Cerca nel sito
Facebook Twitter Youtube RSS
 

Cassazione, respinto il ricorso della Agenzia delle Entrate che contesta al gestore le mancate imposte sugli incassi delle slot spettanti all’esercente

In: Apparecchi Intrattenimento, Diritto, Fisco

12 luglio 2016 - 13:07


agenzia-delle-entrate

(Jamma) L’Agenzia delle Entrate ha presentato ricorso in Cassazione contro la pronuncia della Commissione Tributaria di Milano che ha accolto l’appello di un esercente che si è visto recapitare un avviso di accertamento IRPEF-IRAP per l’anno 2007 concernente la dichiarazione dei compensi degli esercenti e gestori degli apparecchi che distribuiscono vincite in danaro, essendo emersa incongruenza tra quanto dichiarato dal contribuente e quanto comunicato dal concessionario di rete.

La Commissione Tributaria ha motivato la decisione evidenziando “che l’avviso di accertamento appariva viziato da errata interpretazione dei fatti che avevano condotto al recupero di tassazione a riguardo dei componenti positivi (asseritamente non dichiarati per € 155.454,00, cifra che risultava determinata in ragione di una interpretazione presuntiva ed erronea dei dati comunicati dalla concessionaria di rete, sulla concessione della quale la società sanzionata operava come gestore degli apparecchi ). E in effetti “dalla tabella fornita dalla concessionaria risultava che l’ultima colonna dei dati (relativa ai compensi del “gestore/esercente”) indicava la cifra incassata non solo dal gestore ma anche dagli esercenti nei locali pubblici dei quali gli apparecchi erano collocati. I rapporti tra le due categorie menzionate “sono liberamente determinati dal gestore che li regola contrattualmente” e perciò l’Ufficio aveva erroneamente interpretato l’importo collocato nell’anzidetta colonna e che doveva risultare dalle ricevute rilasciate dai singoli esercenti al gestore degli apparecchi. In ciascuna ricevuta risultava il criterio di compartecipazione del 50%, sicché non poteva che essere frutto di errore l’avere imputato al gestore l’intero ammontare degli importi indicati nella colonna . D’altro canto, in analogo avviso di accertamento relativo a diverso anno di imposta (prodotto dal gestore ) risultava essere stata fatta la corretta imputazione delle quote di rispettiva competenza del gestore e degli esercenti, sicché altro non restava che annullare il provvedimento erroneamente adottato”.

L’Agenzia delle Entrate ricorre in Cassazione “per il fatto che il giudice del merito —una volta identificato l’errore di cui riteneva affetto il provvedimento impositivo- non abbia rideterminare l’imposta dovuta, limitandosi invece ad annullare integralmente il provvedimento impositivo”.

Per i giudici però “ sarebbe spettato alla parte ricorrente allegare e debitamente illustrare la circostanza che l’errore rilevato e debitamente descritto dal giudice del merito non esaurisca l’ambito della contestazione la quale ultima (nascendo dall’affermazione dell’esistenza di una “incongruenza” tra i dati comunicati dalla concessionaria e quelli dichiarati dal contribuente) non è stata debitamente delucidata nella sua concreta consistenza.

In tal modo, è impossibile per la Corte fare apprezzamento della concreta rilevanza della censura, e perciò apprezzare se —alla luce dei dati acquisiti al processo e dei dati storici allegati in atti dalle parti- al giudicante sarebbe stato concretamente possibile l’espressione di una apprezzamento valutativo idoneo ad un giudizio sostitutivo”.

 

Commenta su Facebook


Cars2_old_120x600
Realizzazione sito
Avvertenze Balduzzi