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Slot. Gestore pratese rivendica dignità per la sua attività con una campagna di immagine che scatena polemiche

In: Apparecchi Intrattenimento

22 giugno 2016 - 16:50


ciofi

(Jamma) «È un modo per levarci di dosso l’immagine negativa che spesso ci viene associata e far passare il messaggio che il nostro è un mestiere come tutti gli altri, in cui non c’è niente di nascosto o illegale». A parlare è Fabio Ciofi, l’ideatore della “campagna di immagine” – così la definisce – sulle sale da gioco che, con lo slogan “Dipendenti del gioco”, è comparsa nei giorni scorsi su numerosi manifesti in giro per la città di Prato e che tanto sta facendo discutere tra gli addetti ai lavori e non solo.

«Non si tratta di una pubblicità che invita a giocare – spiega Ciofi – Non c’è infatti nessun indirizzo o altro che rimandi alle sale». Fabio Ciofi è il titolare della ditta pratese Extragiochi, che gestisce e noleggia apparecchi da intrattenimento in locali pubblici, sale giochi e circoli di Prato, Firenze, Pistoia e Siena, oltre che il proprietario di alcune sale slot e bingo cittadine (suoi il “Bingo Stella” in via Roubaix, la Sala Jackpot in piazza Mercatale e parte dell’ ”Accademia del Biliardo” in via Pomeria, oltre al bar Imperatore e al bar Europa).

Il gruppo dà lavoro a circa 70 dipendenti, alcuni dei quali impiegati da oltre 15 anni. «Ad essere sincero non mi aspettavo di suscitare tutto questo clamore. Il messaggio che volevo passasse è che dal gioco possono nascere opportunità anche positive – continua – Nei miei locali offro un servizio, che non è soltanto quello del gioco tra l’altro, senza imporre nulla a nessuno. Alla base dell’uso, corretto o meno, che se ne fa rimane il libero arbitrio».

«La nostra categoria è inoltre tra le più tassate – spiega Ciofi – tanto che si può considerare lo Stato il nostro socio di maggioranza. Senza contare che l’ultima legge di stabilità ci ha imposto di cambiare tutte le macchine, che adesso hanno delle specifiche tecniche diverse». Tra cui la minore probabilità di vincita per i giocatori. Oltre il 60% dei proventi delle slot e macchinette simili va allo Stato, il che per l’azienda di Ciofi equivale a circa 300mila euro ogni 15 giorni.

«C’è anche chi ha apprezzato i manifesti – aggiunge Ciofi – come alcuni commercianti. D’altra parte non capisco perché la stessa indignazione non è riservata a campagne di aziende nazionali, ben più grosse della mia, che invitano al gioco con slogan spesso ingannevoli. Qui l’intento era diverso. E ci abbiamo messo la faccia».

Quando si entra nell’argomento dipendenze poi, Ciofi risponde: «I nostri clienti affezionati li conosciamo bene. Ci capita spesso che qualcuno “alzi il gomito” con le slot, proprio come succede in un qualsiasi bar con gli alcolici. E, come un buon barista dovrebbe fare, quando possiamo cerchiamo di invitare la persona alla moderazione. In questo senso il gioco online è molto più pericoloso, perché viene a mancare il rapporto con la gente. Tuttavia non possiamo obbligarli a non giocare, anche perché non siamo i soli a offrire questo tipo di prodotto».

Il direttore della compagnia dei trasporti Alberto Banci spiega che la gestione degli spazi pubblicitari è affidata ad un’agenzia. «Tuttavia – puntualizza – in ragione di questo dibattito, a questo punto, valuteremo se continuare o meno ad esporre la pubblicità». Il presidente di Cap Giuseppe Gori ha infine puntualizzato: «Abbiamo dato mandato ai nostri uffici di non accettare prolungamenti o ulteriori accordi pubblicitari per questa campagna, che avrà fine in pochi giorni».

 

redim

 

Cosa hanno scritto le undiciassociazioni pratesi impegnate nel tavolo partecipativo per la regolamentazione del gioco d’azzardo a proposito della campagna pubblicitaria .

“Nei mesi scorsi un gruppo di cittadini appartenenti ad 11 associazioni che lavorano in città ha attivato un tavolo partecipativo per la modifica del regolamento comunale sulla disciplina del gioco d’azzardo. Il tavolo ha prodotto una proposta di modifica che attualmente è all’esame delle commissioni consiliari competenti. Lo scopo di questa iniziativa è quello di contrastare la diffusione del gioco d’azzardo, in particolare quello delle slot machine, che sta producendo danni devastanti ad un numero crescente di persone che si avvicinano a questa pratica.

Di recente nella nostra città sono apparsi dei manifesti pubblicitari per iniziativa di alcuni operatori del settore del gioco che nel tentativo di un’impossibile legittimazione dell’azzardo hanno proposto all’attenzione dei cittadini i vantaggi che questo comporterebbe in termini di occupazione, in particolar modo giovanile. Il tutto proposto con l’immagine idilliaca di giovani sorridenti che La realtà che noi conosciamo, come molti altri cittadini che hanno a che fare con questo problema, è ben diversa, e quindi come appartenenti al tavolo riteniamo doveroso richiamare l’attenzione su ben altri risvolti del gioco d’azzardo per una completezza di informazione.

Se è vero che in Italia l’azzardo dà lavoro ad oltre duecentomila addetti, è anche vero che ha prodotto circa ottocentomila persone ammalate di gioco d’azzardo patologico; il che vuol dire ottocentomila famiglie rovinate, quindi milioni di persone che soffrono per la diffusione incontrollata dell’azzardo. A questi si aggiungono circa due milioni e mezzo di giocatori problematici, ancora non completamente malati, ma che già perdono ingenti somme. Il carico assistenziale che la cura di tutte queste persone e delle loro famiglie comporta è insostenibile da un punto di vista economico richiedendo cifre miliardarie.
Molti di questi malati hanno perso il posto di lavoro a causa del gioco, e, se imprenditori, hanno chiuso aziende creando disoccupazione dopo aver dilapidato tutti i loro averi.
Molti dopo aver esaurito le loro risorse economiche si rivolgono agli usurai perché non trovano più nessuno che presti loro i soldi. L’usura, come dimostrato dalle indagini giudiziarie, è in buona parte in mano alla criminalità organizzata, e ciò comporta gravi ricadute in termini di legalità.
I suicidi sono quattro volte più frequenti fra i giocatori rispetto a quelli che non giocano.
Molti omicidi e rapine sono collegati al bisogno di procurarsi il denaro necessario per giocare.

Abbiamo davanti dunque uno scenario di disagio sociale ed economico di una gravità sproporzionata rispetto al modesto vantaggio occupazionale del settore.

Nel sottolineare questi aspetti, inaccettabili da tutti i punti di vista, non vogliamo criminalizzare il gioco d’azzardo, ma è doveroso evidenziarne, dati alla mano, la pericolosità se se ne lascia libera la diffusione e l’accesso. Senza cadere nel proibizionismo riteniamo necessaria una stretta regolamentazione e ridimensionamento di questo fenomeno che purtroppo ci vede al primo posto nel mondo per spesa pro capite”.

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