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Gioco lecito e Conferenza Stato–Regioni, AsTro: “Positivo l’approccio tecnico al confronto”

In: Associazioni

23 maggio 2016 - 17:34


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(Jamma) – “La notizia dell’apertura di “un tavolo tecnico” tra Stato e Regioni per “concretizzare” la trattativa tra Governo e Enti Locali, relativamente al Gioco Lecito, è senza ombra di dubbio positiva. Se le “parti” affronteranno la questione con un approccio costruttivo (e un consesso tecnico ne costituisce la premessa imprescindibile), i Territori e il Governo troveranno una intesa idonea a superare “i particolarismi locali”, ovvero la diversità di disciplina tra Comune e Comune e tra Regione e Regione” scrive AsTro in una nota.

 

“Per correttezza di informazione, verso chi “segue i lavori” e deve poi riportarli ai “cittadini”, sono necessari alcuni chiarimenti preliminari:

 

1. Contrariamente a quello che alcuni pensano come “fisiologico” approccio dell’industria del gioco legale, la “slot ovunque e in quantità libera” è concetto distante “anni luce” dall’impostazione delle imprese (sane) del settore, e non è neppure “collimante” con gli auspici del Governo, a cui preme “un equilibrio” tra introiti erariali e salvaguardia dei Territori, al fine di conservare valenza giuridica all’istituto della “concessione di raccolta del gioco pubblico” (senza la quale tutto il “business” in questione ritornerebbe nell’alveo della clandestinità fiscale, da cui è uscito nel 2003-2004).

 

2. Contrariamente a quelli che alcuni pensano, infine, la rete di “offerta terrestre di gioco lecito” richiede anche “industrialmente” una razionalizzazione che la salvaguardi dalla attuale “saturazione”, in quanto gli asset insediati sono comunque destinati a “deprezzarsi rapidamente” in un contesto di mercato “non più sviluppabile”.

 

3. Il grande punto di “equilibrio” a cui si ambisce è quindi il reperimento di criteri che consentano la distribuzione capillare del gioco lecito (perché se capillare non è, allora non può più nemmeno proporsi “in antitesi al gioco illegale”), unitamente alla salvaguardia di principi di “decoro” e “protezione socio-urbanistica”.

 

Epurando il confronto da quelle posizioni marcatamente “di propaganda” (ovvero quelle che mirano solo alla salvaguardia delle “lotte anti-slot” e della visibilità mediatica che le stesse garantiscono), è evidente che ci si trova al cospetto di “problemi tecnici”, che andrebbero affrontati con un approccio “laico” simile a quello che si utilizza quando un territorio è interessato da un’opera pubblica invasiva. In tali sedi (che peraltro sono “il pane quotidiano della Conferenza Stato-Regioni), non ci siede ai tavoli per difendere posizioni “no-tav”, “no-cemento” (ecc. ecc. ), bensì con relazioni tecniche finalizzate a consentire “l’esecuzione” dell’opera che serve allo Stato, con il minor numero di pregiudizi per i territori, e con le necessarie misure di mitigazione.

 

I due cardini della discussione, pertanto, dovrebbero essere i seguenti: da un lato la necessità di mantenere un “circuito industriale di gioco terrestre” che eviti al gioco non autorizzato di riprendersi il monopolio del territorio (alla stregua di quello che accadeva sino al 2002), generando un fabbisogno di nuove tasse per circa 11 miliardi di euro/anno. Dall’altro lato, trovare nuove metodiche distributive per evitare che “sul territorio”, la distribuzione del gioco legale generi i “pregiudizi” censiti.

 

Propugnare come “complessa” la compatibilità del gioco legale con la salute di 51 milioni di italiani maggiorenni ed aventi diritto di voto, 28 dei quali (almeno) “utenti del gioco legale” non problematici né patologici, e 22 dei quali “non interessati al gioco”, non è perfettamente corretto, e non è neppure corretto “scherzare” con quel milione di persone che “giocano” in modo che – a seconda delle stime che si utilizzano – , potrebbe far pensare che siano
a) “patologici e quindi da curare”,
b) “a rischio” e quindi da “sensibilizzare”,
c) “eccessivi” e quindi da “informare correttamente”.

 

Su “questo milione di persone disegnato negli studi statistici”, infatti, si è creata una industria (quella della “lotta al gioco in quanto tale”), incredibilmente finanziata da soldi pubblici, alla quale sarebbe gravissimo accordare la valenza di “ago della bilancia”, o peggio, di “consulente privilegiato”. Detta realtà, infatti, non si propone minimamente di “informare” gli Italiani sulle conseguenze che deriverebbero dalla scomparsa del gioco legale (miliardi di tasse in più e criminalità dilagante in ogni bar), né di “evidenziare” come la implosione del circuito gioco-lecito sia effettivamente dietro l’angolo, come testimonia il “rinvio” per il nuovo bando per il rinnovo delle concessioni, resosi indispensabile proprio per “l’assenza di un quadro normativo di riferimento, circa le discipline locali a cui dovrebbero conformarsi gli operatori nuovi o rinnovati.

 

Il Paese è già ostaggio di troppe “complessità” (che da troppo tempo ne ostacolano la sua crescita): non si pensi che elevando il gioco a “battaglia del secolo” si renda un effettivo servigio agli Italiani, né che si possa fruire in eterno dei benefici mediatici derivanti dall’aver contrastato l’azzardo: prima o poi bisognerà tornare ad occuparsi dei veri problemi che tutte le imprese e tutti i lavoratori quotidianamente affrontano, con risposte raramente soddisfacenti” conclude AsTro.

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