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AWP remota, che c’è stavolta sotto il tappeto?

In: Apparecchi Intrattenimento

6 aprile 2016 - 18:19


sottotappeto

(Jamma) – Sappiamo che la volontà del legislatore, espressa nella legge di Stabilità per l’anno 2016 al comma 943, ci porterà presto un nuovo apparecchio da gioco, più evoluto e, secondo qualcuno più adatto alla raccolta pubblica del gioco automatico: l’AWP remota.
Per comprendere meglio come avverrà l’evoluzione dell’apparecchio AWP più recente e più innovativo al mondo (la Newslot appunto) attendiamo un decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze con il quale verrà disciplinato il processo di evoluzione tecnologica.


Intanto sappiamo che i nulla osta per Newslot, non potranno più essere rilasciati dopo il 31 dicembre 2017 e che, sempre per volontà del legislatore, tutte le Newslot dovranno essere dismesse entro il 31 dicembre 2019. Fino a questa data (comma 922 della legge di Stabilità) è precluso il rilascio di nulla osta per Newslot che non siano sostitutivi di nulla osta di apparecchi in esercizio.

 

Limitandosi ad osservare questa parte del testo, nella Stabilità 2016 la volontà del legislatore non sembra diversa da quella contenuta nelle diverse norme regionali o comunali che gli amministratori territoriali hanno promosso negli ultimi mesi. Infatti la Stabilità 2016 chiede di scattare un’istantanea alla distribuzione degli apparecchi in essere, consente il rinnovamento dell’apparecchio vetusto e fissa un termine oltre il quale l’offerta pubblica non verrà più proposta. È una parte del testo che non sembra affatto tener conto degli interessi erariali – come peraltro fanno gli amministratori locali nelle disposizioni di limitazione dell’offerta dei giochi – e degli impegni firmati nelle convenzioni di concessione che vanno onorate fino alla scadenza delle concessioni stesse, ovviamente.
La Stabilità 2016, però, dispone anche che a partire dal 1º gennaio 2017 (comma 943) potranno essere rilasciati solo nulla osta per apparecchi che consentono il gioco pubblico da ambiente remoto, prevedendo la riduzione proporzionale, in misura non inferiore al 30 per cento, del numero dei nulla osta di esercizio relativi ad apparecchi attivi alla data del 31 luglio 2015, riferibili a ciascun concessionario.

 

Allora nel corso del triennio 2017-2019 – in assenza di un chiarimento che fughi ogni dubbio o possibile fraintendimento – si rischierebbe di avere un duplice canale di rilascio delle autorizzazioni (e rivolto a due distinti e diversi canali di distribuzione) che, paradossalmente, permetterebbe un incremento del numero delle istallazioni.
Le modalità di questa particolare riduzione, anche tenuto conto della diffusione territoriale degli apparecchi, il costo dei nuovi nulla osta e le modalità, anche rateali, del relativo pagamento saranno definiti con decreto ministeriale.
È evidente quindi che il gruppo di lavoro a cui è affidato il compito di scrivere il decreto attuativo di questi principi ha più di una gatta da pelare. Sul decreto c’è, come è facile comprendere, troppa confusione. Mentre soffiano sul fuoco i portatori degli interessi che il provvedimento va a colpire, l’incertezza e le contraddizioni del legislatore non aiutano il lavoro dei tecnici. A tutto ciò si aggiungono le pressioni di coloro che, preoccupati per la salute dei cittadini, hanno speso la loro immagine sulla promessa della riduzione dell’offerta dei giochi. Non serve ricordare, infine, che il decreto nasce nel contesto di una legge finanziaria dove si perseguono solo le variazioni in positivo del gettito erariale, non le riduzioni di entrata.
Meno giochi e imposte più alte sui giochi che resteranno sul mercato quindi? Questa potrebbe essere la soluzione più banale, ma sarà anche quella giusta? Le imposte sui giochi, comunque, vengono pagate indirettamente dal giocatore. I cittadini italiani saranno ancora disposti a scegliere il gioco automatico nella ricerca della fortuna? Chi potrebbe biasimarli se scegliessero di farlo spendendo meno e completamente da remoto accedendo ai giochi online con smartphone e tablet?
Ci sono poi anche molti problemi tecnici. In passato, nel corso di validità di un periodo concessorio, sono state più volte variate le condizioni di concessione e le caratteristiche degli apparecchi in esercizio. Con l’introduzione delle Videolottery è stato anche imposto il pagamento di un diritto, versato in due rate, la cui validità è stata riconosciuta anche successivamente alla scadenza della concessione.

 

In ogni caso la videolottery sembrava rivolta agli stessi operatori del mercato precedente, non si richiedeva un contratto di filiera, non sembrava ci fossero operatori da tutelare. Così, nella maggior parte dei casi, il senso di responsabilità, e anche una buona dose di convenienza, hanno convinto gli operatori ad accettare le nuove condizioni proposte dallo Stato. Vi è da dire, anche, che un diritto concesso dallo Stato in passato aveva un valore. Era talmente apprezzato che gli Istituti di credito consentivano l’accesso al credito di medio e lungo termine solo sulla dimostrazione della proprietà del diritto.

 

Oggi, in assenza di un accordo in Conferenza unifica, che valore può avere un diritto ad installare se non si può esercitare, o si è costretti ad esercitarlo limitatamente ad alcune fasce orarie? Che valore assume l’investimento fatto per aggiudicarsi una concessione, un contratto con un concessionario, un contratto di esercizio?
E poi l’offerta dello Stato non era presentata come una riduzione del mercato. Si parlava di nuove opportunità di business e non di “troppi concessionari e troppi gestori”.
Questo legislatore, e più in particolare questo Governo, più volte e non solo in questo settore ci ha portato a sospettare che sotto il tappeto ci sia sempre qualcosa di sconosciuto ai più. Agli operatori resta solo di capire perché richiedere e pagare, magari a rate, il diritto ad installare AWP remote, di comprendere cioè la reale volontà del legislatore. Basterà leggere il decreto ministeriale?

m.b.

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