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Slot irregolari. Cassazione: “Responsabilità in capo al titolare ‘di fatto’ dell’esercizio pubblico”

In: Apparecchi Intrattenimento, Diritto

8 giugno 2016 - 12:42


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(Jamma) La Terza Sezione Penale della Cassazione ha respinto il ricorso presentato dal ‘titolare di fatto’ di un esercizio pubblico e un gestore condannati per aver installato e gestito quattro apparecchi da gioco non collegati alla rete telematica.

 

In seguito ad un controllo nell’esercizio commerciale intestato a B. A. (madre di uno dei due ricorrenti ed originaria coimputata), venivano rinvenute quattro macchine videopoker

sprovviste del numero di matricola, e non collegate alla rete mediante modem per il controllo del Ministero delle Finanze; all’interno degli apparecchi veniva rinvenuta la somma di 304,00 euro, a dimostrazione dell’attuale utilizzo. Il figlio della titolare, unica persona che si trovava nell’esercizio commerciale, non era in grado di esibire la documentazione attestante la conformità degli apparecchi, e chiamava il gestore degli apparecchi, anch’egli sprovvisto di documentazione.

 

Sulla base di tali elementi la Corte territoriale ha assolto la titolare dell’esercizio pubblico , la cui affermazione di responsabilità in 1° grado era stata fondata esclusivamente sulla titolarità formale dell’esercizio, ed ha invece condannato i ricorrenti, in accoglimento dell’appello interposto dal P.G., sul rilievo che il figlio era il gestore di fatto dell’esercizio, unica persona presente, che si era immediatamente attivato per chiamare il fornitore e manutentore degli apparecchi, e che era stato intestatario dell’attività fino al 2006, mentre il gestore Fumarolo era la persona che aveva fornito gli apparecchi al primo e ne garantiva la manutenzione.

 

La presenza del figlio della titolare nell’esercizio e la sua immediata reazione diretta a far intervenire la persona che evidentemente conosceva essere il fornitore degli apparecchi, nonché l’intervento del gestore , chiamato dal primo, sono elementi logicamente e ragionevolmente utilizzati dalla Corte territoriale per inferire una gestione di fatto dell’esercizio, e quindi una disponibilità degli apparecchi rinvenuti, da un lato, e un concorso nell’installazione degli stessi da parte del secondo.

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