Cerca nel sito
Facebook Twitter Youtube RSS
 

Ticket Redemption. Savron (Alea) risponde a Tredese: “E’ davvero solo un gioco?”

In: Apparecchi Intrattenimento

20 luglio 2016 - 11:02


ticket34

(Jamma) Il dottore Gianni Savron , membro di Alea, l’associazione culturale senza fini di lucro che raccoglie la gran parte dei professionisti che in questi anni si sono occupati di gioco d’azzardo problematico in Italia, nelle scorse settimane ha pubblicato un articolo sulle ticket redemption, apparecchi definiti dalla normativa di puro intrattenimento ma che, secondo lo stesso Savron, non differiscono molto dalle macchine attraverso le quali si pratica il gioco d’azzardo. Posizione non condivisa dall’ingegner Tiziano Tredese, operatore dell’apparecchio da intrattenimento. Oggi il dottor Savron risponde alle osservazioni di Tredese

“Innanzi tutto vorrei ringraziarla per le sue osservazioni perché un raffronto di idee aiuta ad allargare gli orizzonti di conoscenza, anche se, a mio avviso le sue considerazioni nell’insieme non si addicono al mio articolo.

In esso non si rivolge alcuna nota agli ideatori, costruttori, gestori delle Ticket Redemption (TR),ma è piuttosto orientato alla descrizione degli aspetti e caratteristiche che accomunano “alcune” TR  alle slot-machines, e come queste analogie possano condizionare e favorire un assenso e accettazione passiva da parte dei minori di regole, termini e concetti come fortuna, Jackpot,casualità.

Occupandomi di azzardo, l’obiettivo che perseguo è quello di illustrare e porre l’accento su eventuali pericoli legati alle modalità di presentazione e di proposta a minorenni di giochi a esito casuale e non di giochi ludici privi di alea. Lei stesso, nella sua e-mail, ha indicato giochi che implicano abilità, citando la pallacanestro, ma come ben sa oltre a quelli ve ne sono altri in cui la casualità gioca il ruolo preminente (Circlerama, Mission Control, Winners Wheel, Hollywood Reels, Basket Fortune, Fortune Wheel) dei quali non ha fatto cenno.

In merito poi all’ideazione e costruzione delle TR, certamente è lei l’esperto, tuttavia l’obiettivo è quello di porsi dalla parte di chi usufruisce del gioco, di come lo vive e lo interpreta, nonché dei suoi effetti: in questo caso minorenni che possono avere anche 6-10 anni; non credo che loro osservino i giochi dalle prospettive dell’ideatore, del costruttore, del gestore o dello Stato, ma piuttosto, da quella del bambino che desidera svagarsi, e può non avere gli strumenti per valutare pienamente le dinamiche a cui è sottoposto.

Ben vengano giochi innocui e divertenti; tuttavia le chiederei, riferendomi semplicemente alla “Slam a Winner” da lei citata: “data la disposizione dei fori e il tubo di caduta della pallina che non può essere direzionato e fa cadere la pallina sempre sulla piastra rotante”, dovrebbe spiegare quale abilità e quanta casualità permettono di centrare il foro che si desidera. Il giocatore è in grado di orientare o prevedere in modo preciso il tragitto che seguirà la pallina una volta pigiato il pulsante?

Quante sono le probabilità di centrare il foro e ottenere il jackpot?

Come lei sottolinea è certamente la gravità a fare cadere la pallina, ma la dinamica e azione di spinta è “identica” a ogni caduta? Tutta abilità?

Se poi consideriamo altri giochi a minore/bassa abilità di cui tralascio le rispettive particolarità, cosa pensare?

Nella sua stessa spiegazione del funzionamento della Slam a Winner sottintende che la restituzione è sempre minore del giocato: “…se così fosse, saremmo di fronte ad un distributore automatico”.

Riguardo a quanto accade all’estero e di quanto abbiano fatto o stiano facendo legislatori, genitori, produttori di giochi, gestori nelle varie parti del mondo, è questo un aspetto che coinvolge opinioni, atteggiamenti, singole posizioni e decisioni che ciascuno liberamente assume verso le TR e chi vi gioca.

Ripensandoci, un tempo si affermava che la schiavitù fosse giusta; ma poi qualcuno ha fatto osservare che non lo era, e un po’ alla volta ci si è resi conto di quanto sia sbagliato assoggettare e soggiogare un altro essere umano.

Per concludere, da 2 anni a Ravenna stiamo portando avanti un progetto di sensibilizzazione dei minori al piacere del gioco ludico e sulla prevenzione del rischio nei giochi d’azzardo.

Nel corso dello studio si è constatato che bambini di 9/10 anni che giocano ad alcune TR sperimentano e vengono esposti alle stesse situazioni e stimolazioni che vivono gli adulti di fronte alle slot-machines con il medesimo effetto di voler rigiocare.

E mi chiedo: il bambino che ha speso 10/15 euro o più, in 10-15 minuti, per ricevere in premio una penna o altro oggetto del valore, per esempio, di 30 centesimi, è in grado di comprendere appieno quanto è avvenuto? E’ in grado di gestire le dinamiche e gli aspetti psicologici innescati dal gioco e dalla casualità (perdita della temporalità, focalizzazione sullo stimolo, accettazione del rischio, imprevidibilità, premio fittizio immediato mediante ticket, aspettativa di vincita, vincita reale, valore del denaro, ecc.) e quindi regolarsi di conseguenza? Da quanto abbiamo sperimentato, no!

Come lei saprà in certe condizioni non ci riescono neppure gli adulti!

Con questa mia risposta che spero essere esaustiva desidero nuovamente ringraziarla per le preziose osservazioni e per l’invito che se fattibile e fruttuoso potrebbe avere una sua validità” conclude Savron.

 

Commenta su Facebook


Cars2_old_120x600
Realizzazione sito
Avvertenze Balduzzi