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Norvegia: il fallimento del modello ‘anti-slot’. I giocatori patologici come nel 2013

In: Apparecchi Intrattenimento

13 giugno 2016 - 08:41


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(Jamma) Annuncio choc della Gaming and Foundation Authority , l’authority norvegese per il gioco d’azzardo. Il modello della nazione anti-azzardo , la nazione che per i movimenti no-slot italiani ha fatto scuola nel sistema di liberalizzazione e divieti del gioco d’azzardo, ammette di aver fallito.  A dirlo è il Direttore della Authority Atle Hamar (nella foto) nel corso di una conferenza stampa in cui sono stati presentati i dati dell’ultimo studio sul gioco d’azzardo patologico. La ricerca evidenza che oggi ci sarebbero 122.000 giocatori a rischio di dipendenza da gioco, lo stesso numero registrato nel 2013 , ovvero quando la gestione delle slot è stata affidata, in regime di monopolio esclusivo alla Norsk Tipping, l’azienda di Stato per le lotterie. Fondata nel 1948, dipende dal Ministero della Cultura e ha un giro d’affari di circa 6 miliardi di euro l’anno . Il 31% di questi fondi viene investito in cause benefiche del Terzo settore. Il 45% di questi investimenti va allo sport (un po’ come il nostro Coni), il 36,5% in cultura e il 18% alla sanità.

La Norsk Tipping gestisce oggi circa 2.700 videoterminali da gioco collegati in rete , distribuiti in 1.200 esercizi pubblici. I terminali non consentono l’introduzione di denaro contante, il limite di età è di 18 anni, e prevedono un limite di puntata di 80 euro al giorno e 400 euro al mese. Per giocare serve una tessera del giocatore ed sono previste pause tra una giocata e l’altra.

Secondo lo studio presentato dalla Gaming and Foundation Authority il problema della dipendenza da gioco è legato alla grande diffusione dei casinò online non autorizzati. Almeno la metà dei giocatori sono a rischio gioco patologico, nel 2013 erano 1 su tre. Il numero dei giocatori registra un forte aumento grazie alla pervasività della pubblicità dei siti di gambling online. Nonostante infatti molti siti esteri non siano autorizzati, continuano a offrire servizi di gioco e a promuovere la loro attività su ogni media. Dal 2013 al 2015 la pubblicità televisiva su canali non nazionali è più che raddoppiata. Nel 2015 la ricerca ha monitorato 1.500 pubblicità di gioco d’azzardo, circa 62 ore in media. Si calcola che il 95% dei giovani di età compresa tra i 16-25 anni è stato esposto nell’ultimo anno alla pubblicità di giochi. 

“Senza considerare poi il marketing che questi operatori fanno attraverso internet, i social e i blog.” ha aggiunto il direttore Atle Hamar “Su questi canali la strategia di marketing risulta estremamente efficace, così da raggiungere ogni singolo utente digitale”. Dalla ricerca emerge che il fatturato dei casinò online esteri rappresenta circa il 10% del fatturato nazionale del gioco d’azzardo ma che le richieste al servizio di assistenza per giocatori patologici provengono nel 50% dei casi da giocatori che giocano su questi siti online.

Il Gaming Board sta pensando di sollecitare il legislatore ad introdurre regole in materia di informazione sul gioco e divieti al pagamento delle vincite oltre ad una maggiore vigilanza e azioni di contrasto contro gli operatori illegali.

Solo poche settimane fa in Italia sei senatori del Gruppo Misto-Idv hanno presentato una interrogazione parlamentare rivolta ai ministri dell’Interno e dell’Economia per sapere se “intendano affrontare il problema del gioco d’azzardo, socialmente diffuso e praticato tramite macchine, mutuando l’esperienza norvegese riportata per, poi, tradurla in sistema di regole analoghe o comunque similari”.

A questo punto pensiamo sia opportuno che aggiornino le loro informazioni con le ultime notizia diffuse proprio dalla Autorità di regolamentazione.

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