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Cassazione: gestore di apparecchi da intrattenimento ed esercente ai fini dell’IVA pari sono

In: Apparecchi Intrattenimento, Diritto

20 giugno 2016 - 17:10


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(Jamma) La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della Agenzia delle Entrate che aveva a un un gestore di apparecchi da intrattenimento ”l’omessa regolarizzazione «ai fini IVA dei servizi acquistati dagli esercenti dei locali pubblici ove erano state installate le macchinette” .

La controversia ha per oggetto l’avviso di accertamento emesso per IVA, IRPEF e IRAP per l’anno d’imposta 1999 nei confronti di una società svolgente attività di intrattenimento e spettacolo mediante l’impiego delle cd. macchinette automatiche ubicate presso locali pubblici. I verificatori avevano appurato che il gestore di apparecchi da intrattenimento (videogames, biliardini, etc) stipulava accordi con gli esercenti di locali pubblici (in genere bar) al fine di installarvi gli apparecchi e ravvisavano, da una parte, l’obbligo della stessa di fornire le macchine e di mantenerle funzionanti e, dall’altro, l’obbligo in capo all’esercente il locale di consentirne il posizionamento e di permetterne la fruizione da parte degli avventori, provvedendo al pagamento non in denaro delle vincite, mediante consumazioni o gratta e vinci forniti dall’esercente stesso; gli esercenti percepivano un compenso formato dall’importo delle vincite corrisposte ai clienti al quale andava aggiunto il 50% dell’introito netto rimanente all’apparecchio.

In ragione della omessa presentazione della dichiarazione per l’anno 1999, veniva, quindi, eseguito l’accertamento con il metodo induttivo ai sensi dell’art.39, comma 2 del DPR n.600/1973, e rideterminato il reddito anche ai fini IRAP.

A parere della ricorrente, la Commissione ha errato nel ritenere che il ricavo degli apparecchi era da attribuire sia all’installatore che agli esercenti dei locali, escludendo in conseguenza l’applicazione dell’art. 25 del DPR n. 633/1972; sostiene che, al contrario, l’art.74, comma 6, del DPR n.633/1972 all’epoca vigente, prevedeva il regime della detrazione di imposta IVA forfettaria solo per i soggetti esercenti attività sottoposta all’imposta sugli spettacoli, soggetto che, nel caso di specie andava pacificamente individuato nell’installatore. Secondo la ricorrente a ciò consegue che l’unico soggetto sottoposto allo speciale regime IVA di cui all’articolo 74 del DPR n.633/1972 è l’installatore degli apparecchi e la prestazione a questi resa dall’esercente del locale (non sottoposto al regime forfettario, del quale non poteva fruire in relazione ai medesimi apparecchi) è operazione soggetta all’obbligo di fatturazione che, ove non effettuata, deve essere contabilizzata nel registro di cui all’articolo 25 .del DPR n.633/1972/in assenza della quale è legittima di irrogazione della sanzione di cui all’art.6 del DLGS n.471/1997. In ordine al motivo i contribuenti replicano che l’incasso lordo, provento degli apparecchi di intrattenimento era convenzionalmente riferibile ai due soggetti, l’installatore ed l’esercente del locale, e che la fonte del provento era costituito anche per quest’ultimo dall’apparecchio da gioco e, quindi anche tale quota di provento era soggetta in capo all’esercente del locale alla speciale disciplina IVA prevista per il settore degli intrattenimenti e dei giochi.

Per la Cassazione questo motivo è inammissibile perché non coglie la ratio decidendi della sentenza impugnata, fondata sulla valutazione dell’accordo negoziale intervenuto tra le parti e sull’accertamento in fatto della unicità dell’attività di intrattenimento, realizzata congiuntamente mediante la messa a disposizione degli apparecchi da gioco da parte dell’installatore e dell’esercente i locali pubblici, accertamento che non risulta utilmente censurato. Inoltre la doglianza pecca sul piano dell’autosufficienza in quanto non è corredata dalla trascrizione dei relativi passi dell’avviso di accertamento e dell’atto dì appello, necessari a consentire il corretto inquadramento della vicenda posta a base della contestazione.

 

 

 

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