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Gioco d’azzardo, media e minori: eliminare la pubblicità è davvero un vantaggio?

In: Associazioni, Cronache

2 maggio 2016 - 17:57


(Jamma) – La diffusione della pubblicità del gioco d’azzardo, soprattutto laddove essa è fruibile dai minori, ha destato molte preoccupazioni; e richieste di limitazione e messa al bando della pubblicità sono emerse da più parti.

 

Il seminario di studio “Gioco d’azzardo, media e minori. Quali regole?” tenutosi a Roma ha affrontato la questione attraverso una ricognizione fattuale dei problemi sollevati dalla tematica, attraverso un’analisi della copertura normativa della materia e delle competenze dell’autorità, soprattutto per quanto riguarda la tutela dei minori, valutando le opzioni di policy disponibili, anche alla luce delle esperienze internazionali.

 

“Questo è un tema tra i più importanti, la regolazione deve essere intelligente. Bisogna lasciare libertà di espressione e circolazione di idee, elevando qualche barriera per potenziali fruitori non ancora fioriti dal punto di vista intellettuale, come appunto i minori” ha detto in apertura il presidente Agcom Angelo Cardani. “Quando si parla di gioco d’azzardo un conto è il fenomeno televisivo uno è quello crescente su internet, in merito al divieto assoluto di pubblicità sappiamo che ci sono delle difficoltà, speriamo emergano delle linee guida di riflessione” ha affermato Antonio Nicita (Commissario Agcom).

 

“Il divieto assoluto di pubblicità dell’azzardo su tutti i mezzi ritengo sia fondamentale. Noi ci riferiamo all’azzardo e non al gioco, che è cosa molto diversa. L’azzardo non trasmette i valori del gioco, non lascia spazio all’abilità, non fa squadra ma crea solitudine e non premia l’impegno. La gratifica c’è solo quando si vince e di solito è solo una piccola vincita esca” ha affermato l’onorevole Lorenzo Basso (Deputato intergruppo parlamentare sul gioco d’azzardo). “Le conseguenze oggi sono l’azzardo patologico, la dipendenza non patologica e la cultura dell’azzardo. La legislazione va rafforzata contro la pubblicità proprio per quest’ultimo punto che è cosa molto negativa. Quella dell’azzardo negli ultimi anni è diventata la cultura dominante in Italia e in altri Paesi. Se continuiamo a mandare il messaggio che per riuscire bisogna giocare si va nella direzione sbagliata. E’ necessario promuovere una cultura diversa, la cultura del lavoro. E’ impossibile limitare la pubblicità, va vietata tout court. Ad esempio se c’è una partita di calcio della Nazionale è praticamente inutile il discorso delle fasce orarie. Un limite dalle 7 alle 22 già è tanto ma non basta. Ci sono poi le sponsorizzazioni sulle maglie di calcio, gli sportivi famosi, tutte forme pubblicitarie che mandano un messaggio negativo. Non dobbiamo dimenticare le piattaforme web, attraverso alcune di queste (Facebook, Twitter) si veicola tanta pubblicità sull’azzardo. Quindi l’unico modo è il divieto assoluto. Infine le ticket redemption, che riproducono la stessa metodologia dei giochi d’azzardo anche se non c’è la ricompensa in denaro. Rispetto a tutto questo il legislatore deve arrivare al divieto totale della pubblicità e delle sponsorizzazioni ad ogni orario e su ogni mezzo. Questa è la nostra proposta di legge che la maggioranza dei deputati ha sottoscritto, ma non si riesce a portarla in discussione all’interno dell’aula” ha concluso.

 

“A livello comunitario manca una disciplina organica di riferimento. La pubblicità di questi giochi deve essere responsabile, contenere avvertimenti, informazioni sull’azzardo compulsivo e impedire la pratica di gioco ai minori” ha detto Benedetta Liberatore (Direzione Contenuti Audiovisivi Agcom), che ha poi illustrato il decreto Balduzzi e il codice di autodisciplina pubblicitaria. Le novità normative con la Stabilità 2016, per l’Agcom, riguardano 4 commi e – come spiegato da Liberatore – in questo ambito, emergono una serie di criticità, anche in materia di competenze tra Adm e Agcom. In tutti i Paesi europei è consentita la pubblicità sull’azzardo ma ci sono norme ben precise su come deve essere gestita la materia, oltre al fatto che ci sono più autorità che intervengono, come in Gran Bretagna. E non solo in tv ma anche sui siti internet. Situazione simile in Francia. In Italia l’aspetto positivo è che si sono tutti uniformati al divieto di fascia oraria, da febbraio in poi non ci sono più pubblicità sui canali generalisti. C’è un trend in decrescita degli spot anche su media specializzati. Tutti gli spot sono accompagnati dal messaggio che il gioco è vietato ai minori e può causare dipendenza. Non ci sono minori negli spot. La norma è ancora di dubbia applicabilità ma è evidente come le tv generaliste si siano comunque già adeguate mostrando grande senso di responsabilità”.

 

“Attenti alle parole, che vengono spesso impiegate in modo sbagliato e manipolate – ha affermato Luigino Bruini (Università Lumsa e promotore di Slot Mob) -. Il termine gioco d’azzardo patologico è una mistificazione, non esiste infatti azzardo non patologico. Questa distinzione è molto cavalcata in Italia. Così come il termine gioco responsabile, la prima battaglia culturale va quindi fatta sulle parole. Bisogna parlare di azzardo, di azzardopatia e non ludopatia. Perchè il gioco non crea patologie, l’azzardo si. In Italia l’azzardo è sfuggito di mano, è stata fatta una politica intenzionale per diffondere l’azzardo nel Paese. Questo con la modifica del testo unico del 1993, quando la slot machine viene definita come un gioco di abilità. Oggi ci troviamo in questa situazione perchè abbiamo pensato di far cassa con l’azzardo. E’ uno strumento per fare entrare erariali. Finchè l’azzardo non diventa una cosa da limitare e combattere, ma rimane un mezzo per fare 8 miliardi all’anno di entrate, non si riuscirà ad ottenere molto. E’ un problema di Governo, che continua a fare cassa con i poveri. Un tema che ci sta molto a cuore è togliere completamente la pubblicità e la gestione dell’azzardo alle imprese multinazionali. Questo settore va ridato in mano al pubblico o al non profit. Altro obiettivo è quello di togliere le slot dai bar. Torniamo al casinò” ha concluso Bruni.

 

“Il gioco d’azzardo cresce notevolmente. Nell’ultimo anno c’è stata grande espansione, in controtendenza con quello che è successo nei quattro anni precedenti. Si tratta di un aumento generalizzato che riguarda tutte le fasce d’età, più nel meridione che al nord. Noi non ci occupiamo in modo specifico di gioco d’azzardo, ma esercitiamo la nostra attività con misure incisive (non pecuniarie) nei confronti dell’emittenza radiotelevisiva tradizionale, la prospettiva su cui ci stiamo muovendo è di allargare il raggio di azione e di fare riferimento anche all’emittenza non lineare. I pericoli maggiori, infatti, non arrivano certo dalla tv tradizionale” ha detto Maurizio Mensi (Presidente comitato media e minori).

 

“Credevo i nostri adolescenti spendessero la loro paghetta su applicazioni che consentono di comprare e accedere a videogiochi, invece una ricerca recente del Cnr basata su 30mila casi esaminati ci dice che c’è questa ripresa dell’azzardo. Fino al 2008 c’era stato un calo e ora riprendono a giocare. Giocano meno a Lotto, Superenalotto e Poker Texas Hold’em, mentre si gioca molto alle scommesse (ragazzi), e Gratta e Vinci (ragazze). Anche in virtù di questo non c’è una pubblicità buona, educativa. Le fasce orarie sono una foglia di fico per la nostra coscienza” ha affermato Angela Nava Mambretti (Presidente consiglio nazionale utenti – Organismo interno all’Agcom). “Non dobbiamo dire che la rete non ci permette di poter fare nulla. Sicuramente è difficile ma è necessario pensare anche in positivo per cercare di affrontare il problema anche in ottica online. Delegare il male alla rete ci rende impotenti, invece possiamo fare qualcosa” ha concluso.

 

“L’internetpatia andrebbe sottolineata – ha detto Massimiliano Parra (presidente Aiart) -. Abbiamo fatto una ricerca che ha trovato 4 tipologie di giocatori: il giocatore sociale (mosso da intenzione ricreativa); il giocatore problematico (non una patologia attiva ma problemi sociali da cui sfugge); il giocatore patologico e il giocatore patologico impulsivo dipendente. Io terrei per buono il giocatore sociale, gli altri sono da considerare nel cerchio della devianza. Il legame tra individuo e gaming, che a volte sfocia nel gambling, riflette il processo di coesistenza tra uomini e media. I media non siamo altro che noi. Anche il luogo del gioco è cambiato, ormai si azzarda in maniera itinerante. L’origine vera del problema non sta però nel media che si utilizza ma nell’individuo. Il gioco d’azzardo evidenzia un disagio sociale. Una cultura della deresponsabilizzazione che sfocia in fenomeni deviati o devianti come il gioco d’azzardo. Le nostre proposte sono di favorire iniziative di sensibilizzazione. L’auspicio è che si giunga a una legge quadro di settore ma insistiamo soprattutto sulla questione educativa” ha concluso Parra.

 

“L’investimento pubblicitario nel gioco è importante e le emittenti cercano di tutelare questa risorsa, anche se è al 21° posto tra quelle più rilevanti” ha detto Stefano Selli (Vicepresidente Confindustria Radiotelevisione). “Bisogna capire se vogliamo continuare a consentire il gioco o meno. Se si ritiene che va vietato, io non sono d’accordo, è una scelta difficile e saremmo gli unici in Europa, si decida di farlo. Ma ricordo che nessun Paese europeo ha una legislazione forte come la nostra per la tutela delle fasce deboli, incluse le restrizioni pubblicitarie. Abbiamo creato un sistema unico. C’è chi ritiene che la pubblicità sia un fenomeno da contrastare e negativo, noi la pensiamo diversamente, come spiega la stessa Commissione Europea. Riteniamo infatti che la pubblicità del gioco d’azzardo legale, gestita in modo regolamentato, possa essere un elemento positivo molto importante contro il fenomeno dell’illegalità. Pochi settori hanno avuto una disciplina tanto accurata come quello dell’azzardo. Si parla spesso delle slot, queste però non vengono pubblicizzate come altre forme di gioco. Si può lavorare sulle attività educative. Anche l’online è un tema che va affrontato, mentre pare sia stato trascurato, speriamo si possa rimediare”.

 

“Quali sono le soluzioni? Si è proposto l’intervento sulla pubblicità, ma serve un giusto bilanciamento degli interessi. Serve una legge quadro sul tema gioco d’azzardo e solo dopo una branca di questa che si occupi dell’ambito specifico della pubblicità commerciale sulla materia” ha detto in chiusura Antonio Preto (Commissario Agcom).

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