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AGCAI scrive una lettera aperta all’Assessore Beccalossi: “gli operatori non sono strozzini ma dipendenti statali”

In: Associazioni

7 giugno 2016 - 18:12


agcai

“Il problema è di natura politica e andrebbe risolto a monte da chi come l’Assessore fa politica”

(Jamma) – “Nell’ottica di un confronto costruttivo, finalizzato a far desistere il giocatore dall’accesso al gioco illegale e d’azzardo, sarebbe opportuno – scrive l’associazione AGCAI – far fronte comune al fine di ottenere una regolamentazione ad hoc dei giochi d’intrattenimento”.

“Proprio il desiderio di dire le cose come stanno, guardare in faccia la realtà ed affrontarla, – osserva in una nota AGCAI – ci porta a richiamare l’Assessore Beccalossi ad assumere quella responsabilità che il suo ruolo politico impone, mediante una risoluzione a monte del problema. Non serve fare demagogia politica e demonizzare il settore dei costruttori e gestori di Slot che, come qualunque altro dipendente statale, sono semplici esecutori delle disposizioni dettate dallo Stato stesso. L’Assessore certamente merita il perdono di coloro che benché definiti ‘attacca spine’, svolgono da imprenditori del settore, un lavoro complesso per la realizzazione delle macchine da intrattenimento nel rispetto delle disposizioni che lo Stato impone; per questo preghiamo l’Assessore di visitare una delle aziende attive nel settore al fine di ricercare con chi ha dalla sua parte un’esperienza pluridecennale, valide soluzioni comuni nella lotta alla ludopatia.

Il problema della ludopatia va risolto infatti politicamente, inducendo lo Stato a rinunciare al gettito erariale e incentivando la diffusione di macchine che non portino ad un gioco patologico invece lo Stato vuole per molteplici interessi indirizzare il giocatore nelle sale dedicate con VLT macchine infernali dove il giocatore può perdere migliaia di euro al giorno dove la ludopatia nasce e si moltiplica come evidenziato da molteplici studi fatti in Europa in modo particolare in Spagna e in Germania.

L’errore più grande commesso proprio dallo Stato è stato quello di autorizzare la diffusione delle sale VLT, estremamente pericolose per il giocatore. Sarebbe opportuno invece riportare il gioco da intrattenimento in parametri tali da prevenire ogni risvolto ludopatico per il giocatore in applicazione alla normativa vigente. Proviamo a capire insieme quale potrebbe essere una soluzione concreta: è inutile ridurre gli orari e aumentare le distanze perché questo indurrebbe il giocatore compulsivo a rivolgersi a giochi paralleli di indubbia pericolosità. Sarebbe opportuno, di contro, invertire la rotta intrapresa proprio dallo Stato che, di fatto, con la Legge di stabilità del 2015 aumentando la percentuale del prelievo (PREU) che va allo Stato stesso, dal 13% al 17,5%, ha colpito, di fatto, proprio il giocatore – la cui salute starebbe tanto a cuore agli operatori politici –; ed infatti, la portata del denaro (vincita) restituita ai giocatori è stata ridotta, con conseguente aumento delle entrate in favore dello Stato e della ludopatia. Bisognerebbe fissare con una regolamentazione ad hoc, un tetto massimo di perdita oraria, al di sopra del quale si deve iniziare a parlare di gioco d’azzardo, indicando delle precise linee guida ai costruttori e gestori dei giochi di intrattenimento finalizzate ad una programmazione delle macchine che miri ad una drastica riduzione della ludopatia.

Una valida soluzione potrebbe essere quella di regolamentare i due tipi di slot esistenti sul mercato: le VLT (Video Lottery Terminal) che sono le più pericolose e che andrebbero del tutto vietate in quanto prevedono puntate sino a 10 euro per volta e vincite sino a 500.000 euro causando una perdita di circa 500,00 euro l’ora; pertanto, se la puntata venisse ridotta ad 1 euro, con una programmazione ad hoc, la perdita massima oraria si ridurrebbe a circa 50 euro l’ora. Nelle AWP (slot – machine) invece, (avendo come parametro una giocata media minima di circa 8 secondi), aumentando la percentuale da 70 a 85, la perdita oraria media effettiva passerebbe da circa 50 euro a circa 30 euro l’ora. Ambedue le perdite orarie, secondo il nostro modesto parere non sarebbero gioco d’azzardo ma sarebbero paragonabili, ad esempio, ad un’ora di gioco passata al flipper o in un parco divertimenti.

Del resto lo Stato, potrebbe, nella massima trasparenza, autorizzare l’apertura di case da gioco prettamente dedicate al gioco d‘azzardo (i già esistenti casinò) (due/tre per città) oppure uscire allo scopeto ed avere il coraggio di chiamare “sale da gioco d’azzardo” le già esistenti sale VLT; da tali settori lo Stato potrebbe così attingere ingenti somme di denaro in quanto aumenterebbe in modo esponenziale il prelievo che andrebbe nelle sue casse.

Ricordiamo a noi stessi che la presenza degli AWP (c.d. slot – machine) introdotte proprio al fine di contrastare il gioco illegale e d’azzardo nei luoghi pubblici, stante l’accesso continuo degli avventori nell’esercizio, rappresenta di per sé un efficace deterrente per il giocatore compulsivo che desiste dal protrarre per lungo tempo il gioco perché le macchine sono visibili al pubblico, ed inoltre rappresenta anche una valida alternativa ad ambienti di giochi paralleli (sale dedicate VLT, gioco illegale, gioco d’azzardo on – line, , casinò, ecc) privi di limiti e di qualsivoglia regolamentazione e, pertanto, fortemente lesivi della sfera patrimoniale e personale del giocatore. Ed infatti, l’Assessore dovrebbe chiedersi cosa succerebbe se venissero staccate le spine dei giochi di intrattenimento come le AWP; certamente si andrebbe ad incentivare l’accesso al gioco illegale e d’azzardo (giochi on – line, casinò, diffusione illegale del gioco on – line nei vari luoghi pubblici).

Allo scopo di combattere insieme il gioco illegale e d’azzardo, viene, pertanto, rivolto un invito all’Assessore al territorio della Lombardia Beccalossi sia al prossimo evento di Torino del 9 luglio 2016, sia al Convegno che si terrà presso la Camera a fine giugno, con l’auspicio che l’invito non resti privo di riscontro come quello rivoltole in occasione del Convegno di Milano ove è stata urlata a gran voce la necessità di trovare “concrete soluzioni comuni” per combattere il gioco d’azzardo. La finalità primaria di AGCAI, che si speri sia condivisa anche dall’Assessore Beccalossi, non è infatti quella demagogica di una mera sponsorizzazione della cura della ludopatia priva di soluzioni efficaci bensì quella di evitare lo spreco di denaro pubblico per la cura di tale patologia, incentivando e promuovendo a monte una regolamentazione ad hoc del gioco al fine di evitare che lo stesso sfoci nella ludopatia stessa e porti al gioco illegale e d’azzardo”.

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