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Polonia. Oggi il Governo vara la modifica di legge che introduce il monopolio sulle slot machines

In: Apparecchi Intrattenimento

19 luglio 2016 - 16:03


awp polonia

(Jamma) Il Monopolio di Stato non ha nulla a che fare con il contrasto all’economia sommersa e la dipendenza da gioco d’azzardo. E’ il commento di Helmut Kafka, già vicepresidente della Federazione Europea di gioco ed intrattenimento (EUROMAT) alla introduzione della normativa polacca sulle slot a vincita limitata. Oggi il Governo di Varsavia vara infatti il progetto di modifica della legge che prevede l’introduzione di un monopolio sul mercato delle slot machine, mentre gli altri paesi europei stanno da tempo allontanandosi da questo approccio.

Il Monopolio statale non ha nulla a che fare con la riduzione dell’economia sommersa e la dipendenza. Monopoli significa semplicemente che un gruppo di persone vogliono trarre vantaggio dai consumatori senza competere in un regime di libera concorrenza. “Quanti ultimi anni hanno mostrato attraverso gli esempi di altri paesi che non hanno nulla a che vedere con il progetto del governo polacco- dichiara Kafka che è anche un esperto della Camera di commercio austriaca dal 1988 “Il confronto statistico con altri paesi dimostra che se il monopolio è troppo restrittivo, le tasse sono troppo alte e non vi è un dialogo aperto, un mercato libero e competitivo, cresce l’area grigia del mercato del gioco, soprattutto online. “Questo è ciò che è accaduto, per esempio, in Norvegia, quando l’operatore statale ha assunto il monopolio del mercato dei giochi – aggiunge.
Nel frattempo falliscono i due obiettivi più importanti che il ministero delle Finanze indica a sostegno della modifica della legge sul gioco d’azzardo ovvero la lotta all’offerta illegale su slot e giochi su Internet e garantire il massimo livello possibile di protezione per i cittadini, compresi i minori, dagli effetti nocivi del gioco d’azzardo .

 

Nei giorni scorsi l’Avvocato Generale della Corte di Giustizia europea Michal Bobek si è espresso in merito alla domanda di pronuncia pregiudiziale proposta da un Tribunale regionale polacco proprio su una norma a cui si riferisce la modifica di legge .

Una norma nazionale come l’obbligo di autorizzazione per la gestione di casinò previsto dalla normativa polacca sui giochi d’azzardo, non costituisce una «regola tecnica» ai sensi della direttiva 98/34/CE del Parlamento europeo che prevede una procedura d’informazione nel settore delle norme e delle regolamentazioni tecniche e delle regole relative ai servizi della società dell’informazione.

La vicenda si riferisce ad un procedimento che vede imputati i titolari di una impresa di gestione di slot a cui è stata addebitata appunto la gestione di apparecchi automatici (slot machine) presso bar senza autorizzazione. Nell’ambito della loro difesa, essi affermano che l’obbligo di autorizzazione costituisce una «regola tecnica» ai sensi della direttiva 98/34 che non è stata notificata alla Commissione. Pertanto, essa non poteva essere loro opposta dalle autorità polacche.

Il fatto che l’obbligo di autorizzazione non sia stato notificato alla Commissione non è in discussione. Nella sua questione, il giudice nazionale chiede chiarimenti quanto alle conseguenze della mancata notifica. Tuttavia, prima di esaminare tali conseguenze, deve essere affrontato un problema preliminare, vale a dire se l’obbligo di autorizzazione costituisca effettivamente una «regola tecnica». In caso di risposta negativa, non sussisterebbe infatti alcun obbligo di notifica.

Conformemente a quanto richiesto dalla Corte di giustizia, le conclusioni espresse dall’Avvocato Generale si limitano a un’analisi del problema preliminare e della questione generale che questo solleva, ossia in che misura i regimi di autorizzazione per taluni tipi di attività, vale a dire servizi, debbano essere considerati rientranti nell’obbligo di notifica per le «regole tecniche» applicabile ai prodotti, vale a dire alle merci.

“Ritengo sia evidente che l’obbligo di autorizzazione e la restrizione relativa all’ubicazione hanno ambiti di applicazione e funzioni diversi e non possono essere semplicemente trattati entrambi come «regole tecniche» in ragione di un presunto «stretto legame» tra di loro” osserva l’Avvocato Generale “La preoccupazione principale della Commissione in relazione all’obbligo di autorizzazione è che esso fa espresso riferimento alla restrizione relativa all’ubicazione, tramite l’espressione «per la gestione di casinò». Tuttavia, non mi è chiaro se tale espressione comporti la presenta di ulteriori limitazioni geografiche o di altro tipo nell’ambito dell’obbligo di autorizzazione, che vadano oltre quanto previsto dalla restrizione relativa all’ubicazione. In definitiva, si tratta di una questione di interpretazione del diritto nazionale da lasciare al giudice nazionale . Senza anticipare tale interpretazione, qualora il giudice nazionale dovesse concludere che l’espressione «per la gestione di casinò» non impone limitazioni ulteriori rispetto alla restrizione relativa all’ubicazione, l’obbligo di autorizzazione non dovrebbe essere considerato una «regola tecnica». Lo scopo dell’obbligo di notifica di cui alla direttiva 98/34 è «salvaguardare, mediante un controllo previo, la libera circolazione delle merci» , vale a dire consentire un esame ex ante delle potenziali limitazioni alla libera circolazione delle merci. La restrizione relativa all’ubicazione, nella sua forma attuale, è stata notificata ed esaminata. La notifica di altre disposizioni che fanno mero riferimento alla restrizione relativa all’ubicazione, come sembra essere per l’obbligo di autorizzazione, non aggiungerebbero nulla alla realizzazione dello scopo della direttiva. Per analogia, secondo giurisprudenza consolidata, non vi è alcun obbligo, ai sensi della direttiva 98/34, di notificare un provvedimento nazionale «il quale riproduca o sostituisca, senza aggiungervi nuove specificazioni o integrazioni, regole tecniche (…) già debitamente notificate alla Commissione» “ conclude.

 

Anche in questo caso l’Avvocato Generale presenta le proprie conclusioni alla Corte di giustizia, proponendo in totale indipendenza la soluzione che a suo parere dev’essere data al problema.

Successivamente i giudici, e soltanto loro, deliberano sulla base di un progetto di sentenza steso dal giudice relatore. Ciascun giudice può proporre modifiche. La sentenza sarà pronunciata in pubblica udienza e trasmessa dal cancelliere al giudice nazionale, agli Stati membri e alle istituzioni interessate.

 

 

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