex art.88 tulps nell’ottobre 2015, abbia tuttavia iniziato ad operare come centro regolarizzato dal gennaio 2015, quindi all’indomani della adesione alla procedura, sulla base di autorizzazione ad hoc rilasciata dal Monopolio in favore di tutti i centri regolarizzati. Ciò posto, il Tribunale si è così testualmente espresso “L’evoluzione normativa, a detta del Tribunale, induce a ritenere che gli obiettivi effettivamente perseguiti dal legislatore nazionale, il cui accertamento rientra comunque nella competenza del giudice del rinvio (par.31 – 35 della sentenza Laezza) non possano ritenersi ricompresi tra quelli giustificanti deroghe ai principi di cui agli artt.49 e 56 TFUE apparendo correlati più a ragioni di politica fiscale che della sicurezza pubblica. Ciò che, tuttavia, emerge in termini ancor più inequivoci dall’evoluzione della normativa interna è la esclusione, dal nuovo schema di convenzione, della disposizione suscettibile di denuncia d’incompatibilità che non è stata riproposta neppure per le ipotesi sanzionatorie di revoca della concessione per fatti imputabili al concessionario. La scelta legislativa tradisce la non necessità dello strumento in parola e, dunque, la sua concreta sproporzione rispetto all’obiettivo perseguito, quand’anche fosse individuato nel contenimento del gioco clandestino”. Su tale tema, la difesa oltre a ricostruire la linea di partecipazione del bookmaker austriaco al bando Monti e la contestuale impugnazione del bando stesso, ha molto puntato sulla circostanza che il bookmaker, espunta la clausola censurata dal nuovo schema di convenzione, abbia aderito alla procedura di regolarizzazione.
Il Tribunale ha così accolto il riesame disapplicando la norma incriminatrice.
L’avv.Marco Ripamonti si è dichiarato molto soddisfatto riferendo come tale affermazione, per il bookmaker protagonista della vicenda, sia la prima concreta e reale applicazione dei principi della Sentenza Laezza da parte del Giudice deputato a ciò, per l’appunto il Giudice a quo il quale, come aggiunto dal difensore, ha ritenuto la clausola relativa alla cessione dei beni sproporzionata rispetto ad ogni finalità e come tale incompatibile con i principi di libero stabilimento e libera prestazione dei servizi affermando, riguardo alla fattispecie analizzata, la concreta applicabilità dei principi espressi nella Sentenza Laezza e nella successiva ordinanza resa sul procedimento barese.
Con l’occasione il professionista viterbese ha anche spiegato le finalità della propria collaborazione con ACOGI: “Ho aderito all’idea dell’amico Ugo Cifone, che è attualmente in corso di definizione, per poter coordinare una attività di assistenza in sede penale in favore di tutti quei soggetti che, per una ragione o per l’altra, hanno cessato la collaborazione con i bookmaker di riferimento. E’ una iniziativa trasversale. Lo spirito di questa mia disponibilità, ci tengo a precisarlo, è essenzialmente questo. Le collaborazioni tra bookmaker preponenti e titolari di centri preposti talvolta vanno a risolversi, anche anticipatamente, per mutuo consenso o per cause diverse, tra cui la chiusura anticipata del centro per volontà del preposto e situazioni di inadempienza da parte di questo stesso. Ma vi sono tante altre situazioni, le più disparate. Personalmente, l’assistenza che intenderei prestare a tali preposti, di concerto con l’Associazione, prescinde completamente dalle cause di risoluzione di tali rapporti con i diversi bookmaker, situazione che non è mia prerogativa o compito approfondire o valutare in alcun modo. Vi sono, peraltro, società che hanno attuato una linea a mio avviso certamente apprezzabile e che continuo ad assistere volentieri, con dedizione e piena convinzione delle loro ragioni. Ciò posto, laddove naturalmente non sorgano conflitti di interesse o incompatibilità, molto volentieri presterò, in linea con i principi associativi, la mia assistenza in sede penale con riferimento ad ogni singola posizione. Ho esteso con piacere questa collaborazione alle Colleghe Paola Mangano e Valentina Castellucci (in particolare mi piace ricordare che l’avv.Castellucci ha contribuito all’importante risultato di Bari) con le quali intrattengo ormai da anni valide e proficue collaborazioni”.

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