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L’avvocato Sbordoni: “I perchè dell’industria dei giochi…”

In: Cronache

31 agosto 2016 - 18:04


Sbordoni

(Jamma) – Lo storico allenatore di Pietro Mennea, la freccia del Sud, Carlo Vittori – nel dialogo tratto dal film per la tv con regia di Ricky Tognazzi – lo dice chiaramente durante il suo colloquio con l’allora presidente del CONI, che l’atletica leggera e tutto lo sport italiano aveva necessità di avere più soldi del totocalcio che invece erano al contrario deputati/dedicati ad altro.

 

Questo accadeva negli anni settanta del secolo scorso. Carlo Vittori venne ascoltato, ma forse non abbastanza. Per vedere chi ha fatto di più non dobbiamo andare lontano, anche se forse non più in Europa, causa Brexit: la Gran Bretagna ha dimostrato come poter competere con gli Stati Uniti, portando a casa 27 medaglie d’oro, 23 d’argento e 17 di bronzo, per un totale di 67 podi conquistati, soprattutto al primo posto. Anche il nostro Paese ha avuto un notevole successo, piazzandosi al 9 posto su 206 paesi partecipanti, ma le 28 medaglie (8 d’oro, 12 d’argento, 8 di bronzo) non esprimono tutto il nostro potenziale sportivo. Alla base del successo dello sport britannico ci sono due fattori vincenti.

 

Il primo è da individuare nell’approccio dello sport dei paesi anglosassoni: quello dell’ECONOMIA DELLO SPORT. Ed invero l’analisi del fenomeno sportivo viene compiuta applicando gli strumenti tradizionali della teoria microeconomica neoclassica: si estendono cioè gli strumenti dell’analisi della domanda e dell’offerta di un bene alla domanda e all’offerta del “prodotto sportivo”. Il produttore di un bene sportivo viene equiparato a un’impresa che produce un bene venduto sul mercato in condizioni che si avvicinino a condizioni di concorrenza perfetta con lo scopo di massimizzare il profitto. Il secondo fattore è il prodotto di una scelta politica e non di mercato: il progetto denominato “Uk Sport”, è finanziato in gran parte dagli introiti della Lotteria nazionale, retto dal principio delle cosiddette “good causes” (per esempio: Art, Heritage & Conservation, Communities & groups Nature, Sports & recreation), alle quali vengono destinati i proventi del gioco da parte del governo, tra le quali rientra appunto anche lo sport. Il fondo per lo sport fu istituito dal primo governo di Tony Blair, nel 1997, quasi vent’anni fa. Da allora, all’inizio di ogni quadriennio olimpico, lo “Uk Sport” stabilisce quali e quanti fondi vanno dati a ciascuna federazione individuando anche gli obiettivi: gli sport che riescono a raggiungere o superare gli obiettivi, nel successivo quadriennio ricevono ancora più fondi; quelli che non li raggiungono, subiscono tagli o vedono azzerati i propri fondi. Forse un po’ brutale, ma semplice, pragmatico e meritocratico: in questo modo si finanzia l’eccellenza. Dopo Londra 2012, grazie alle 12 medaglie ottenute nel ciclismo (11 nell’ultima edizione delle olimpiadi brasiliane), i fondi per la federazione vennero aumentati del 16 percento, mentre quelli a favore del tennis tavolo (ping pong) – che ottenne risultati non proprio brillanti, tutti eliminati al primo turno – furono completamente azzerati. Il sistema con cui viene gestito “Uk Sport” non è però condiviso da tutti. Alcuni ritengono che il numero di medaglie sia un cattivo indicatore per giudicare lo stato di salute di una certa federazione; altri ancora che il rischio di concentrarsi solo sulle medaglie fa perdere di vista i benefici collettivi, poiché a volte gli sport cui vengono tagliati i fondi sono fra i più praticati.

 

L’investimento di “Uk Sport” nel periodo 2013-2017 è costantemente aumentato. Nel nostro Paese – malgrado il monito di Carlo Vittori – i contributi pubblici incassati dal Coni (ci sono e non sono pochi, si badi bene, ma forse non sufficienti) così come i criteri di distribuzione sono rimasti più o meno invariati. Il supporto a “Uk Sport” è dato anche da Sport England – un fundraiser di eccellenza – tramite i suoi partners DCMS (il Dipartimento Sport Cultura e Media), Youth Sport Trust e appunto la National Lottery. Dati su cui riflettere, ipotizzando – qualora veramente si avverasse il sogno (cinque cerchi contro cinque stelle?) che Roma possa ospitare le Olimpiadi – di iniziare a lavorare con un progetto di matrice italiana (ne siamo più che capaci) che contemperi le esigenze di equità con quelle di eccellenza, ma che soprattutto non sia guidato dalle urgenze. Urgenze che purtroppo in questi giorni tristissimi ci rimandano con la memoria al terremoto dell’Abruzzo. Subito dopo l’evento sismico, che vide coinvolta l’Aquila e altri paesi vicini, il governo con il “Decreto legge n. 39 del 28 aprile 2009” individuò gli interventi urgenti per far fronte al disastro causato dal terremoto “ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di emanare disposizioni per fronteggiare, con ulteriori interventi, gli eccezionali eventi sismici verificatisi nella regione Abruzzo, nonché per potenziare le attività e gli interventi di protezione civile”. Come si ricorderà, venne introdotta la sperimentazione delle VLT. Per la ricostruzione dell’Abruzzo post-terremoto, il decreto richiamato introduceva disposizioni atte ad aumentare il gettito erariale dai giochi di 500 milioni annui (cifra che ogni tanto viene richiamata nell’industria del gaming) da destinare allo scopo. I soldi vennero effettivamente incassati, quindi la disposizione ottenne l’effetto desiderato, ma non lo scopo: ad oggi, dopo che purtroppo sono emersi tanti scaldali anche connessi all’utilizzo improprio di quei fondi, il risultato è che l’Aquila deve essere ancora ricostruita. Non è mai tardi per imparare, ma il tempo perso comincia a costare decisamente troppo al paese. Burocrazia, furbetti, incapacità e altro sembrano sempre prevalere. Si prenda atto di questa spiacevole circostanza e si pensi a ricostruire il centro Italia utilizzando al meglio anche le risorse provenienti dal settore dei giochi, i cui operatori saranno ben lieti di veder finanziate con la propria attività opere utili per tutte le zone colpite dal violento sisma. Due le condizioni: siglare una pax augustea con i governi del territorio (i primi a poterne concretamente beneficiare) e indire tutti i bandi di gara già sanciti per legge (Stabiltà 2016), Good causes, nel bene e nel male.

 

Avv. Stefano Sbordoni

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