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Gioco d’azzardo e scommesse illegali: blitz del Ros contro i Casalesi, 11 arresti nel Casertano (video)

In: Cronache

11 maggio 2016 - 09:46


Carabinieri gioco d'azzardo

(Jamma) – Avevano il monopolio del gioco d’azzardo attraverso l’utilizzo di slot machine modificate ed il controllo di centri scommesse e internet point. E’ quanto emerso dalle indagini investigative del Ros eseguite in provincia di Caserta e condotte verso un nucleo legato al clan dei Casalesi. 

 

Dalle prime ore di questa mattina, i carabinieri stanno eseguendo una serie di ordinanze di custodie cautelari nei confronti di undici persone, ritenute responsabili di: associazione mafiosa, estorsione, gestione illecita del gioco d’azzardo online e raccolta illegale di scommesse su eventi sportivi.

 

Non solo attività illegali nel mondo del gioco d’azzardo, però. Infatti, durante le indagini, sono state documentate diverse estorsioni a danno di imprese ed attività commerciali. Inoltre, anche un’attività di riciclaggio del denaro ottenuto da queste condotte illecite attraverso il concorso di funzionari di banca.

I provvedimenti odierni – si legge nel comunicato ufficiale della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli – fanno parte di una più ampia indagine, denominata convenzionalmente ‘Zenit’, sviluppata sempre dal Reparto Anticrimine di Napoli nei confronti di una articolazione del clan dei casalesi riconducibile a Zagaria Michele e che ha già consentito, tra il dicembre 2015 e il marzo 2016, di trarre in arresto 30 indagati. Anche l’odierna operazione, come le precedenti, è il risultato degli esiti delle attività condotte per la ricerca dell’allora latitante Zagaria Michele, incentrate su due distinti gruppi criminali, quello di Casapesenna e quello di Trentola Ducenta, entrambi sotto il controllo del citato boss e rappresentati da personaggi ritenuti sua diretta espressione. In particolare, per quanto esposto dal Gip nell’ordinanza di custodia cautelare, le investigazioni hanno consentito di:

– delineare un contesto associativo strutturato, formato da Bamundo Angelo, Ciccarelli Ulderico, Fontana Michele cl. 1970, Fontana Michele cl. 1971, Natale Paolo, Perna Francesco e Zara Armando, riconducibile al clan dei Casalesi – gruppo Zagaria. In particolare, sul conto del primo indagato, Bamundo Angelo è stato cristallizzato il suo ruolo di collettore fra il clan di appartenenza ed alcuni funzionari di banca, la cui compiacenza e disponibilità ha reso possibile movimentare ingenti somme di denaro su conti correnti intestati e/o riconducibili a diversi soggetti, espressione dei fratelli Garafalo Giovanni e Giuseppe;

– identificare in Buonocore Umberto, Buonocore Mario, Costarella Maurizio, Pacini Monica, Santoro Giuseppe e Meani Adriano, quei dirigenti, funzionari e impiegati di istituti di credito che, a conoscenza dell’apporto causale del proprio operato e strumentalizzando la loro funzione di funzionari di diversi istituti di credito, hanno, nel tempo, agevolato la commissione del delitto di riciclaggio aprendo e gestendo linee di credito e conti correnti fittiziamente intestati a fiancheggiatori del clan;

– far emergere il ruolo dei fratelli Garofalo, posti a capo del gruppo di Casapesenna, nella pressoché monopolistica gestione di internet point, sale giochi, bar e centri scommesse, nonché nella esclusiva distribuzione e gestione di slot machine. Tali attività, praticate all’interno di locali a ciò appositamente adibiti e fittiziamente intestati a prestanome, o presso numerosi esercizi commerciali attivi nei territori assoggettati al controllo camorristico, sono state comunque realizzate attraverso l’installazione di apparecchi abilmente modificati, assolutamente privi di nullaosta o con nullaosta falsificato;

– accertare, in seno al gruppo criminale riconducibile a Zagaria Miche, l’esistenza di un “gruppo armato” costituito da Natale Paolo, Perna Francesco e Tirozzi Tommaso che, sotto la direzione dello stesso Garofalo Giovanni e di Bianco Carlo e Pellegrino Attilio, ora collaboratore di giustizia, avvalendosi della forza di intimidazione derivante dall’appartenenza all’organizzazione camorristica e al fine di sostenere economicamente la propria fazione, ha perpetrato estorsioni ai danni di operatori commerciali e imprenditori.

E’ inoltre stata data esecuzione a un provvedimento di sequestro preventivo (art. 321 co. 2 c.p.c. e art. 12 sexies L. 356/1992), di beni mobili e immobili, riferibili agli indagati e a loro prestanome per una complessiva stima di 4 milioni di euro, al netto delle risultanze dei rapporti bancari, anch’essi oggetto di sequestro.

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