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Awp remota, Gatti (Bakoo): “Siamo produttori di software, ma non possiamo accettare che per salvare il nostro lavoro di sacrifichi quello di altri”

In: Apparecchi Intrattenimento

21 giugno 2016 - 11:15


GattiFrancesco

(Jamma) – Sostenere che il modello presentato è l’unico possibile al fine di tutelare l’attuale sistema è frutto di convergenze commerciali che nulla hanno a che fare con la reale intenzione di tutelare il gestore. L’interpretazione di Agliata e Festa (e di Sgi) sul gioco da remoto mi sembra errata: il gioco consentito da remoto non significa gioco scaricato da remoto (mi pare ovvio) e l’interpretazione è, a mio avviso, ambigua.

 

Il gioco dovrebbe avere un’autorizzazione da ambiente remoto che non prevede il download di alcun software. Il discorso del funzionamento a sessione (temporale o in numero di partite autorizzate) e’ invece condivisibile poiché soddisfa le richieste normative. Il download da remoto espone inoltre il sistema a tante incognite di tipo tecnologico ed operativo. Per funzionare il download da remoto implica l’esistenza di una rete stabile e ad alte prestazioni. Molte parti d’Italia non solo non ne dispongono ma non hanno nemmeno una solida programmazione di realizzazione in merito se non sconclusionate promesse elettorali.

 

Qualora il download avvenisse in un ambiente protetto (dal gestore?) si profilerebbe una situazione paradossale ovvero: per eliminare la possibilità che esista una commistione fra gestore e produttore, si pensa di spostare la parte delicata del processo proprio dal gestore. Questo si troverebbe ad essere parte del processo produttivo prima ancora che di quello distributivo. Un “non sense”.

 

Così poi per alzare un po’ di polverone: qualora non partisse questo sistema a causa di ritardi tecnici i concessionari riproporrebbero la manfrina che ha portato ai famosi 90 miliardi di multa e che ci hanno messo sulle prime pagine di mezzo mondo? Qualche politico è disposto a mettere una firma su questa cosa? Sono curioso di vedere le penali che verranno imposte. Per capire il progetto Sgi occorre identificare da dove è scaturito ovvero da un’accozzaglia di sigle che hanno interessi divergenti. Il concessionario ha manifestato la chiara volontà di scavalcare non solo il gestore ma anche il produttore. Ecco che portare il software al download consente di ridurre la filiera al solo fine di accorciarne la struttura commerciale. Nient’altro.

 

Siamo produttori di software ma non possiamo accettare che per salvare il nostro lavoro di sacrifichi quello di altri: produttori di mobili e gestori. Sì perché in questo modello tutti i “mobilieri” e i distributori potrebbero serenamente chiudere bottega con buona pace delle sigle sindacali. Personalmente trovo sbilenco il progetto e non me ne vogliano Giovanni e Danilo ma come dalle “Lettre de Voltaire”: “non sono d’accordo con ciò che dici ma darei la mia stessa vita perché tu possa continuare a dirlo”.

 

Ing. Francesco Gatti
Bakoo spa

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