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Usura e gioco d’azzardo, la DIA sequestra beni per 100 milioni tra Lazio e Sardegna

In: Cronache

16 febbraio 2016 - 09:45


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(Jamma) – Usura e gioco d’azzardo, queste le attività illecite che avevano permesso ad un gruppo di cinque persone, tutte residenti a Ladispoli e operanti sul litorale romano, definite di “fama criminale” e ritenute vicine al clan camorristico Giuliano di Napoli, di accumulare un patrimonio di ben 100 milioni di euro, ora sequestrato dalla DIA di Roma con il supporto dei carabinieri di Ostia e Olbia. 

 

Il provvedimento – firmato dal Presidente della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Roma, Guglielmo Muntoni – riguarda sessanta immobili di pregio, undici società, duecento rapporti bancari, venti veicoli e dieci terreni agricoli sul territorio di Ladispoli, Civitavecchia e Cerveteri, sul litorale a nord di Roma, e Santa Teresa di Gallura e Olbia, in provincia di Sassari.

 

I cinque sono stati ritenuti responsabili della gestione di ingenti patrimoni, provento di attività criminali, riconducibili ad un articolato sistema di usura in danno di cittadini ed imprenditori locali in crisi economica, molti dei quali anche a causa del gioco d’azzardo, incoraggiato peraltro dagli stessi usurai che lo gestivano sulla piazza di Ladispoli. Il decreto di sequestro preventivo ha colpito i beni riconducibili a tre soggetti già coinvolti da un’inchiesta del Tribunale di Civitavecchia del giugno 2015. I tre – finiti agli arresti lo scorso anno – sono accusati di avere gestito un giro di usura con interessi che raggiungevano il 10% mensile e un’attività di gioco d’azzardo clandestino. I beni sono stati sequestrati anche a due imprenditori, ritenuti vicini ai tre arrestati.

 

Nel corso delle indagini la Procura di Civitavecchia ha accertato come una parte dei debiti gestiti dal gruppo colpito oggi dal provvedimento di sequestro preventivo derivassero da un giro di scommesse clandestine, con cifre che raggiungevano in alcuni casi i 10mila euro. Attività che era svolta in alcuni bar e locali pubblici del litorale a nord della capitale, con una pressione psicologica enorme sulle vittime dei prestiti con tassi usurari: “Non me ne frega un cazzo, io vengo lì e mi prendo i soldi”, era una delle frasi intercettate durante le indagini, che hanno portato agli arresti lo scorso anno. I prestiti usurai venivano offerti non solo ai giocatori clienti del gruppo. In mano degli strozzini sono finiti anche diversi imprenditori locali, rimasti senza liquidità.

 

Gli approfondimenti investigativi hanno consentito di provare non solo la vicinanza dei predetti al clan Giuliano di Napoli, due dei quali indicati da alcuni collaboratori di giustizia quali referenti del clan sul territorio di Ladispoli, ma anche la sproporzione dei redditi dichiarati rispetto al patrimonio posseduto dagli stessi, ciò a conferma della loro pericolosità sociale.

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