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Cassino. La Procura indaca su truffa alle videolottery

In: Cronache

10 ottobre 2016 - 10:36


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(Jamma) Ricche vincite con le videolottery grazie ad alcune macchinette manomesse. È l’accusa che la Procura di Cassino muove nei confronti di 29 persone, ai quali nei giorni scorsi è stata notificato l’avviso di chiusa inchiesta. Gli indagati sono tutti residenti tra i Comuni di Cassino, Pontecorvo e Piedimonte San Germano. Nei loro confronti, a vario titolo, sono contestati i reati di truffa e ricettazione. L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Alfredo Mattei, è stata condotta da guardia di finanza e polizia. Nel mirino è finita una sala giochi del cassinate dove, nella primavera del 2015, è stato messo in atto un sistema truffaldino ai danni della società concessionaria della videolottery, che fa capo all’Agenzia delle dogane e dei monopoli e della società proprietaria della macchinette. L’ammanco supererebbe il milione e 200 mila euro. In alcuni casi, stando alle indagini, si sono registrate vincite di somme importanti, dai 60 ai 150 mila euro. Dal canto loro le difese degli indagati sostengono che le macchinette non potevano essere manomesse. I fatti risalgono alla primavera del 2015. «Con artifizi e raggiri – si legge nel capo d’imputazione – venivano immessi all’interno della macchine installate nella sala Vlt una o più banconote così da compiere una giocata di minimo importo per poi essere interrotta e ottenere l’emissione di un ticket di valore pari alla somma inserita detratta del valore della giocata». In questo modo, «s’induceva in errore in ordine all’effettività della giocata e alla veridicità della giocata la concessionaria dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, ma anche la società concessionaria delle macchine Vlt». La truffa avrebbe consentito di intascare un «ingiusto profitto» pari a 1.212.975 euro. Il sistema, in pratica, stando all’accusa, prevedeva prima la manomissione della macchietta videolottery, poi con una banconota veniva caricato il credito per giocare, ma in realtà le giocate avvenivano solo per somme irrisorie, perché l’obiettivo era solo accumulare ticket che poi dovevano essere cambiati con il corrispettivo in denaro. A rimborsare le somme è stata sempre la società concessionaria, obbligata a rimborsare vincite superiori ai 5 mila euro. Ci sono stati rimborsi per somme importanti, come 60 mila euro, 75 mila euro, ma anche, come un paio di casi di due da 100 mila (con ticket) euro e 125 mila euro (25 ticket) in un solo colpo. Insomma una sorta di bancomat al contrario, dove inserendo banconote venivano emessi ticket che poi diventavano banconote una volta presentate alla società concessionaria deputata ai rimborsi. Un presunto sistema che avrebbe portato un ammanco milionario nella società concessionaria. P A più riprese le difese degli indaganti hanno già fatto sapere che sarebbe «impossibile manomettere le cassette di sicurezza delle macchinette», per cui si concentreranno proprio su questo elemento.

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