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Gatti (Bakoo): “Vietare il gioco non serve a nulla, la domanda non calerà. Spazio all’illegale e ritorno al passato…”

In: Apparecchi Intrattenimento, Cronache

2 agosto 2016 - 16:47


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(Jamma) – “Dal paradosso del gioco legale criminalizzato parte la campagna di difesa di un settore fagocitato da interessi divergenti. La politica cavalcando l’onda demagogica della difesa strenua del cittadino si dimentica le motivazioni che hanno portato il gioco ad essere oggetto di attenzione: l’emersione di una enorme mole di denaro che fino a qualche decennio fa sfuggiva al fisco.

 

La legalizzazione di un prodotto che potesse concentrare nelle mani dello Stato gli enormi profitti che fino ad allora erano cosa privata è stato il cardine della prima legge del 2003. Da allora tanti governi, tanti ritocchi e ritocchini alla caccia di denaro facile senza la minima progettualità di sviluppo di un comparto che, anno dopo anno, si andava industrializzando. Oggi ci ritroviamo stritolati dalle chiacchiere di costoro che pretendono di tutelare il cittadino da qualsiasi problematica. Non smetterò mai di dirlo: lo Stato non può e non potrà mai sostituirsi al buonsenso delle persone. Vietare il gioco, criminalizzare qualsiasi aspetto della vita produttiva di questo comparto non serve a nulla se non a riportare indietro le nostre aziende di due decenni e ad interrogarci se davvero abbia ancora senso procedere in una direzione di professionalizzazione che oggi non interessa più a nessuno.

 

Sono importanti i soldi invece, quelli si. Quelli non passano di moda e i tanti denari che la nostra categoria ha sborsato in anni di gestione del gioco pubblico ci rimbalzano oggi addosso quasi fossero soldi sporchi, che abbiamo rubato ingannando inconsapevoli zombie del gioco che basta accendere una lampadina a monitor e infilano monete. Sono molto pentito delle posizioni buoniste che a volte ho assunto poiché mi rendo solo adesso conto che la deficienza di certi personaggi (e per deficienza intendo carenza cognitiva) ha consentito al sistema di prendere un’imbardata irrecuperabile.

 

Inizieranno a litigarseli i soldi (troppi a mio modo di vedere) dedicati al recupero dei “ludopatici”. Sono certo che succederà. Cosi come sono sicuro che spunteranno come funghi istituti “ad hoc” per il recupero del giocatore anonimo. Anzi, qualcuno c’è già! Dividiamo i ludopatici dagli “irresponsabili” una volta per tutte e chiediamoci se davvero i “malati” sono sul serio “incapaci di intendere e di volere” e nel qual caso vanno aiutati costi quel che costi o se, in grandissima parte, sono e restano persone che non comprendono la gravità delle proprie azioni e nel qual caso, come dicevo prima, lo Stato non può e non potrà mai sollevare dalla intima necessità del pensiero autonomo. Ma questo non in omaggio a una ipocrita idea di liberalismo ostentato ma in virtù della inutilità di un’azione di tutela sociale nei confronti di chi non è in grado di effettuare quel percorso di maturità mentale necessario e auspicato.

 

Non me ne vogliano i vari psicologi ma non li ritengo in grado di aiutare nessuno, figuriamoci poi in questo ambito, se quel qualcuno non riesce a compiere quel passo, quel moto verso una consapevolezza che nessun manuale, adesivo informativo o pubblicità progresso potrà mai dare. Occorre ritornare a guardare la realtà: se si dessero un po di denari alle amministrazioni locali per le slot presenti nel territorio buona parte delle scemenze in merito a orari, chiusure anticipate, aperture posticipate e demenze varie sarebbero dimenticate con buona pace della signora Beccalossi e proseliti vari. E non mi si venga a dire che la tutela della salute delle persone (qualora mi fossi inopportunamente sbagliato nelle considerazioni di cui sopra) viene prima dell’utilità pubblica poiché mi ritengo abbastanza intelligente (la laurea in ingegneria qualcosa significherà bene) per non cadere in questa trappola politica.

 

Se si bada al cittadino allora il fumo va bandito da subito. Per non parlare dell’alcol, delle varie droghe (liberalizzate??), degli alimenti dannosi e cancerogeni, dei prodotti dannosi per la salute, delle discariche abusive, della terra dei fuochi e di tutte le altre nefandezze che ci si limita ad indicare quali “generiche problematiche legate alla salute” in tutti i rapporti del ministero. Possibile che invece si parli con così tanta precisione di “ludopatia”??? Il gioco d’azzardo non è che lo specchio di una politica incapace di affrontare con fermezza le situazioni che si nasconde dietro un politically correct che significa oggi involuzione di pensiero. Incapacità di risposta (e proposta) efficace. Incapacità di distinguere le scemenze dalle cose serie. Io non sono per il gioco d’azzardo pesantemente distribuito- ammesso che quello di oggi lo sia- ma sono per un mercato sostenibile. La domanda non calerà anche qualora si riduca l’offerta pubblica; la domanda ha regole sue che lo Stato non può governare. Il gioco legale lascerà spazio all’illegale e si dovrà aspettare un lustro perché si torni, con intelligenza, a pensare che il gioco va offerto al cittadino informandolo sugli eccessi, tutelandolo da offerte illegali e da proposte eccessive ma sempre nell’ottica che lo Stato non potrà farsi carico delle singolari incapacità di analisi e di comportamento”.

 

Ing. Francesco Gatti
BAKOO S.P.A.

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