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Ticket Redemption. Il Tar Catania annulla revoca licenza per apparecchi non autorizzati: “Sanzione eccessiva”

In: Apparecchi Intrattenimento, Diritto

24 agosto 2016 - 16:19


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(Jamma) Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, sezione staccata di Catania , ha accolto il ricorso del titolare di una sala giochi, licenza di pubblica sicurezza rilasciata dalla Questura di Enna per l’installazione di apparecchi da intrattenimento all’interno dell’esercizio pubblico di bar sito nel Comune di Cerami, a cui la Questura aveva revocato la licenza perchè, in sede di controllo, era stato riscontrata la presenza di due apparecchi da gioco, di cui all’art. 110, co. 7, lett. c), del TULPS,

sprovvisti dei prescritti titoli autorizzatori rilasciati dall’A.A.M.S.
“In conseguenza di tale fatto, valutato l’abuso del titolo di polizia, e ritenuto che sia venuto un certo grado di affidabilità e di liceità nella conduzione dell’attività, il Questore ha disposto la revoca della licenza concernente l’istallazione di apparecchi da gioco, ritenendo peraltro di dover obliterare per ragioni di urgenza le garanzie partecipative sancite dall’art. 7 della L. 241/90 a favore del destinatario.
Il ricorso
Tale provvedimento è stato ritualmente impugnato col ricorso in epigrafe, con il quale l’esercente deduce:
1.- la violazione dei principi dettati in tema di procedimento amministrativo, insita nel fatto che l’amministrazione non abbia fatto precedere l’impugnato decreto dalla rituale comunicazione di avvio del procedimento, senza addurre a sostegno della propria scelta valide e gravi ragioni di urgenza che potessero giustificare la compressione del diritto del cittadino ad interloquire con l’amministrazione in via preventiva nel corso del procedimento;
2.- la violazione degli articoli 9, 10 e 11 del TULPS in ragione del fatto che non sia stata evidenziata una situazione concreta e oggettiva di abuso, o di pericolo di abuso dell’autorizzazione di polizia, dato che questa fattispecie presuppone il verificarsi di una pluralità di episodi, mentre nel caso di specie si è assistito ad una sola violazione dell’arco di un decennio di svolgimento dell’attività. In aggiunta, il ricorrente ha anche lamentato la violazione del principio di proporzionalità ed adeguatezza della misura inflittagli, che non sarebbe stata parametrata alla gravità dei fatti accertati, e non avrebbe operato un bilanciamento tra gli interessi pubblici e privati contrapposti.
L’amministrazione intimata si è costituita in giudizio ed ha difeso la legittimità dell’atto adottato sostenendo che le esigenze di celerità sottese all’adozione del provvedimento sono da rinvenire nella necessità di reprimere l’attività illegittimamente svolta, e che la misura irrogata appare proporzionata ai fatti contestati, in quanto la legge affida alla discrezionalità dell’autorità di pubblica sicurezza l’opzione tra la mera sospensione, ovvero la revoca, del titolo di polizia rilasciato.
Accogliendo l’istanza cautelare formulata in seno al ricorso, la Sezione “ha adottato l’ordinanza n. 878/2014, nella quale è stata valorizzata la censura imperniata sulla violazione del principio di proporzionalità della sanzione sollevata dal ricorrente”.

Il Collegio ha ritenuto di poter confermare il giudizio già espresso dalla Sezione – seppur in diversa composizione – nella fase cautelare del giudizio, e di accogliere quindi il gravame in esame.
Infatti, l’art. 10 del TULPS invocato nel provvedimento impugnato stabilisce che “Le autorizzazioni di polizia possono essere revocate o sospese in qualsiasi momento, nel caso di abuso della persona autorizzata”. La misura sanzionatoria prevista dalla norma in esame, invero, contempla l’alternativa fra la definitiva revoca del titolo di polizia, e la sua sospensione temporanea. Si tratta – come appare evidente – di misure analoghe negli effetti pratici, ma caratterizzate da una notevolmente diversa incidenza temporale. Pertanto, la scelta fra la sospensione temporanea del titolo e la sua definitiva revoca – diversamente da quanto opinato nella memoria difensiva dell’amministrazione – non può profilarsi come assolutamente indifferente, e discrezionalmente opzionabile senza motivazione. Al contrario, la decisione di irrogare – in presenza di una sola accertata violazione, ed a distanza di circa un anno e mezzo dai fatti – la sanzione più gravosa, senza motivare le ragioni che la possano giustificare, appare illegittima. In definitiva, il ricorso va accolto salvi restando gli ulteriori provvedimenti eventualmente motivati che l’amministrazione vorrà adottare sulla vicenda.

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